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Editoriale

Cessione Milan, una giustizia col Rolex. Napoli, blinda Sarri: ora o mai più! Sabatini, sei più bravo senza portafogli. Figc, che pasticcio! Serve l'intesa

Direttore Sportitalia e Tuttomercatoweb
15.01.2018 13:32 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 39582 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

La giustizia con il Rolex ci ha sempre fatto paura. Ciò non significa che le indagini non vadano condotte, ma tempistiche e modalità sono al quanto dubbie. Premesso che non siamo fan di Berlusconi (chi legge questo editoriale con un po' di costanza lo sa bene), non capiamo come mai, solo adesso, qualcuno si ponga delle domande sulla cessione del club rossonero. Scrivemmo un editoriale, circa un anno fa, dove chiedevamo lumi sulla trattativa del club rossonero. Un valore eccessivo se consideriamo la mancanza di uno stadio di proprietà, Casa Milan in affitto, Milanello ormai datato e un parco calciatori che sicuramente non aveva il valore di anni prima. Il brand? Bene, solo un po' caro. Queste domande, ai tempi, ce le siamo poste anche noi. Ma tutto è passato inosservato. Venerdì sera ci arriva la notizia, che non diamo proprio perché non confermata dalla Procura della Repubblica, su una possibile indagine sulla cessione del Milan. Abbiamo provato a verificare le fonti, dall'entourage di Berlusconi fanno sapere di non aver ricevuto nulla e minacciano querele a chi dovesse scrivere qualcosa di non fondato. La stessa Procura ha smentito, anche se qualche giudice, probabilmente, ha sentito puzza di bruciato e in futuro potrebbe (sottolineiamo potrebbe) aprire una indagine. Per ora c'è zero. Zero assoluto, come i cantanti. Non siamo berlusconiani, anzi, ma non capiamo perché proprio oggi ci siano chiacchiericci sulla cessione del club. Una cessione in ballo da quasi due anni. Non giudichiamo, assolutamente, come si sono svolti i fatti ma avremmo preferito tempistiche completamente diverse, sempre per amore della verità. E se qualcuno ha sbagliato paghi pure. Ma se non c'è nulla sarebbe ora di finirla con i processi mediatici che poi si trasformano in bolla di sapone quando diventano processi giuridici.
Parliamo di calcio che è meglio. Venerdì sera, su Sportitalia, Pedullà ci ha fatto paura. Mentre tutti titolano di un rinnovo, quasi scontato, tra Sarri e il Napoli sembra che Sarri non sia così vicino al rinnovo con De Laurentiis. E non è, solo, un problema di ingaggio. Se ci pensiamo bene, due secondi, il ciclo di Sarri a Napoli, a fine anno, forse potrebbe davvero essere finito. Se vincesse lo scudetto dovrebbe andare via con il bottino perché di più non potrebbe fare. Se non dovesse vincere lo scudetto molti calciatori che hanno mercato andrebbero via. Il gruppo ha tentato la scalata in questa stagione ma in caso di scudetto mancato si potrebbe ripartire da zero, o quasi. Da qui nascono i pedinamenti a Marco Giampaolo. Il Napoli lo sta seguendo ma, ovviamente, non lo ha ancora sondato ufficialmente. Prima c'è da convincere Sarri ma, come fanno tutti i grandi club, studiano già un eventuale successore. Sarri e il Napoli potrebbero dirsi addio, la logica dice anche che sarebbe giusto per entrambi, ma il cuore si spezza. Perché la favola Sarri a Napoli è riuscita benissimo. Tutti gli davano 3 partite a quello sfigato con la tuta che aveva allenato, poco prima, Arezzo, Empoli o Sorrento. La scommessa l'ha vinta alla grande ma, forse, a giugno partono i titoli di coda. E ci dispiacerebbe non poco.
Un'altra riflessione da fare è su Walter il Magnifico. Lo abbiamo osannato, a Palermo. Distrutto a Roma. A Milano ci sta piacendo. Perché parla poco ma lavora tanto. Fa il Direttore Sportivo e non si improvvisa Presidente o paladino della giustizia, come a Roma. Il suo arrivo all'Inter l'ha fatto maturare, anche se non parliamo più di un ragazzino. E sapete cosa vi dico? Senza soldi in tasca Walter lavora meglio. Non può spendere e spandare e non deve fare le trattative che, non sempre, gli riescono benissimo. E' un uomo di calcio e non un mercante. Si vede. Adesso che l'Inter non può spendere soldi lui inventa. E inventa bene. Deve fare scommesse su calciatori reduci da infortunii o ancora non esplosi. Certo, non può andare sulle certezze altrimenti dovrebbe spendere tanti soldi e quelli non ci sono. Chi si lamenta di Lisandro Lopez non ha capito che, innanzitutto, questo passa il convento e poi che non deve partire come titolare assoluto. Buona anche l'operazione Rafinha. Per modalità e per aspetto tecnico. Anche qui qualche neo deve esserci, altrimenti il Barcellona se lo sarebbe tenuto in Spagna. L'enigma è la condizione fisica ma i medici avrebbero già garantito sul recupero del ragazzo. Caro Walter, continua così e torna quello di Palermo. Il Walter di Roma non ci è piaciuto, a Milano la nebbia dell'alba ti fa bene, forse perché ti ricorda la nebbia (di fumo) che aleggia nel tuo ufficio.
Infine parliamo della corsa alla Presidenza federale. Argomento che trattiamo con estremo piacere. E' un grande pasticcio e, ancora una volta, l'interesse personale prevale su quello di sistema. Si candidano in tre, forse in quattro. La candidatura di Lotito sarebbe senza senso e fuori luogo. Un Presidente di due club, Lazio e Salernitana, non può governare il calcio italiano. O fai il Presidente di club o il Presidente federale. Tutto non puoi avere. Nonostante siamo consapevoli della bravura politica ed imprenditoriale di Lotito che capisce tutto con due mosse di anticipo. Sarebbe un ottimo Presidente Federale ma avendo due club non è presentabile. Cosa resta? Due nomi, entrambi buoni: Sibilia e Gravina. Se i due si uniscono fanno bingo, se la C e la D si spaccano confermano il solito problema italiano che non riusciamo mai a prendere una decisione. La proposta più intelligente l'ha fatta Sibilia a Tommasi: ti affidiamo la parte tecnica ma tu molla quella politica. Come è giusto che sia ad un Presidente di una Associazione tecnica; in questo caso quella dei calciatori. Tommasi non può fare politica. Non ha le capacità, non è presentabile ma soprattutto non ha i numeri. Andrà, per la terza volta consecutiva, a perdere la guerra. Già persa sostenendo Albertini e Abodi. Adesso ha deciso di bruciarsi in prima persona. Contento lui... Tommasi non ha le conoscenze politiche e soprattutto i suoi stessi associati dovrebbero chiedersi se sta lavorando bene per l'AIC e se politicamente sta facendo le mosse giuste. Sibilia è un politico. Candidarsi sarebbe un errore. Da meno di un anno è stato eletto come Presidente della Lega Nazionale Dilettanti e, non avendo ancora fatto molto del suo progetto illustrato, sarebbe giusto che prima finisse il lavoro in serie D, dove c'è tantissimo da fare e dove non è stato fatto ancora nulla. Sibilia e Gravina devono diventare una cosa sola anche perché, a Sibilia, non serve e non è producente governare con il 51%. Ha bisogno almeno di un 65%. Non esiste che le Leghe siano spaccate. A, B, C e Dilettanti devono avere un unico candidato e devono votare per la stessa persona. Altrimenti ha fallito il sistema. Si parlino Sibilia e Gravina e ragionino per il bene del calcio italiano. Non quello personale. Una sola cosa vi chiediamo: evitiamo il commissariamento perché questa Federazione ha bisogno di un Presidente che decida e soprattutto di un Presidente che attui le riforme. Siamo morti, cerchiamo la resurrezione in nuovi regolamenti e nuovi format.


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