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Conte, adesso basta: dentro o fuori, il circo è finito! Milan, quando il conto di Gazidis? Vile attacco a Pozzo, la Lega tuteli un patrimonio

Conte, adesso basta: dentro o fuori, il circo è finito! Milan, quando il conto di Gazidis? Vile attacco a Pozzo, la Lega tuteli un patrimonioTUTTOmercatoWEB.com
lunedì 18 maggio 2020 00:00Editoriale
di Michele Criscitiello
Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb

Il Governo del "decido domani" sta prendendo ancora tempo sul calcio e mentre apre teatri, bar, pizzerie, cinema e fisse date per tutto e tutti rinvia ancora una volta il calcio di inizio della serie A; mentre in Germania si fanno i gol, si esulta e la Merkel strappa applausi. Conte ha paura di decidere e scarica, almeno ufficialmente, la patata bollente a Spadafora, il quale - se potesse - darebbe fuoco a tutti noi malati di calcio. Ora l'Italia finge di indignarsi davanti alla possibilità di ripartenza del campionato e il Ministro, addirittura, prende come esempio gli Ultras; gli stessi che il Governo ha buttato fuori dagli stadi per portarli in Questura a firmare durante le partite, leggi ad hoc per distruggere le curve e il Ministro dello Sport li cita perché la pensano come lui. Un mondo capovolto, sfruttato ad uso e consumo personale. Conte e Spadafora hanno previsto tutto e fissato delle date per la piscina, la palestra, la ginnastica, le bocce e la corsa campestre... peccato che il calcio, in Italia, sia più economia che sport. Da rabbrividire la frase di Spadafora quando dice che non bisogna essere sportivi per essere Ministro dello Sport. Certo, nessuno ti ha chiesto di segnare un gol a San Siro o aver vinto un Mondiale. Il senso non era "sportivo" in quanto ex calciatore o praticante ma almeno un Ministro che conosca lo sport, le sue regole e le basi. Un Ministro serio, oggi, dovrebbe prevedere delle visite nei centri sportivi più importanti e capirne le reali condizioni. Invece parliamo di un politico che non è mai stato in un centro sportivo. Invoca le dirette in chiaro, ignorando la Melandri e continua questa guerra al calcio che oggi gli porta qualche consenso ma già lo stesso consenso sta calando, con la ripartenza dei tedeschi e il ritorno alla normalità. Oggi si torna in campo, era ora. Siamo già in ritardo. Conte dovrà darci, massimo questa settimana, una risposta. Si gioca o non si gioca. Il Governo che promette soldi e vende speranza non trova più terreno fertile. Le aziende non hanno visto un euro dei soldi promessi dallo Stato e tutto lo sport è sul lastrico per colpa di una scellerata gestione dello Stato e dei continui rinvii.
Nel frattempo, parlando di calcio, il Milan prepara l'ennesima rivoluzione e Gazidis ha ancora pieni poteri. Elliott commette sempre gli stessi errori e continuerà a perdere anni su anni per far rinascere il Milan e per venderlo. Gazidis non è la soluzione ma il problema. Dell'Italia non ha capito nulla e un grande manager in Spagna o Inghilterra o Germania non è detto che funzioni in Italia. Il nostro Paese è un caso a parte. Vale per il calcio, per l'editoria e per le multinazionali che hanno successo nel mondo ma non in Italia. Siamo fatti male noi? Sicuramente. Ma non sarà mai l'Italia ad adattarsi ad Elliott, dovrà essere il contrario. Fermate Gazidis che sta preparando la terza rivoluzione in tre anni, sbagliando ancora strada. Il team tedesco impiegherà due mesi ad imparare la strada da Casa Milan a Milanello, quattro 4 mesi per parlare un po' di italiano (Gazidis è ancora rimasto al buongiorno), 8 mesi per capire come trattare con i procuratori e anche questo campionato sarà andato senza ritorno in Champions League. Tifosi più lontani, obbligatoriamente, dagli spalti e rischio di perdere l'unico patrimonio rimasto (insieme al brand) per l'ennesimo fallimento tecnico. I fondi servono, eccome, al calcio, ma in presenza di manager bravi e una programmazione chiara. Un piccolo esempio in Italia? Basta andare a Padova, serie C. Programmazione e continuità. I risultati arriveranno e l'Italia al potere per un progetto Made in Italy.
In chiusura un pensiero personale. La scorsa settimana abbiamo assistito ad un vile attacco nei confronti del Presidente più longevo della serie A: Gianpaolo Pozzo, l'unico tifoso Presidente rimasto nel calcio italiano (insieme a Percassi, ma meno storico e alla generazione Agnelli). L'Inter dei cinesi, il Milan del fondo, la Roma degli americani, il Cagliari dei milanesi, la Lazio di Lotito che non nasce sotto il segno dell'Aquila, il Parma degli stranieri e così via... 79 anni, il prossimo 25 maggio, Pozzo meriterebbe più rispetto da una Lega che, per meriti sportivi, gli riserva un posto al tavolo da 25 anni. Un Presidente tifoso che alla guida di un piccolo club si è costruito uno stadio modello con le proprie forze, ha fatto scoprire agli altri cosa significhi fare scouting, centinaia di posti di lavoro a gente del territorio, numerose partecipazioni in Europa e uno dei 5 club italiani con l'esercizio in utile. L'attacco subito la scorsa settimana è stato vile. Una lettera, propositiva ed educata da padre di famiglia, spedita al Ministro senza nascondere nulla, mettendo le istituzioni in conoscenza. Una lettera privata finita sui giornali. Perché questo è un mondo sporco pronto a mettere lo sgambetto. E' stata una vigliaccata far uscire quella lettera e non ci vuole molto a capire chi sia stato. La Lega Calcio avrebbe dovuto tutelare maggiormente un Presidente che da 25 anni onora la serie A, non aspettarlo al varco come ha fatto la stampa. Questi Presidenti ce li dobbiamo tenere stretti. E dovremmo allontanare gli indebitati e i furbetti del quartierino.

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