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Editoriale

Balotelli-Marocchi, questo Mario mi piace ma così è dannoso anche per la Nazionale: in Brasile solo professionisti

Nato a Sassocorvaro il 31 maggio 1939, allievo di Gianni Brera, Severo Boschi, Aldo Bardelli ed Enzo Biagi. Collabora con la Rai come opinionista/editorialista sportivo.
27.04.2014 00.00 di Italo Cucci   articolo letto 31250 volte
© foto di Federico De Luca

Se la sono presa con Balotelli, dopo Roma-Milan, per come ha trattato Marocchi su Sky. Con tutto il rispetto per Giancarlo, ch'è pure bravo, quel Balotelli lì mi piace: disinvolto, fin sfacciato, per nulla intimidito dagli Opinionisti che spesso - dico di allenatori e giocatori - in carriera han fatto molto peggio dei protagonisti cui tagliano in panni allegramente. Il Mario che ho mandato a quel paese in tivù è esattamente il contrario del Bad Boy che ho sempre strenuamente difeso, precisando che poco m'importa di comportamenti stravaganti veri o presunti perché quel che conta, per me, è quel che un giocatore fa in campo. Mi basta ricordare il Balo Europeo che fra l'altro seppe non solo portare la Nazionale in finale ma anche far contenti i media con il Bacio alla Mamma. Venerdì sera, invece, ho visto all'Olimpico il peggior Balotelli di sempre: svogliato, menefreghista, per nulla investito della responsabilità che invece gli toccava in pieno, assegnandogli il ruolo di salva-Milan. E salva-Seedorf. Già, primo aiutante di quel Clarence con il quale s'è scambiato affettuosità varie, forse anche stucchevoli e tuttavia indicative di un forte rapporto di collaborazione. Sabato sera il Balo Furioso s'è trasformato in un vagabondo petulante e inutile se non dannoso per la sua squadra oggi e per la Nazionale domani. Lo raccomandai a Lippi, alla vigilia di Sudafrica 2010, ma inutilmente: il Gran Marcello aveva in mente una squadra felicemente perdente ed è stato accontentato, quel diavolaccio sarebbe stato prezioso per tentare di vincere qualcosa. L'ha subito capito Prandelli che ne ha fatto un pilastro per l'Azzurra che andava costruendo con mano felice. Ma oggi raccomanderei al buon Cesare di richiamare il pupo, di fargli una severa ramanzina se non di minacciare di lasciarlo a casa: in Brasile serviranno professionisti seri e appassionati, capaci di digerire fatiche, avversari potenti e anche ingiustizie arbitrali. Un viaggiatore insensibile e incapace di dare il giusto valore alla maglia che indossa - oggi quella rossonera, domani quella azzurra - meriterebbe di restare in Italia. Magari a fare l'opinionista televisivo, disposto a farsi dar dell'asino dal Balotelli di turno.

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