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Editoriale

Atalanta, Torino e Sassuolo: in Italia le fiabe non esistono. Il Napoli è tornato, la Juve ha bisogno di un centrocampista. Toc toc, qualcuno sta seguendo il Pordenone?

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
12.12.2016 17.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 69137 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

E' un po' come dire ad un bambino di sei anni che Babbo Natale non esiste. In più glielo dici il 24 sera, quando casomai è già pronto dietro la porta. Guardiamo in faccia la realtà, noi adulti, e lasciamo le fiabe ai bambini; almeno fin quando crescono. Nel calcio italiano, anche per colpa di noi giornalisti, facciamo credere ai tifosi disillusi che ci potrà essere una fiaba come quella dello scorso anno in Premier. L'Atalanta vince 6-7 partite consecutive e la favola la distruggiamo, addirittura, mettendo il peso dello scudetto sulle spalle di Gasperini. Fin quando vogliamo scherzare scherziamo ma quando vogliamo essere oggettivi dobbiamo esserlo. L'Italia non è l'Inghilterra, la Germania o la Francia. Da noi le fiabe non esistono: alt, se per fiaba intendiamo che la piccola squadra possa vincere lo scudetto come accadde ai tempi all'Hellas Verona. Non si può. La favola italiana si fermerà, al massimo, alla conquista di un terzo-quarto posto ma non di più. Non vogliamo credere a Babbo Natale ma neanche alla Befana che scende dal camino. Non vogliamo togliere nulla ad Atalanta, Torino e Sassuolo: sono storie che possiamo raccontare ma non sono storie...da entrare nella storia. In Italia lo scudetto lo vince e lo vincerà la Juventus. Se non vince la Juve lo vincono o Milan o Inter, e di questi tempi è abbastanza chiaro che non c'è il pericolo, e ogni 20-30 anni può accadere il miracolo che il tricolore finisca a Napoli o a Roma. A Napoli finisce se un marziano si trova sulla terra e indossa la maglia del Napoli: è successo per davvero! A Roma succede se una famiglia ricca ha un padre talmente tifoso che pur di godere per la sua Roma indebita tutto il gruppo di famiglia. O c'è anche l'altro caso romano dove per vincere lo scudetto poi devi finire in disgrazia fallito. Come vedete le grandi eccezioni esistono ma le favole no. L'Atalanta farà un campionato che resterà negli annali ma oltre la qualificazione in Europa League non potrà andare. Stesso discorso per il Torino e anche la favola Sassuolo non può reggere la doppia competizione, altrimenti rischia di fare buchi in campionato e buchi in Coppa. Per ora siamo così. Prendere o lasciare. Il Napoli torna a gioire ma dobbiamo, anche qui, avere una linea credibile. Il Napoli, nelle ultime settimane, ha perso punti, non la testa. La squadra di Sarri - anche se non raccoglieva - ha sempre giocato un buon calcio. A volte è stata punita da un palo, altre volte dall'assenza di un finalizzatore. A tal proposito, complimenti al Napoli per aver preso Pavoletti e complimenti al Napoli se dovesse decidere di cedere Gabbiadini. Manolo è un ottimo ragazzo e un buon calciatore ma, per indossare la maglia del Napoli, prima di avere due piedi importanti devi avere gli attributi. Gabbiadini è un ragazzo umile ed educato. In una piazza come Napoli servono calciatori con il pelo sullo stomaco che si arriccia dietro la schiena. Sarri sta facendo grandi cose, se consideriamo che senza una punta di ruolo sta tenendo degnamente la barca a galla e si è qualificato da primo in classifica in Champions League. La Juventus ha vinto lo scudetto perché lo potrebbe perdere solo per responsabilità propria e, per il discorso che facevamo prima, perché purtroppo le milanesi non sono così competitive da pensare in grande. C'è la Roma sì, ma oltre il secondo posto Spalletti non può guardare. La Juve è fortissima ma è battibile. A centrocampo non ha risolto mai i suoi problemi dove, in tre anni, ha perso centrocampisti del calibro di Vidal, Pirlo e Pogba. Hai detto niente. Serve un centrocampista e serviranno, non ora, due difensori. Pezzo dopo pezzo, Marotta costruirà la Juve del futuro e non dimentichiamo che al primo anno, nel calcio, tutti pagano dazio. Anche la Juventus pigliatutto, con l'insediamento di Marotta e Paratici, commise molti errori e non sembrava competitiva; a tal punto che dalla Curva, una partita sì e l'altra pure, si innalzava il coro "Luciano Moggi Luciano Moggi". Marotta ha sbagliato, ma dopo un anno di errori ha capito il mondo Juve e da lì ha commesso un errore su centomila.
Vogliamo parlare solo di serie A o qualcuno si degna di guardare anche ai campionati minori? Vogliamo o no sprecare due righe per il Pordenone che in Lega Pro si sta confermando dopo i miracoli dello scorso anno? Ricordiamoci che, in piazze piccole, confermarsi è sempre più complicato che affermarsi e solo chi respira un po' di calcio può ben sapere che a Pordenone Tedino sta facendo grandi cose. Questo allenatore alla veneranda età di 52 anni sta dando lezioni di calcio a mezza Italia. In un Paese normale, lo scorso anno si sarebbe già andati a fregarlo al Pordenone. Lui è rimasto lì e sta bissando l'ottimo lavoro svolto. La squadra gioca un calcio bellissimo, forse il più bel gioco in Italia insieme - a tratti - a quello del Napoli. Arma è l'Higuain del Pordenone ma gente come Burrai, Pietribiasi e Semenzato sono un gran lusso per la categoria. Tedino, alla fine dello scorso anno, disse una frase che solo chi mastica di calcio può capire: "Quest'anno non abbiamo sbagliato un allenamento". Bene, un allenatore che dice questa frase andrebbe sposato due volte. La prima perché l'ha detta, la seconda perché non ha sbagliato un allenamento. La razza peggiore del calcio? Sono i calciatori. Pensano solo ai diritti e neanche conoscono i doveri. Pensano solo ai soldi che, puntualmente, a fine carriera finiscono perché non hanno la cultura di metterli da parte o di farli fruttare (tranne i top player che anche se volessero farli finire non ci riuscirebbero) e anche se perdono pensano "ma che me ne frega, tanto la mia responsabilità la devo dividere per 18". Per questo Tedino è un maledetto genio. Non solo per la tattica, ma anche per la gestione di una squadra, perché a vincere i campionati non sono mai le squadre forti ma i gruppi forti. Trovate le differenze poi ci riaggiorniamo la settimana prossima. Viva i Tedino, abbasso i Pecchia.


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