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Campionato falsato, subito la riforma e premio-promozione. I limiti dell’Inter, a gennaio uno fra Ozil, Draxler e Vidal. Juve, i nodi di un mercato modesto. Howedes rotto, Douglas Costa fantasma. Con Uva in Uefa l’Italia più forte

22.09.2017 07:34 di Enzo Bucchioni   articolo letto 40707 volte
© foto di Federico De Luca

Dopo cinque giornate è già abbastanza chiaro che il campionato è falsato. Facendo una proiezione, a dicembre, ma forse prima, la situazione sarà già ben delineata con 7-8 squadre in corsa per i posti che contano, quattro o cinque in lotta per non retrocedere e le altre (troppe) senza alcun obiettivo o alcuna paura. Non si può andare avanti così, serve l’immediata riforma, la serie A come minimo deve scendere a diciotto squadre e la Lega deve studiare un premio-promozione simile a quello retrocessione. Ma è il momento di discutere anche il format e pensare seriamente a play out e play off pure per la serie A.

Non è possibile tollerare ancora oltre che sette-otto squadre, ma anche di più, a un terzo della stagione non abbiano più obiettivi di alcun genere. Anche uno che arrivasse oggi da Marte potrebbe capire come queste squadre possano essere facilmente influenzabili a seconda dell’umore, dell’interesse del momento, delle motivazioni. Il loro atteggiamento può pesare fortemente sulla regolarità della stagione. Ma il campanello d’allarme dovrebbe suonare ancora più forte se pensiamo a che terreno fertile potrebbe essere questo limbo per tutti quelli che ruotano attorno alle scommesse legali e sono in gradi di mettere in piedi certi giri non simpatici.

Insomma, è il momento di aprire gli occhi. Il nostro campionato era il più bello del mondo quando c’erano i grandi campioni, ma anche perché era l’unico in grado di regalare incertezza dall’inizio alla fine, con un grande livellamento di valori e tensione emotiva da agosto a giugno. Oggi non è più così. A fronte di grandi imprese sportive e sogni coronati negli ultimi anni, dal Carpi al Frosinone, dal Crotone alla Spal, al Benevento, va messa in conto la fragilità di certe imprese, di certe società e di certi organici. Purtroppo fra diritti televisivi e fatturati, il divario è enorme e, di conseguenza, tecnicamente l’abisso esiste ancora prima di cominciare a giocare.

Detto questo, la conseguenza è evidente dopo cinque gare. Davanti il tandem Juve-Napoli è solo, in coda Benevento è già al dramma, Crotone e Verona boccheggiano. La Spal fatica.

La Juve, però, ha sudato per battere la Fiorentina in dieci. Perché? Di sicuro è una questione di motivazioni, oltre alla bella gara difensiva dei viola. Ma anche la campagna acquisti, come da noi sempre sottolineato, non ha alzato il livello di questa squadra. C’era da aspettarsi un paio di grandi giocatori in difesa e a centrocampo, gente in grado di aiutare a salire un altro gradino verso Real, Barcellona e compagnia. E invece s’è speso in giocatori che non servivano, soprattutto Douglas Costa (quaranta milioni) o acquisti dell’ultima ora (Howedes) buoni, ma non top player e spesso condizionati da infortuni. L’assenza di un terzino destro da alternare al vecchio Lichtsteiner è clamorosa. De Sciglio è una scommessa, in attesa di vincerla, Sturaro in difesa è un ripiego non da grande squadra come la Juventus. E se un eterno ragazzo di 36 anni come Barzagli è ancora fondamentale, c’è di che riflettere. Matuidi sta facendo bene, ma un interditore muscolare, bravo anche a dare i tempi di gioco manca e purtroppo gente come Marchisio e Khedira è destinata a pause e condizionamenti. E’ impensabile il loro recupero costante ad altissimo livello come un tempo. Insomma, Marotta ha mostrato il braccino, di sicuro frenato da una proprietà (Elkann) che prima guarda i conti, poi i titoli.

Anche l’Inter è stata frenata dai commercialisti. Fair play finanziario e cinesi anche loro d’improvviso con il braccino, hanno fermato a metà il mercato di Sabatini e Ausilio. E’ evidente come questa Inter sia incompleta. Non faccio drammi dopo un pareggio, per me i nerazzurri daranno fastidio a Juve e Napoli, ma Spalletti non può far miracoli. Sta dando un gioco e una mentalità, di sicuro l’acquisto più importante è stato lui, ma l’assenza di una pedina adatta a giocare dietro Icardi è clamorosamente evidente. Spalletti ha un uomo che ragiona e tiene palla davanti alla difesa (Borja Valero), nella catena centrale servirebbe un altro elemento di personalità, qualità e gamba in grado di catalizzare il gioco del centrocampo e smistare le azioni offensive. Un giocatore in grado di tenere palla e far salire la squadra, ma anche di veloci incursioni e soluzioni in rapidità per collegare la squadra a Icardi.

Joao Mario lo può fare, ma è lento. Brozovic non ha il piede raffinato. Anche Borja Valero rende meno più vicino all’area avversaria e poi viene a mancare nell’avvio dell’azione. Non c’è altro. Il buco si nota e Spalletti dovrà essere bravo a mascherare e supplire almeno fino a gennaio quando il fair play finanziario consentirà maggior spazio di manovra. Nel mirino di Sabatini ci sono alcuni giocatori importanti. Il primo è Ozil. Non vuole rinnovare, l’Arsenal potrebbe decidere di venderlo a gennaio per non perderlo a zero. L’Inter c’è. Ma si guarda anche al Psg con Draxler e Pastore, profili interessanti e adatti. Fari accesi anche sul solito Vidal che però Ancelotti non sembra intenzionato a mollare. Alex Teixeira, trequartista brasiliano del Jiangsu è una suggestione, ma spaventa l’ambientamento. A gennaio servono giocatori pronti.

Pronto è Michele Uva, direttore generale della Federcalcio, nuovo vicepresidente dell’Uefa. E’ un ingresso importante.

Uva, giovane manager ma con grandi esperienze alle spalle, ha le capacità necessaria e le energie per aiutare il rinnovamento del calcio e nello stesso tempo dare più peso politico al movimento italiano che deve contare di più a livello propositivo e decisionale. C’è già Collina a capo del settore arbitrale a dimostrare la grande valenza del nostro calcio, la nuova carica prestigiosa di Uva è un altro grande segnale da cogliere.


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