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La Giovane Italia
Editoriale

A.S: anche Kakà dopo CR7. Romagnoli si può dire. Il Dybala post Bonucci. Spalletti, comanda lui

25.11.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 13326 volte

Ora che Kakà ha detto che Andrè Silva avrebbe potuto giocare nel suo Milan, il portoghese potrà proseguire più tranquillo la sua stagione nel Milan. Le malelingue e i professionisti della sfiga (quella che portano quando sono liberamente consenzienti e che invocano quando sono legittimamente dissenzienti) ne sono rimasti spiazzati. Quando in estate aveva parlato Cristiano Ronaldo a favore del suo compagno di Nazionale, quelli che la sanno lunga si erano dati la spiegazione di comodo che li faceva vivere più tranquilli. Eh per forza, stesso procuratore...Oggi che l'eterno Bambino d'oro ha attribuito a sua volta la propria benedizione al capo-cannoniere, come la mettiamo? Eh per forza aveva appena parlato con Marco Fassone...ah beh no aveva citato, elogiato e ringraziato poco prima anche Silvio Berlusconi e Adriano Galliani...Spiacenti ma anche su Andrè Silva, Kakà sfugge alla regola del luogo comune, con Kakà la prova del nove funziona sempre. Lui è credibilità allo stato puro.  Ed è per questo che il Milan e i Milanisti sognano: che quando serve faccia sentire la sua voce in una riunione di spogliatoio, che quando conta scenda dalla scaletta dell'aereo con un nuovo acquisto, che la sua presenza convinca anche le istituzioni più importanti del calibro di un progetto come quello rossonero. Senza preoccupazioni, anche se sono le stesse che in altri ambiti avevano caratterizzato l'estate. Erano tantissimi gli addetti ai lavori, a Maggio e Giugno, scettici sul progetto del Milan: sapete, leggiamo i giornali, non avete soldi per fare il mercato, Donnarumma se ne andrà. Scenario smentito senza bisogno di smentite. Esattamente come sta accadendo adesso e come accadrà nei prossimi mesi.

Quando in un incontro conviviale con i tifosi, Massimiliano Mirabelli aveva pronunciato, non in sede ufficiale e non davanti alle telecamere o ai taccuini, il nome di Andrea Belotti, si era aperto il cielo sopra Torino. Come vi permettete?! Nominare il giocatore di un 'altra squadra?! E giù reprimende e bacchettate sulle dita, non certo da parte del Torino, che è Club prestigioso, sereno ed equiibrato, ma da parte di chi se ne faceva scudiero e portavoce indefesso. I toni erano seri, non conoscete le regole, Belotti non si può nemmeno nominare o pronunciare e così via...Passano i mesi, ed ecco che magicamente cambiano le regole. Gli esegeti del bon ton sono stati folgorati sulla via di Milano. Si vede che è un problema di bussola, di orientamento. Da Milano verso Torino i nomi non si possono fare!!! Da Torino verso Milano invece sì, ma certo cari che si può. E' da settimane che leggiamo che Patrick Cutrone è già del Torino, ma adesso abbiamo iniziato a capire che Alessio Romagnoli sarà inevitabilmente della Juve. Gli stessi che scrivevano che De Sciglio sarebbe passato a zero o giù di lì alla Juventus e che non hanno ancora metabolizzato il vero prezzo di Bonucci (40 milioni di euro meno 15 milioni di De Sciglio, ovvero 25 mlioni di euro), oggi fanno direttamente il prezzo del difensore centrale rossonero per il quale nell'estate 2016 Antonio Conte e il Chelsea avevano offerto 50 milioni di euro. Ma da Torino verso Milano si può...

I tifosi juventini ci sono rimasti male, per quelle dichiarazioni di Paulo Dybala a France Football, frasi possibiliste su una sua partenza più o meno ravvicinata. I tifosi più avveduti sanno che, come per Pogba, il destino di Dybala è l'estero ma non vogliono che lui lo dica. Soprattutto in un momento come questo in cui la Juventus non è prima in classifica e in cui lui non brilla per realizzazione di reti a raffica. Lo stesso zero a zero di mercoledì sera con il Barcellona, anche se Paolo come lo chiama Allegri è stato più volte pericoloso, non ha medicato la situazione. Non sappiamo se avesse o meno ragione Bonucci, la verità in tasca nel calcio non ce l'ha nessuno. Pensiamo semplicemente che la stagione di Dybala fino a questo momento sia una questione di slot: pieno di elogi in campionato e rilassamento in Champions. Deve provare ad invertirlo. Ma pensiamo anche che, come confermano i messaggi che gli lancia di tanto in tanto il suo allenatore in conferenza stampa, che Dybala non debba fraintendere. Il  fatto che Bonucci sia partito non significa che la sua carriera possa proseguire come se niente fosse. Anche se non c'è più Bonucci, farebbe bene a tenere a mente certi incitamenti e certe stimolazioni.

Luciano Spalletti è il vero e unico fattore nerazzurro di questa stagione. Ciò che era slabbrato e in libera uscita, oggi è compatto e appuntito. Spalletti ha nettamente migliorato, con durezza, carisma e cattiveria, quella divaricazione presente nello spogliatoio fra la componente slava e quella sudamericana. Qualcuno sostiene che il minor presenzialismo del vicepresidente argentino Zanetti rientri nelle misure adottate da Spalletti per evitare piccole e grandi fratture fra gli uni e gli altri. Non sappiamo, ma poco importa. il risultato finale è quello che conta. Ha avuto non moltissimo dal mercato Spalletti e forse proprio per questo ha ottenuto tantissimo in termini di carta bianca nelle scelte e nell'organizzazione della squadra. Tutti i giocatori già in organico stanno rendendo di più rispetto all'anno scorso e una parte dei nuovi si è inserita molto bene. L'immagine e la somiglianza non si comprano sul mercato e Spalletti le ha plasmate sulla sua squadra. E si vede.


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