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Mercato di gennaio: da quale big i colpi più importanti?
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Editoriale

Bonucci in due giorni, per Dalbert sono due mesi. Fassone e Mirabelli, scudetto al mercato ma in campo serve tempo. Branchini, c'era una volta il Re del mercato... E c'è ancora!

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
17.07.2017 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 70510 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

I tifosi del Milan hanno lasciato, lo scorso maggio, San Siro delusi e stanchi dell'ennesimo campionato mediocre del diavolo. Si facevano due domande: "Il prossimo anno ci abboniamo? Ma questi cinesi che razza di cinesi sono?". Sembra passata una vita e, invece, sono solo due mesi. Due mesi in cui è cambiato il mondo, è cambiata la società, la mentalità e la squadra. Il Milan torna a vincere lo scudetto del mercato ed è un primo passo verso il ritorno nell'Olimpo. Ridare entusiasmo e sogni al popolo rossonero è già un traguardo raggiunto. Fassone e Mirabelli hanno sorpreso anche noi che, sulla coppia di fatto rossonera, eravamo abbondantemente positivi. Non ci aspettavamo così tanta concretezza e genialità. Il colpo Bonucci è geniale per un operatore di mercato. Poi ci sono i colpi di chi capisce di Calcio, vedi Silva a 36 milioni di euro e Conti-Kessie dall'Atalanta. Mirabelli la mente del mercato, Fassone il braccio. Sono complementari e la grande mossa di Fassone di affidare a Mirabelli la parte tecnica, se all'inizio sembrava un azzardo, oggi ha la conferma di una piacevole scoperta. Inizialmente sembrava che l'Inter potesse mancare a Mirabelli, un mese dopo è lampante come all'Inter manchi Mirabelli ed è rimasta con Ausilio ad ammazzare le zanzare. Non volevamo crederci quando venimmo a sapere che Mirabelli bloccò per l'Inter Gabriel Jesus e Ausilio non lo prese e quando Mirabelli chiuse Joao Mario a 25 e Aulio lo prese al doppio. Come quella famosa relazione scritta di Mirabelli dove bocciava fermamente l'acquisto di Kondogbia. Ausilio è fuori dai giochi dell'Inter ma resta lì per avere il posto di lavoro nella stessa città dove vive con la famiglia e, di questi tempi, meglio un posto fisso alla Checco Zalone. Il Milan ha chiuso Bonucci in due giorni, l'Inter sono due mesi che non riesce a chiudere Dalbert dal Nizza. Qualche domanda anche Spalletti inizia a farsela, anche se restiamo convinti che all'Inter arriveranno 2-3 colpi da novanta. Uno, forse, sarà Keita. Sicuramente un buon calciatore ma l'ennesima conferma di quanto scriviamo da due anni. Sabatini, caso strano da approfondire, compra i calciatori dei soliti 2-3 agenti. Con Calenda ha ottimi rapporti, fin troppo, da dover far ragionare anche i cinesi che vivono dall'altra parte del mondo e casomai poi andiamo a brindare tutti al ristorante "Piccola cucina" ad Ibiza. Al massimo, se facciamo i bravi, ci offrono la buonissima cotoletta alla milanese. Specialità della casa (prima romanista, oggi interista). Al Milan va lo scudetto del mercato. Senza dubbio. Occhio, però, a parlare di scudetto sul campo. Chi vede il calcio alla tv può credere alle favole ma chi lo pratica sa benissimo che quando cambi così tanto vincere subito non è né facile né scontato. Il Milan non potrà, assolutamente, essere pronto per lo scudetto: sarà ancora una corsa a 2 tra Juventus e Napoli, con questa Roma tagliata fuori dal tricolore e le milanesi ancora non pronte. Il Milan deve, solo, pensare a rientrare in Champions. Questo deve essere l'unico e grande obiettivo di stagione. Per lo scudetto occorreranno minimo due anni. Un anno per formare la squadra e l'anno dopo per rimodellarla. Sarebbe utopistico pensare che questi acquisti saranno tutti pronti e funzionali. Tra questi ci saranno delle bocciature e delle sorprese. Per assemblare una squadra ex novo ci vuole tempo e pazienza. Il Milan si toglierà grandi soddisfazioni e tornerà a lottare per la Champions, solo dopo potrà ambire al trono della Juventus che inizia a perdere colpi, anche di immagine. Sul Milan ci saranno due punti interrogativi durante la stagione: Donnarumma e Montella. Oggi sembrano bestemmie. Montella ha una squadra forte da gestire e non è scontato che sia l'uomo più idoneo, mentre dal giovane Gigio potremmo aspettarci anche un contraccolpo psicologico dopo un'estate vissuta nel frullatore Raiola.
Tra i procuratori c'è una dinastia nuova. Giovani che emergono, da Raiola e Giuffredi a Lucci che questa estate si sta muovendo alla grande, fino a dinastie scomparse negli anni (vedi i Bonetto) e dinastie sempre sulla cresta dell'onda (i Pastorello). Queste ultime sessioni di mercato, però, hanno riportato alla ribalta anche alcuni "vecchi classici" del mercato italiano. Giovanni Branchini è tornato prepotentemente nel circolo dei boss. L'uomo di Ronaldo e Rui Costa si è ripreso le prime pagine. Da Ancelotti al Bayern, fino a Douglas Costa alla Juventus è l'uomo dei fatti. Parla poco, opera tanto. Branchini ricorda il mercato antico. Gli uomini che ti danno una parola e la rispettano. I procuratori che prendono un calciatore e lo fanno crescere per il bene del ragazzo e sono vicini alle società per fare affari ieri, oggi e domani. Ora prepara il colpo De Sciglio alla Juventus che, con tutto il rispetto per il bravo ragazzo che è, forse la Juventus gli sta un po' larga. Ma Branchini ci ha abituati anche a grandi miracoli. Sigaro, barba e stazza imponente, Giovanni Branchini è il partito opposto ai Raiola. Anche per questo ci piace. Bravo in campo e fuori, da imprenditore ha piazzato grandi colpi in giro per Milano...


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