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Editoriale

Braccio di ferro Allegri-Marotta: deciso l'ultimo acquisto Juve. Inter: 24 ore per il difensore, ma non è Caceres. Milan e il tassello salva-Montella: un nome c'è! Napoli a capofitto sul bomber...

30.08.2016 08:52 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 174168 volte
© foto di Alessio Alaimo

Se al liceo andavo dalla professoressa di latino e le dicevo "prof, posso uscire?", lei mi rispondeva: "E dove cazzo devi andare che son passati dieci minuti?". E io: "Al bagno, mi scappa". E lei: "Fatti tuoi, dovevi farla prima. Prima della seconda ora non se ne parla". E io: "Guardi che qui rischiamo". E lei: "Al limite passeremo il mocio Vileda". E così via.
Converrete che si trattava di un grande scambio dialettico.

E voi direte: "Dove vuole arrivare questa volta siffatto ominicchio? Perché insiste col cazzeggiare anche oggi che siamo a poche ore dalla fine del santo mercato?".
Ve lo dico subito.
Se io dovevo aspettare la seconda ora per andare a fare la plin-plin, non capisco perché quelli della serie A debbano fare la pausa per la nazionale dopo solo due giornate di campionato.
Io odio la pausa per la nazionale. Non potevano farla prima? Non potevano farla a metà ottobre? Non potevano farla mai? Perché alla Fifa non comanda la mia professoressa di latino?
Io davvero non capisco, uno aspetta due mesi che si quietino le esagerazioni del mercato, i fanatismi del compra-vendi, e quelli cosa fanno? Un paio di partite giusto per farti venire l'acquolina e poi un devastante ambo-nazionale tra Francia e Israele.
Sono un merdone di quelli che salgono sul carro alla bisogna quando incombono Mondiali ed Europei? Sì, lo sono. E comunque continuerò a combattere la mia inutile battaglia contro le "pause per la nazionale".

Ora, se dipendesse da me andrei avanti a scrivere 12341 pagine contro gli ideatori della "pausa per la nazionale", ma sono le 22 e in redazione è arrivata la notizia della morte di Gene Wilder, la qual cosa mi devasta il ritorno dalle vacanze per almeno quattro motivi:
1) Gene Wilder era un fenomeno. Soprattutto "gestito" da Brooks.
2) Devo buttare via una pagina e rifarne una daccapo.
3) Non posso dilungarmi con le mie invettive contro la "pausa per la nazionale".
4) La darò vinta a quelli che "invece di ammorbarci con le tue cazzate vai da uno psichiatra. Ce ne sono di buoni a prezzi convenienti".

E quindi parliamo di calcio. E per una volta davvero "rapidamente".

L'Inter non esce dal sottobosco della mediocrità. Lo ha fatto la società con due colpi da oltre 70 milioni che hanno giustamente esaltato i tifosi. Non lo ha fatto la squadra, capace di fare "tre passi avanti" (cit. Frank) rispetto al Chievo, ma non di portare a casa i tre punti, in questo momento decisamente più importanti del bel giuoco.
Non è una tragedia irrimediabile, per carità, ma dà parecchio fastidio, soprattutto se si pensa che "il tutto" era certamente evitabile. Bastava prendere determinate decisioni a suo tempo e non a ridosso dell'inizio del campionato. Ma tant'è, le due settimane di "pausa" serviranno al tecnico olandese per imparare qualche parola di italiano e per dare ordine a una rosa "disordinata".
E veniamo al punto. La società si sta comportando bene: cosa vuoi dire a un magnate che zitto-zitto butta sul piatto un centinaio di milioni? Assolutamente niente. Un appunto però va fatto: al tempo delle "vacche magre" Ausilio aveva meno possibilità di pescare, ma più possibilità di utilizzare la logica. Oggi la situazione è un filo cambiata: arrivano i giocatori, ma si bada meno all'equilibrio. Si vuole impressionare più che organizzare. Almeno questa è la sensazione.
Mancano poche ore alla chiusura del mercato e i nerazzurri nonostante tutto danno l'idea di essere una squadra super competitiva ma un po' sbilanciata: tante frecce in avanti, poche da metà campo in giù. Il tempo per rimediare è poco e sappiamo che: 1) Lo scambio Fabregas-Brozovic piacerebbe molto al Chelesea, molto meno all'Inter. 2) Caceres non è stato preso in considerazione. 3) Si punta a un terzino (il sempreverde Criscito o Darmian) ma solo se si riuscirà a sfoltire la rosa e non solo nel reparto avanzato (Jovetic è sempre più vicino alla Fiorentina).
Chi scrive è troppo pessimista? A pensarci bene sì, lo è: un mercato che ha consegnato al suo allenatore Banega, Candreva, Joao Mario, Gabigol, forse un terzino e dove i "sicuri partenti" sono diventati i "sicuri restanti" non si può criticare. Altrimenti si rischia di diventare incontentabili, suvvia.

Discorso opposto per il Milan, squadra assolutamente apprezzabile per quello che ha fatto vedere nei primi due turni di campionato, ma abbandonata a se stessa quanto a "supporto gestionale".
Montella mastica amaro perché ben sa cosa rischia: rischia di dover fare settimanalmente la conta di quelli "all'altezza", rischia soprattutto di dover abdicare al suo credo tattico in nome di una rosa che non ammette stravolgimenti. Kucka e Niang devono saltare un turno per questioni disciplinari? Sono problemi. Se la stessa cosa capitasse a Romagnoli, poi, diventerebbe complicatissimo trovare un rimedio adeguato. Si parla di Rodrigo Caio come possibile ingranaggio da aggiungere in extremis: che sia un potenziale fenomeno o anche solo un giocatore "normale" è giusto che il club tenti qualunque acrobazia per portarlo a Milano. Viceversa vorrebbe dire che "il Milan ha abbandonato il Milan" con la scusa della società vecchia che non vuole venire incontro a quella nuova e quella nuova che non vuole interferire negli affari di quella vecchia. A farne le spese, al solito, i tifosi.

Poi la Juve. L'inciso è d'obbligo. Settimanalmente vi propiniamo il nome di turno "per completare il centrocampo", vi diciamo "che è fatta", che Marotta e Paratici "hanno deciso". E tutte le volte cambiano nomi e prospettive. Ebbene, a mercato quasi archiviato alziamo le mani: la Signora che già ha un accordo con Witsel per la prossima stagione (a costo zero) su insistenza di Allegri sta provando a convincere lo Zenit a liberare subito il belga. L'offerta è cospicua: 15 milioni, i russi ne vogliono 22. Ci si può accordare. E pazienza se probabilmente il giocatore non era proprio al numero 1 della lista stilata dai bianconeri: la Juve completa un mercato che al di là delle critiche dei soliti "incontentabili" dimostra la volontà del club di fare il grande salto. Cento milioni di incassi derivati da plusvalenze (10 probabili solo con l'ultima cessione, quella di Zaza) a fronte di investimenti addirittura superiori per portare a casa giocatori di primissima fascia sono la prova che si stia lavorando per costruire qualcosa di grande. Complimenti vivissimi.

Anche il Napoli ha fatto il suo dovere: Milik ha già dimostrato quel che vale, Rog arriva e darà una bella mano. L'unico appunto che si può muovere a De Laurentiis riguarda le energie sprecate per stare dietro a questioni più mediatiche che concrete. Con Icardi, l'interesse iniziale si è infine trasformato in assist buono solo per realizzare l'interesse della signora Wanda. Il tutto ha determinato un ritardo sulla scelta di un'alternativa all'argentino: Pavoletti può arrivare solo per cifre senza senso, Cavani non è mai stato preso in considerazione per questioni economiche e, soprattutto, logiche (se con l'uruguaiano hai incassato una determinata cifra che senso ha bruciarla tutta per riportarlo a casa?). Resta in piedi la pista Kalinic, ma solo se sul piatto verrà messo Gabbiadini. Avrebbe senso? Probabilmente no.

Avrei voluto salutarvi con l'ultima boiata estiva per chiudere il "trittico da spiaggia": dopo i coccari e Carmandino doveva essere il turno dei temibili nudisti.
Ma un conto è scherzare sull'"essere minchioni", altra cosa è fingere che settimana scorsa in Italia non sia successo niente. Molto meglio ricordare un numero: 45500. Sapete già a cosa serve, usatelo se potete (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).


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