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Allenatori sull’orlo di una crisi di nervi: Spalletti e quell’unica cosa che lo può salvare; Allegri e il caso Dybala; Di Francesco e una sentenza quasi scritta. Gattuso e Ancelotti ridono, protetti dalla società

06.02.2019 00:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 18020 volte

Come diceva Trapattoni, gli allenatori si dividono in due categorie: quelli che sono stati esonerati, e quelli che lo saranno.
E febbraio è un buon momento per mettere a friggere un allenatore e il suo destino, visto che certe situazioni cominciano a non avere ritorno.
Il problema quest’anno è che con la lotta scudetto già bella che andata già a gennaio (sì vabbè, credeteci pure ai 3 gol del Parma), ogni altra grande ha a che fare con una delusione da portarsi in corpo, e ogni errore in più è un paragrafo che si aggiunge alla nota di licenziamento.
Paradossalmente, un campionato così scontato è controproducente anche per Allegri stesso, perché ogni piccola normale esitazione è una pistola puntata. Ma ci arriveremo dopo.

Perché ovviamente l’allenatore del giorno è Luciano Spalletti, che ha un lavoro più precario di noi giornalisti millenial (per quanto meglio retribuito).
Tre frecciate lanciate sottotraccia a Marotta, significano che c’è ovvio malcontento verso la dirigenza da parte di Spalletti. E quando la situazione è così tra allenatore e dirigenza, può finire solo in una maniera.
Però il povero Spalletti è pur sempre ancora terzo, e lo è sempre stato stabilmente. Ma considerato che quest’anno la qualificazione in Champions è dovuta, rispetto all’anno scorso in cui era da conquistare, allora è difficile pensare a una prossima stagione con lui ancora in panchina.
Forse lo terrebbe lì solo la vittoria dell’Europa League, perché a quel punto sarebbe andato oltre le aspettative. Il nome di Antonio Conte è un non segreto, ma il fatto che l’Inter grazie a Marotta sia in vantaggio rispetto a tutte le altre, non è comunque una condizione sufficiente.
C’è da aggiungere anche che l’Inter già due anni fa aveva trattato intensamente con Conte, e che è probabilmente l’unica società che potrebbe pagare i 10 milioni d’ingaggio, ma Conte questa estate sarà su piazza il miglior fico del bigoncio (dopo Zidane) e allora tutto è ancora da decidere.

Incredibilmente la situazione si complica anche per Allegri. Incredibile quando hai 9 punti di vantaggio e 19 vittorie e 3 pareggi in 22 giornate. Sarà perché si avvicina la Champions, e alla Juventus si comincia a perdere la tranquillità, e ci si rende conto che in difesa si è lasciato che il buco si allargasse. Ma nel frattempo si apre anche il caso Dybala: niente di irreparabile per carità, ma quando alla Juve ci si permette di lasciare la panchina a partita in corso come ha fatto Dybala, vuol dire che ci sono sempre delle conseguenze, e probabilmente della cenere nascosta sotto il tappeto.
Già in passato la Juventus ha rimediato a situazioni ben più intricate, ma è anche vero che da sempre il modus operandi della dirigenza è stato intervenire poi a tempo debito con una cessione del soggetto interessato (da intavolare con il Real Madrid uno scambio con Isco alla pari o quasi, magari fregando il Manchester City?). Quindi chissà che il tempo di Dybala alla Juve sia scaduto (aiutato anche dai soli 2 gol segnati in campionato, e dal rendimento crollato), ma certo Allegri avrebbe largamente evitato di tirare fuori per lui sgabelli a questo punto della stagione.

Forse se la Roma avesse perso contro il Milan, Di Francesco sarebbe stato già licenziato. O forse no.
Perché Paulo Sousa continua a essere l’unica alternativa possibile, ma se non è stata ancora mai attivata nonostante le varie occasioni, vuol dire che non ci si crede del tutto. E perché per i conti la Champions è tutto, e allora c’è una prima cambiale a scadenza per Di Francesco, ed è il Porto: fino all’esito degli Ottavi di finale, il suo futuro non si tocca. Dopo, potrebbe essere toccato anche il suo presente.

Chi paradossalmente sorride sono Gattuso e Ancelotti. Uno è sopravvissuto a un dicembre rosso sangue, e adesso vede la squadra crescere domenica dopo domenica. Ma l’ha fatto soprattutto grazie all’appoggio della società, e di Maldini in particolare, che ha creduto e appoggiato la mozione della continuità, sottraendo anche alibi ai giocatori.
Così come Ancelotti, che in verità avrebbe motivi per essere criticabile, fuori dalla Champions e mai sembrato davvero in corsa per lo scudetto, ma anche lui totalmente appoggiato dalla proprietà, a cui con uguale comprensione non ha piantato grane per la perdita di Hamsik a metà stagione.
Situazioni simili - ma solo per ora: perché Ancelotti sa già che la prossima stagione continuerà a essere all’ombra del Vesuvio, protetto anche dal suo stipendio; per Gattuso invece, è meglio concentrarsi sul qui e ora.


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