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Editoriale

Cassano: il Milan ti salva la vita e tu te ne freghi. Conte: alla Juve vinte solo le coppe di un giorno. Granata: Cerci, si riapre la ferita Lentini

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
15.03.2014 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 38575 volte

Il momento particolare e delicato in casa rossonera non lo nasconde nessuno, tanto meno a Milan Channel dove non c'è stato mai bisogno di nessun salvatore della Patria e dove qualsiasi tentativo di esibire l'aureola tradisce un peccatuccio non grave, ma solare: il millantato. A Madrid il Milan ha perso la partita ed è uscito dalla Champions League. Male, molto male. Ma la fede calcistica non si nutre solo di risultati. C'è qualcosa di molto più importante. Un qualcosa che è stato calpestato da Antonio Cassano. Ragazzo che ho sempre trovato simpatico e che, a proposito, nei confronti di Milan Channel, è sempre stato squisito. Ma il chi se ne frega del Milan spiattellato durante la settimana è qualcosa di brutto e grave. Parlerà Antonio solo di Inter, della quale è sempre stato tifoso, Parma e Sampdoria? Bene, la Roma ringrazia. La famiglia Sensi, oggi molto meno ricca di un tempo, aveva investito 60 miliardi di vecchie lire su di lui nell'estate 2001. Ringrazia il Real Madrid. La squadra blanca nell'autunno 2011 aveva indossato la maglietta Forza Cassano prima della partita al Bernabeu contro l'Osasuna, mentre Antonio era al Policlinico dopo il problema al cuore. E ringrazia il Milan. Ringrazia il milanista Rodolfo Tavana che ha salvato la vita a Cassano, ringrazia tutta la Società con tutti i suoi dipendenti che con parole e soprattutto gesti gli sono stati vicini durante la degenza. Tifoso dell'Inter? Niente di male, ma Antonio dimentica che lo hanno sopportato per la metà del tempo rispetto al Milan. Il quale Milan oggi è felicissimo di averlo scambiato con il serio, puntuale, determinato, credibile, affidabile Giampaolo Pazzini. Che è ancora al Milan. Mentre Antonio è stato riscambiato dalla sua Inter con Belfodil che oggi è, con tutto il rispetto sia ben chiaro, a Catania. Insomma c'è chi millanta e chi, peggio, molto peggio, sbrodola e offende. Dice Antonio. "Chi se ne frega di una società che vende Thiago Silva, Ibra, me e Nesta...". Prenda atto che nessuno si è divertito a cedere Ibra e Thiago e chi lo ha fatto aveva il timore di non riuscire a tenere in piedi i conti economici del Club. Si ricordi che lui non è stato venduto, ma scambiato, con Pazzini, grazie al quale il Milan ha giocato quella Champions League che lui, Antonio, non ha più giocato dopo aver lasciato il Milan. E capisca, già che ci siamo, che Nesta non è stato venduto. Sandro, irraggiungibile nella sua lucidità, ha deciso lui, nonostante le preghiere della Società, di smettere con il calcio italiano e di andare in Canada. Antonio, con affetto, se quando stai per dirla, ti accorgi che, contrariamente a quello che ti accade in campo dove sei molto bravo, alle tue parole mancano i fondamentali, ma lascia stare. Lascia perdere. Capitolo chiuso. Tocca adesso a San Siro non dare proprio all'interista Cassano la soddisfazione di vedere i milanisti infierire sul Milan.

Antonio Conte da quando è alla Juventus ha vinto 3 Campionati, perché quello in corso, ed è proprio questo il punto, l'ha già vinto. Ma non ha mai vinto Coppe più lunghe della partita di un giorno. Bene contro il Napoli a Pechino e lo scorso Agosto all'Olimpico contro la Lazio. Due Supercoppe, partite di un giorno. Ma coppe più lunghe non ne ha ancora vinte in bianconero. Una finale, una semifinale e un quarto di finale in Coppa Italia. Un quarto di finale e una fase a gironi in Champions League. Il rischio eliminazione adesso negli Ottavi di Europa League. Significa qualcosa? Sì, no, forse. Nel calcio ci sta tutto. Ma si coglie che i tifosi juventini, legatissimi a Conte, e sensibili alle sue sollecitazioni al punto di smetterla nel dare addosso a Giovinco, sono ancora in luna di miele con lui il sabato e la domenica. Per il Campionato, Antonio è un semidio. Ma appena si gioca in altri giorni, ad esempio il giovedì, ecco che al gol di Gomez sbottano: nelle Coppe sbaglia sempre, ma perché quella formazione, quel turn over non necessario visto che in Campionato è ormai tutto fatto etc...Conte ribatterà, legittimamente, che è solo lui a conoscere la condizione dei suoi giocatori e che nel suo rispetto per la squadra non ci sono prime e seconde linee. Saranno cose ragionevoli per gli addetti ai lavori, ma non per i tifosi che al gol di Gomez gli hanno messo in conto anche la formazione di Roma in Coppa Italia. Peccato, perché l'etichetta si sta attaccando sulle spalle di Conte anche se il tecnico bianconero non la merita. La sua Juventus è ancora favorita per il ritorno a Firenze, ma quell'etichetta, sia pur immeritata, è molto pericolosa.

Il tifoso del Toro merita la solidarietà di tutto il globo terracqueo. Sempre. Anche chi ne ha passate tantissime, ne ha passate molte meno dei tifosi granata. C'è un limite però. Ripassarle. Si legge infatti Alessio Cerci ma rischia di venire pronunciato in altro modo: Gigi Lentini. Stesse folate, stesso talento. Stessa irresistibilità. E come nel 1992 l'idolo della Maratona lambisce il bianconero. Come Ogbonna. Ma il difensore centrale è un'altra cosa. Il cuore granata lo aveva sostenuto, ma con moderazione. Nei cromosomi di Cerci si era, si è, invece riconosciuto di più. In quell'estate i tifosi del Toro scesero in piazza per opporsi al trasferimento, 22 anni fa, dell'ala di Carmagnola. Saranno disponibili a farlo anche quest'estate? Temiamo di no. Il calcio è cambiato. Un tempo era possibile, anche se il mancato scambio Guarin-Vucinic sembrerebbe dimostrare il contrario, incidere su queste cose. Oggi il mercato è più chiuso, subdolo e inesorabile. Il tifoso del Toro, che ne ha passate tante, oggi ha quasi paura ad innamorarsi. E forse per questo non salirà sulle barricate. Ma Cerci alla Juventus è un altro colpo, duro e forte.


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