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Editoriale

Caparre cene e allenatori, in Primavera si fa il mercato e si guarda al futuro

23.03.2017 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 13181 volte
© foto di Federico De Luca

Sono principalmente due le notizie che hanno movimentato la settimana della pausa di campionato e sono destinate entrambe ad avere strascichi durante tutta la settimana.
A Milano la questione closing non si è ancora chiusa: né in un verso né nell'altro. I famosi 100 milioni che doveva consentire un ulteriore rinvio del closing non sono arrivati. Ne sono arrivati 20 che consentono a SES, detto in maniera molto semplicistica, di ritardare l'ultimatum Fininvest. Che scritto non è mai stato ma che prevedeva entro questi giorni qui la chiusura dell'operazione. Si attenderà invece ancora il fine settimana. I 20 milioni di oggi sono considerati la dimostrazione di intenti da parte di Ses a fare le cose per bene. Certo quando ci immaginavamo la cessione del Milan da parte di Berlusconi ci immaginavamo una situazione completamente diversa, non una serie di accordi dilazionati nel tempo che servono sia per trovare i finanziatori giusti per questa avventura sia per adempiere a tutte le formalità burocratiche che si sono irrigidite per operazioni extracinesi (dalla Cina). Di sicuro questa situazione non è stato un bene a livello mediatico, non è stato il miglior biglietto da visita e in molti, tanti, si sono fatti un'opinione sugli acquirenti rossoneri non certo lusinghiera. Saranno sempre i fatti a parlare. E finora i fatti dicono che Ses ha versato 220 milioni di euro, praticamente a fondo perduto, per non avere in mano nulla. Fino a prova contraria è impossibile che ci sia qualcuno pronto a perdere così tanti soldi pur di inseguire un sogno. Ma dare per scontata la soluzione (in un verso o nell'altro) è rischioso. Di sicuro ora chi ha da dimostrare, soprattutto ai tifosi, di più è l'eventuale nuovo proprietario.
La cena più importante invece si è tenuta a Roma. Pallotta, Baldissoni e Spalletti, con in più un caro amico giallorosso come Baldini. In 4 per parlare di futuro, di strategie. Per guardarsi negli occhi il più lontano possibile dalle telecamere e dalla necessità di dover nascondere qualche verità. Che sia un lungo percorso non c'è dubbio: Pallotta più chiaro di così non poteva essere. Spalletti dal suo punto di vista pure: io lavoro per vincere. È normale ora pensare alla possibilità Juventus, al fatto che la distanza al momento fra la Roma e la Juve (almeno in classifica) è marcata e che le frizioni della piazza possono portare alla rottura. Ma l'endorsment di Totti e la fiducia incondizionata di Pallotta sono dei segnali molto forti. Come a dire, soprattutto nei confronti del presidente: se veramente vuoi andare via, devi proprio dirlo apertamente. Difficilmente si arriverà a una rottura totale, la storia di Spalletti e della Roma non lo meritano. Ma la società giallorossa un giro di orizzonte intorno per capire come si muovono gli altri potrebbe farlo in maniera preventiva. Pur avendo incassato sorrisi, pacche sulle spalle e rassicurazioni. Puntare sempre al massimo, senza farsi trovare impreparati. In certi casi sembra quasi una partita strategica a scacchi. Oppure siamo noi giornalisti che ci divertiamo a vivisezionare una serie di situazioni pe cercare di avvicinarsi alla soluzione del "problema". Intanto la cena è significativa: sul contenuto, nello specifico, aspettiamo anche le parole dei protagonisti.
Altra cena, in tono minore, ma altrettanto importante a Verona, sponda Chievo. Anche Maran è uno degli allenatori più richiesti del panorama nazionale, lo scorso anno Campedelli lo incatenò, virtualmente parlando, alla panchina della sua squadra. Quest'anno ad andarsene è stato Nember, il direttore sportivo, e Maran sta contribuendo a trovare dlele figure che possano proseguire nella crescita (e mantenimento) di questo club-gioiello. Quindi cena con Stefano Marchetti, direttore sportivo del Cittadella (dove ha lavorato proprio con Maran) di cui da tempo si parla come successo proprio di Nember al Chievo e che ora ha l'appoggio incondizionato e pubblico anche di Maran. Cittadella per molti versi è simile al Chievo, ma in B. Solidità, serietà, passione e competenza. Mai il passo più lungo della gamba, tanti giocatori interessanti tirati fuori. Ecco cosa ha colpito Campedelli: se sarà amore lo scopriremo fra poco...


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