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Arthur, non c'è apertura (per ora): Juventus e Barcellona disperate, in sette giorni rischiano tanto

Arthur, non c'è apertura (per ora): Juventus e Barcellona disperate, in sette giorni rischiano tantoTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 24 giugno 2020 08:18Editoriale
di Tancredi Palmeri

Benvenuti ai campionati mondiali di Serie A, quelli che si giocano d'estate con l'anguria nel dopocena sul balcone mentre c'è calcio fino a notte. Magari non saranno eccitanti come i Mondiali veri e propri (neanche lontanamente a dire il vero) però già è una dolce consuetudine quella di avere il calcio in diretta che scorre sempre di sottofondo alle nostre vite. Si perde un po' di sacralità dell'attesa della giornata di campionato, quel sabato del villaggio calcistico italiano precedente alla domenica di festa della Serie A, ma in compenso c'è un campionato continuo che scorre fluido e diventa colonna sonora di sottofondo dell'estate, un piacevole festivalbar dello sport che è divertente come una tantum.
Mentre incombe... tutto, ogni partita, Atalanta-Lazio e Inter-Sassuolo adessp, ma già il rientro in campo della Juventus 48 ore dopo, non si ferma comunque il mercato. Non tanto e non solo per l'ormai stucchevole corollario dell'è sempre calciomercato in seduta permanente del calcio in sé, ma perché anche se la stagione è allungata di due mesi in più, ci sono però scadenze che non sono posticipabili.
Molti hanno pensato che il rinvio del fair-play finanziaro fosse una sorta di sanatoria libera tutti, e invece è soltanto una parte del problema nemmeno maggioritaria, perché ci sono termini che se ne sbattono delle tempistiche del calcio, per il semplice fatto che non hanno niente a che fare con il calcio.
Perché hanno a che fare con l'economia, con la Borsa, con quanto ne consegue. Non ci si può sorprendere che sia così, una volta che le società di calcio diventano aziende per far soldi.
E dunque, per quelli che hanno problemi nel conto economico che trascendono dall'indulgenza o meno del financial fair-play, la scadenza del 30 giugno è forse anche più importante del finale di campionato.
Si chiudono i bilanci, e dunque i conti devono tornare. Non si sa se e quanto torneranno in base ai guadagni Champions – che quest'anno nell'arco di una sola partita possono mandare all'inferno o in paradiso il conto economico – e dunque chi è in rosso e deve recuperare più di tutti, adesso deve correre.
E qui si viene alla notizia di questi giorni. Arthur. Chi scrive lo ritiene personalmente uno dei cinque interni più forti al mondo. L'ho visto dal vivo varie volte, sia con il Barcellona (dove a volte giocare può sembrare anche semplice) ma soprattutto nella cavalcata vincente in Copa America con il Brasile, dove fu senza ombra di dubbio l'anima del gioco carioca come per intenderci Modric o Xavi sapevano essere per le loro nazionali – con le dovute proporzioni ovviamente.
Se Paratici chiudesse, e se tantomeno ci riuscisse sbolognando Pjanic (questo è, nessuna mancanza di rispetto, ma così stanno le cose), sarebbe uno dei suoi migliori colpi, in una carriera già ricca.

Ma la notizia che possiamo dare è che ad oggi Arthur non ha fatto alcuna apertura al suo passaggio alla Juventus. Fonti vicine al giocatore ci confermano, letteralmente: “Non è cambiato niente rispetto a giorni fa”. Ci permettiamo di aggiungere un 'per ora', non foss'altro perché il mercato è una bestia indomabile.
Ma ad oggi Arthur vuole ancora fortemente rimanere a Barcellona. Nonostante i 7 milioni all'anno della Juve che più che raddoppiano il suo stipendio al Barça, nonostante il semi mobbing di Setien che prova a ingraziarsi la dirigenza blaugrana escludendolo, nonostante non sia uno dei più amati dai compagni – ma nemmeno è inviso: un normale rapporto, si può dire. E nonostante la bella vita fuori dal campo fino a dicembre gli abbia creato non pochi problemi, salvo poi a quanto pare tornare sulla retta via.
Ma perché questa pressione delle due squadre? Perché il Barça se ne vuole sbarazzare, avendo lui 23 anni ed essendo già così decisivo? E perché al Barcellona andrebbe bene rimpiazzarlo con Pjanic, che ha ben sette anni in più e non ha sicuramente un migliore rendimento?
E soprattutto: perché quelle valutazioni così strane? Ovvero, Arthur valutato 80 milioni (molto alta, ma forse solo una ventina distante dal suo reale valore) e Pjanic valutato 70 (totalmente fuori dal mondo, ben più del doppio del suo reale valore di mercato).
La realtà dei fatti è presto detta: la Juventus ha bisogno letteralmente di scrivere quei 70 milioni a bilancio, ne ha bisogno per il bilancio del 30 giugno, e per i contraccolpi sugli azionisti in Borsa.
Ma, guarda caso, anche il Barcellona ha giusto giusto bisogno di 80 milioni da scrivere a bilancio entro quella data. Occhio ai dettagli: il Barça non è in Borsa a differenza della Juve, teoricamente avrebbe più mano libera, ma non è esattamente così. Perché una regola dello statuto del club prevede che quando si va oltre una certa perdita economica a bilancio, i soci hanno il diritto di presentare una sorta di mozione di sfiducia nei confronti della dirigenza. Un vero terremoto nel club che si prepara comunque alle prossime elezioni. E indovina indovinello: qual è la cifra di cui la dirigenza del Barcellona ha bisogno per evitare quella mozione? Esatto, proprio 80 milioni (virtuali pure vanno bene)...

Per questo la pressione tout court che Juve e Barça stanno facendo su Arthur, anche grazie al supporto dei media, è senza quartiere. Lui vuole vincere in Catalogna. Vedremo se saprà resistere altri sette giorni...

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