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La Giovane Italia
Editoriale

Andrè Silva: a Suso era andata molto peggio. Moratti: ruolo operativo non significa quote. Napoli: e goditela una volta per tutte!

23.09.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 15432 volte

C'è qualcosa di psicologicamente ossessivo e di calcisticamente patologico nei detrattori di Andrè Silva. Dopo la tripletta di Vienna, era la fine del mondo se un talento del genere non giocava contro l'Udinese. Dopo la Spal, è tornato un boomerang da usare contro la campagna acquisti rossonera a seconda della propria cartina di tornasole e di interessi. Da top a flop nel giro di tre giorni o di tre ore non importa, ciò che conta è utilizzare il tempo parlando male. Qualcosa succederà. A differenza di Kalinic e Cutrone, Andrè Silva non è una punta ma un attaccante. Significa che il suo feeling è diviso esattamente a metà, fra il gol e la giocata. Andrè Silva non vive di fame, ma di ispirazione. In una competizione e in un sistema calcio che conosce, l'Europa League, è già a quota cinque gol all'attivo con tanto di prestazioni all'altezza. In un mare che invece non conosce, quello della ruvida Serie A italiana, ha bisogno di tempo per trovare modi, tempi e misure. I talenti come lui sono il bersaglio naturale delle boccucce storte. Era capitato anche a Suso, vittima di un pregiudizio sia mediatico che popolare. Il parametro zero, i risultati negativi dell'epoca: tutto aveva rischiato di affossarlo, tanto che al Milan sembrava una boccia persa (un talento del genere!) e che è dovuto andare a Genova per ripartire e rigenerarsi. Nei confronti di Andrè Silva, se non altro, il pregiudizio non è della gente rossonera, del popolo milanista, ma solo di alcuni settori mediatici. Non ne verrà affossato come Suso, e non ci sarà bisogno di "Inzaghizzarsi". Anche perchè, come tipo umano e tecnico, Andrè è esattamente agli antipodi rispetto a Superpippo. L'Inzaghite, per il centravanti della Nazionale portoghese, Montella non la invoca per snaturarlo, ma per fargli arrivare il messaggio che per arrivare a segnare anche in Serie A con la stessa regolarità e disinvoltura con cui fa gol in Europa, deve capire bene il contesto, cambiare qualcosa e adattarsi agli spazi e alle usanze della casa italiana. Tutto scorrerà e tutto tornerà, per Andrè Silva come per Suso, in un Milan che dopo aver ricevuto 3 rigori nelle prime 5 giornate (con 1 contro, mentre la rivale cittadina ha beneficiato degli stessi 3 rigori ma con 0 contro) ha ben altri pensieri, visto che la Samp, Valeri e Doveri lo attendono in uno stadio di Marassi giustamente entusiasta per una squadra molto solida e molto ben organizzata.

Il presidente Moratti ribadisce ad ogni piè sospinto, anche quando gli chiedono gentilmente se vuole un caffè, che non ricomprerà il 30 per cento di quote dell'Inter. La cadenza mediatica del suo concetto è stata tale che tutti l'hanno capito, perfino noi. Certo non è solo una questione di insistenza, ma soprattutto di abilità. Massimo Moratti, oltre ad essere uno sportivo appassionato e innamorato dei suoi colori, è un comunicatore raffinato con una testa mirata all'obiettivo. Non ricompro il 30 per cento, perfetto, chiaro, capito. Ma la voce, l'indiscrezione, l'ipotesi, chiamatela come volete, che gira per Milano è che il presidente possa tornare nel Club con un ruolo operativo, non che sia sul punto di ricomprare il 30 per cento. Che lui non lo faccia potrebbe essere un messaggio a chi forse non ha capito bene, ma in linea di principio non esclude scenari di rientro. Del resto l'Inter ha un presidente, Thohir, che ha chiesto di lasciare la carica ma a sua volta gli è stato chiesto di soprassedere. Una proprietà strutturata e facoltosa ma che in questo momento non può operare come vorrebbe per motivi superiori. Chi può colmare il vuoto e movimentare la situazione? Lui e proprio lui, Massimo Moratti. Con un ruolo operativo, importante sul piano decisionale, strategico con vista sul futuro. Che non arrivino conferme dai bene informati sul fatto che non ricomprerà il 30 per cento ci sta ed è normale e corretto. Ma è come chi a briscola risponde picche ad un gioco di cuori. Gli elementi per verificare fino in fondo l'indiscrezione forte, molto forte, sul nuovo ruolo operativo di Moratti nell'Inter, non li abbiamo. Ma l'ipotesi corre per la città, senza soste e senza soluzione di continuità.

Il Napoli che va in campo e gioca è una meraviglia, per il cuore di chi ama questo sport e per gli occhi di chi il calcio non si stanca mai di guardarlo. Ma il Napoli che, finita la partita, comunica e commenta è inquieto e appuntito. Perchè questa discrasia? Pensiamo a questa settimana: a Roma contro la Lazio, gli uomini di Sarri ammollano al Campionato e all'opinione pubblica, anche agli avversari bianconeri perche no, un nuovo capolavoro di gioco, di rimonta e di risultato. Un calcio superiore, oggi difficilmente decrittabile dagli avversari. Con la ciliegina di Mertens che ti riguarderesti trenta volte al giorno. Dopo una partita così, ti aspetti un ambiente sereno e appagato. E invece: Sarri nelle interviste post-gara all'Olimpico ha l'aria vagamente torva di quello che non vede l'ora di andar via perchè lo aspetta "la Spal", l'ottimo e simpaticissimo Carlo Alvino attacca duramente Simone Inzaghi perchè come tutti gli allenatori in casi del genere tira l'acqua al proprio mulino parlando degli infortiunati e poi De Laurentiis. Proprio così, ADL ha usato il venerdì per tornare ad indicare bruscamente la rotta sui diritti tv e sul format del Campionato accusando il presidente Tavecchio di immobilismo. Se una presidenza ha innovato e riformato è stata proprio quella di Tavecchio, ma il numero uno del Napoli lo ha tirato bruscamente per la giacca. Non potendolo fare con Sarri che vince sempre e avendo bisogno di sfogare l'adrenalina della polemica con qualcuno, lo capiamo perfettamente, il pres partenopeo ha cercato e centrato un bersaglio grosso. Capito anche questo. Ma godersela un po'? Iniziare a lottare davvero per lo Scudetto, significa soprattutto iniziare a sussurrare piuttosto che parlare e a prendere la mira piuttosto che colpire. Andare all'attacco sempre significa disperdere energia e non godersi mai i successi significa imploderla, mentre per un obiettivo grande grande l'energia bisogna solo gestirla e immagazzinarla. Altrimenti la si spreca inutilmente e il Napoli ja bisogno di tutta la sua energia per provarci davvero.


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