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Editoriale

Attenzione attenzione! Ecco il Milan di Barbara con un "top" d'eccezione, il patto con Seedorf e papà che ha preso una decisione "costosa". Galliani, ecco cosa è successo

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
18.03.2014 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 53911 volte
© foto di Federico De Luca

Talune persone ci stanno sull'anima a pelle.
Il sottoscritto, per esempio, ai tempi del liceo "Paolo Giovio" detestava Trombatore Massimo (nome fittizio) della terza C perché tutte le ninfette con la "Smemo" se lo allisciavano in quanto discreto manzo adolescenziale, mentre nessuna di queste maledette si filava noialtre mezzeseghe butterate. Ebbene, conosciuto Trombatore Massimo all'ultimo anno per questioni legate allo spaccio di introvabili numeri del Guerin Sportivo, siamo diventati "amici migliori", di quelli che addirittura arrivavi a prestargli il vhs pipparolo di "Paprika" con Deborah Caprioglio, accompagnato da minacciosa raccomandazione: "Se lo perdi t'ammazzo, trattalo come se fosse un rene". Puntualmente il vhs godereccio veniva requisito da papà Trombatore, che con la scusa di "moralizzare" passava notti bollenti a consumare videoregistratore, diottrie e bottiglie impolverate di Unicum Riserva.
La fregnaccia va a introdurre il tema della settimana che mi piace intitolare "non giudichiamo in base alle apparenze perché esse, a volte, condizionano il nostro giudizio critico secondo superate teorie lombrosiane" (un titolo demmerda, lo so).

Per dire, Galliani, di facciata sta antipatico. Fa il figo da Giannino, dice "sono il più titolato nell'universo mondo", snocciola classifiche del genere "tra le idi di marzo e il solstizio d'inverno il Milan è certamente primo nella classifica del calendario di Frate Indovino. E ora brindiamo come se non ci fosse un domani". Per questo e per altri motivi, oggi, vien facile attaccarlo, si gode nel vederlo soffrire seduto solo soletto sulla sediola di San Siro, lo si indica come principale responsabile del disastro rossonero. E probabilmente lo è, ma di sicuro non merita così tanto accanimento.
Tra tante colpe, Adriano Galliani paga soprattutto per non aver capito che era arrivato il momento di levare le tolle. Ha perseverato, si è intestardito, ha sfidato Barbara senza capire che stava sfidando Silvio, tra una presentazione e l'altra ha continuato a vendere fumo ai tifosi rossoneri e alla fine ne ha pagato le conseguenze con gli interessi.
Un anno fa, per dire, l'ad dalla cravatta gialla celebrava il trio dalla cresta ingellatissima: Balotelli-El Shaarawy-Niang "sono il futuro del Diavolo, il coacervo tra gioventù e capacità che farà la fortuna della squadra per i prossimi dieci anni". Ebbene, dopo soli dodici mesi Balotelli è più stimolato dal ping pong che dal calcio, del Faraone sappiamo che non verrà schierato prima della prossima stagione (e qualcuno dovrà spiegarci perché...), Niang invece pare si sia iscritto alla 1000 miglia di Indianapolis urlando al cielo "dimostrerò al mondo che sono un grande pilota. Se non ci riuscirò dirò che è stato Traorè".
Certe cose hanno definitivamente seccato l'ambiente e Adriano se n'era accorto per tempo. Avrebbe fatto bene a dar seguito alla minaccia di novembre ("mi dimetto e non torno sui miei passi"). Non se l'è sentita (presumibilmente per mere questioni legate alla buonuscita) e il risultato è questo: 28 anni di onorata carriera pallonara macchiati in maniera indelebile per non aver avuto il coraggio di dire "mi faccio da parte".
La soluzione del doppio amministratore delegato rossonero presa a suo tempo ha convinto pochi e fatto sorridere i più, consci del fatto che presto o tardi due galli nel pollaio finiscono col litigarsi la gallina più procace.
Il prossimo cda sancirà la definitiva uscita di scena di Galliani che verrà adeguatamente liquidato per tutto quello che ha dato al Milan. Probabilmente era giusto risparmiargli l'umiliazione della contestazione e concedergli l'onore delle armi, ma certe cose purtroppo succedono solo nei film con Mel Gibson.

Per dire, Barbara. La tiritera degli scettici la conosciamo: "E' ultra-raccomandata (ma davvero?), è una donna e le donne che vuoi che ne sappiano di pallone, non ha la cravatta gialla, ha creato danni al club per mere questioni amorose, non ha gli attributi necessari per stare a galla nella melma del calcio". Ecco, diciamo che forse è così, ma diciamo anche che nessuno può sapere cosa davvero può fare la figlia di cotanto padre.
Intanto sappiamo che in un'Ansa ormai ingiallita, BB scrisse cose assolutamente condivisibili: il Milan ha perso il suo stile, ha speso male i suoi soldi, ha dato spazio a manager, agenti e faccendieri vari, si è dimenticato cos'era e cosa deve essere. Aveva ragione da vendere, è intervenuta a gamba tesa, ha fatto bene.
Chi pensa "ora tocca alla ragazzina camminare con le sue gambe, vediamo come se la cava" deve sapere che: la "ragazzina" in attesa di assicurarsi la responsabilità della parte sportiva del club s'è portata avanti con la faccenda stadio. Il Milan grazie ai soldi di facoltosi partner arabeggianti avrà il suo nuovo impianto nell'arco di un lustro. I collaboratori sui quali punterà sono già noti: Maldini sarà richiamato all'ovile, Sogliano sarà il nuovo responsabile del mercato. Nelle ultime settimane sembrava che la trattativa si fosse interrotta, semplicemente il ds del Verona voleva garanzie sulla propria autonomia. Ora le ha.
Ma le idee (e fortune) di Barbara non finiscono qui: la raccolta di sponsor prosegue nonostante i risultati non invoglino a investire sui rossoneri, soprattutto BB pare abbia convinto papà Silvio a ridiscendere in campo nell'unico modo che consente a una squadra gloriosa di conservare la gloria: spendendo. Berlusconi tornerà a investire perché vuole far fruttare la scelta Seedorf, perché non vuole mandare allo sbaraglio Barbara, perché nonostante tutto se lo può permettere ancora. Chi dice "non accadrà perché decidono i figli di primo letto e quelli son stufi di veder sperperati quattrini nel Milan" non sa che magari è anche così, ma in famiglia a un bel punto nessuno può andare contro il volere di papà.
Il prossimo sarà un mercato difficile ma certamente non avaro. A Sogliano verrà chiesto di sbarazzarsi delle zavorre e di fare quello che ha fatto a Verona: scovare talenti prima degli altri. Sembra una cosa impossibile, ma un tempo era la prerogativa proprio di Galliani.

Per dire, Thohir. L'indonesiano pare bonaccione, micio-micio e un po' fessacchiotto, ma in realtà sta lavorando sottotraccia con un'intensità spiazzante. Si dice in particolare che sia in dirittura d'arrivo un'operazione di carattere economico "esalta Inter". I dettagli settimana prossima...

Per dire, Jonathan. Sembrava l'ultimo dei brasiliani, il calciatore nato nel Paese sbagliato, il miracolato di Branca, l'inutile piccoletto indegno di correre sulla fascia che fu di Maicon, l'esterno alto che non aveva mai fatto il terzino e quindi "dove vuole andare con Mazzarri, lui che sulle ali costruisce tutto il suo gioco".
Per tutti doveva essere il primo nella lista degli epurati del sergente Walter e invece no. Jonathan ha parlato col suo allenatore, si è messo a disposizione e ha fatto una cosa che tra i calciatori non è sempre scontata: s'è fatto un mazzo così.
Ha imparato cos'è una diagonale difensiva, ha raddoppiato gli sforzi, s'è allenato come e più degli altri, si è tappato le orecchie quando gli davano del bidone, ha continuato a sbattere (e continuerà a farlo) contro i suoi limiti tecnici, in ogni caso s'è preso una grande rivincita. Nonostante tutto non ha mai pensato di togliersi la maglietta dopo un gol o di mettere il dito sul muso per zittire chi lo criticava. Lui, quando segna o regala un assist a un compagno... abbassa lo sguardo come se si sentisse in imbarazzo.
Non sappiamo se Prandelli ha in testa questo azzardo - molto probabilmente no - sappiamo però che, numeri alla mano, Jonathan quest'anno è certamente sul podio di coloro che in serie A hanno reso di più lungo la corsia di destra. In più conosce decisamente bene il Brasile e ha negli occhi quella luce che nel 2006 aveva tal Grosso.
Ci sono giocatori che nascono fenomeni, si adagiano, e finiscono per diventare dei mediocri. Altri che che sono scarsi, lavorano per superare i propri limiti e alla fine si guadagnano il rispetto. Voi che genere preferite? (#jonathanaimondiali).

ps. e poi c'è Carolina Marcialis. Siccome il partito di quelli che vogliono Cassano in Brasile cresce sempre più, qualcuno dica alla di lui moglie di evitare certi fastidiosi cinguettii su twitter. Prandelli non gradisce o magari se ne frega altamente, ma perché rischiare? (twitter: @FBiasin).


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