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La Giovane Italia
Editoriale

Buffon non può chiudere così, deve chiedere scusa. Collina e gli arbitri inadeguati. Il Var in Champions. Juve fantastica senza Dybala si è buttata via all’andata

13.04.2018 07:38 di Enzo Bucchioni   articolo letto 43832 volte
© foto di Federico De Luca

Dalla notte di Madrid in poi ne abbiamo viste e sentite di cotte e di crude, tanto per usare una vecchia espressione degli anni cinquanta che forse oggi è cara soltanto a Masterchef.

IL RIGORE – Vista e rivista l’azione, anche a mente fredda, 24 ore dopo, sinceramente non so se l’intervento di Benatia sia o non sia un rigore da fischiare. Sarebbe difficile rispondere anche sotto tortura. A velocità normale, durante la partita, mi era sembrato fallo. Riprese da altra angolazione, moviole e ferma immagine vari, mi hanno fatto venire mille dubbi. Benatia spinge, ma quanto spinge? Poco. Colpisce la palla in anticipo, non benissimo, ma la sposta. Vazquez cade perché si sbilancia per colpire la palla con il petto. Morale: se il fallo non è certo, il rigore non andava dato. Ma il signor Oliver, arbitro inadeguato per una sfida del genere, ha preso la decisione più istintiva, senza avere l’esperienza e la capacità di riflettere per qualche istante, gestire in maniera più matura una vicenda che va oltre il nudo e crudo regolamento. L’arbitro è l’arbitro, non può mai diventare un notaio. Deve anche lui vivere e partecipare alla partita, guidandola, dirigendola, non condizionandola. Nel dubbio lascia stare, queste sono sempre state le indicazioni. Se non avesse fischiato quel rigore il Real non avrebbe detto più di tanto, ci sarebbe stata ancora mezz’ora da giocare. Una sfida bella come questa doveva finire in altro modo e l’arbitro era li anche per capire le sfumature. Partendo proprio dal presupposto che il rigore non è lampante.

L’ARBITRO – La figura di Oliver è focale, ma la era ancor prima della partita. E qualcuno aveva sottolineato la stranezza di tutte queste designazioni dei quarti di Champions, fatte utilizzando arbitri internazionali, ovvio, ma di seconda o terza fascia. Il discorso vale per la Juve, per la Roma, per il City vittima di un gol regolare annullato che ha tarpato le ali alla rimonta con il Liverpool. Questo inglese immaturo a Madrid, ma anche il francese del ritorno e l’olandese dell’andata per la Roma, l’inadeguato scozzese per il Bayern, sanno molto di designazioni politiche. Arbitri o nazioni fuori dai mondiali che devono avere dei contentini o una considerazione geopolitica proprio nell’ottica sottolineata da Agnelli nelle accuse post-partita: Collina gestisce il suo potere in modo attento. Non è certamente il suo predecessore Vilar, spagnolo, per anni accusato di agevolare le squadre della sua nazione. Per evitare certi possibili rumors, per andare anche oltre il super partes, Collina sposa deliberatamente l’eccesso di imparzialità. E’ un problema di carattere e di obiettivi, il problema è posto. E la Juve con Collina non può avere un rapporto normale, dalla pioggia di Perugia che è costata uno scudetto, alle intercettazioni con Meani, allora addetto all’arbitro del Milan, ai tempi di Calciopoli, le ferite sono sempre aperte e bruciano.

IL VAR – A questo proposito, per andare oltre e per evitare certi errori grossolani visti un po’ su tutti i campi in questi quarti, Agnelli ha chiesto fortemente e duramente l’introduzione del Var anche in Champions. Lo dica al presidente dell’Uefa Ceferin, votato da Tavecchio, che si oppone drasticamente. Agnelli è anche presidente dell’associazione dei grandi club, deve avere la forza di porre condizioni: non immagino l’anno prossimo la Champions senza Var. Si tratta di progresso, di equità, di giustizia, di un aiuto all’arbitro e di una gestione meno politica del calcio. Parallelamente però dovrebbe cambiare anche il protocollo. Ricordo che per un rigore del genere di quello di Madrid, nel nostro campionato il Var non sarebbe intervenuto. Per regolamento il Varista può chiamare il collega arbitro solo quando l’errore è evidente e non quando la decisione di fischiare o meno è discrezionale. Il protocollo andrebbe cambiato e in occasione di ogni rigore fischiato, automaticamente, l’arbitro dovrebbe andare a dare un’occhiata per avere la massima sicurezza. Il Var è in rodaggio, va perfezionato, l’importante partire anche nelle coppe visto che ai Mondiali la Fifa lo ha introdotto.

BUFFON – L’arbitro Oliver ha sbagliato anche espellendo Buffon. Intanto è il capitano, ha diritto di parlare e protestare con l’arbitro. Il giallo bastava per quello che ha fatto Buffon (si è scatenato dopo, vedendo il rosso) e per il momento della partita. Il rosso protettivo è il segnale di un arbitro in netta difficoltà decisionale. Mostra i muscoli per evitare che le proteste continuino. Sarebbe bastato con quella autorevolezza che è mancata, prendere Buffon per un braccio, trascinarlo fuori dalla mischia e mettersi a parlare. Ma questo lo sanno fare i grandi arbitri.

Comunque Buffon ha sbagliato. L’ho visto esordire, lo conosco da quando era bambino, so che valori ha lui e che valori ha la sua famiglia. E’ un’icona del calcio mondiale. Forse il più grande portiere della storia del calcio. Capisco il suo sfogo, da uomo gli sono vicino, era la sua ultima partita in Champions, aveva la testa e il cuore pieni di cose, è esploso dentro. Ha detto delle cose che, sono sicuro, oggi lo avranno fatto arrossire. Mi è venuta in mente la testata di Zidane a Materazzi, anche per il francese era l’ultima partita. Anche il francese perse il controllo. La psicologica a volte è difficile, ma altre volte è facile da interpretare. Di una cosa sono certo: Buffon non può chiudere così. Non può lasciare nel mondo questo messaggio negativo che non può appartenergli. Non so come, non so quando, ma un’occasione andrà trovata, Buffon dovrebbe chiedere scusa all’arbitro, ma soprattutto al calcio intero del quale è destinato a restare per sempre come uno dei più grandi.

E anche capire e chiedere scusa è un gesto da grandi. La statura di Buffon non può e non deve misurarsi con l’errore di un piccolo arbitro, deve andare oltre e lasciare un segno indelebile per fair play, comportamento, ideali. A quarant’anni si può.

JUVE FANTASTICA – Detto questo, resta comunque negli occhi questa Juve fantastica in grado di mettere sotto per novanta minuti la squadra più forte del mondo destinata probabilmente a rivincere la Champions. Applausi a tutti. La Juve è l’unica squadra ad avere battuto per tre volte il Real al Santiago Bernabeu in Champions. Anche questa è storia.

SENZA DYBALA – Il rigore è stato decisivo, d’accordo. Ha frustrato un sogno o la possibilità di giocarsela fino in fondo guadagnata sul campo, ma la Juve la sua qualificazione l’aveva compromessa all’andata. Partita pensata male, giocata anche peggio. Con il Real non si gioca con due centrocampisti soli (uno del ’97 come Bentancur) e con tre attaccanti due dei quali (Dybala e Douglas Costa) che non hanno lo spirito di Mandzukic. E solo con lo spirito di Mandzukic, con il sacrificio collettivo, la rabbia e l’umiltà, puoi battere chi tecnicamente è più forte di te. Dybala dovrebbe riflettere e riguardarsi, a confronto, le due partite. Quella che ha giocato lui, facendosi espellere, e quella che ha giocato Mandzukic. I giocatori come lui a volte sono un lusso, in Italia passa, ma in Europa quel lusso non sempre ci si può permettere se è fine a se stesso.

SETTIMO SCUDETTO – Sarà interessante ora vedere e capire come si riverserà sul campionato la rabbia della Juventus. C’è una rabbia che ti carica e un’altra che ti fa perdere lucidità. Conoscendo la Juve sono propenso a credere che troverà un’ulteriore carica, che vorrà rifarsi. Ma certi equilibri a volte sono strani e precari. Qualcosa capiremo domenica, ma soprattutto il 22 aprile nella sfida decisiva con il Napoli. La Juve non soffre mai di ansia da prestazione, ma le partite di questi tre giorni d coppe ci hanno restituito quel calcio del quale si è sempre detto “può sempre succedere di tutto”. E quindi anche interesse al campionato.


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