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Editoriale

Conte al Chelsea: tutti ne parlano, tranne la FIGC. Idee confuse sul successore, ma il problema è un altro: numero di stranieri in Serie A alle stelle. La Juve predica nel deserto: così la Nazionale rischia un nuovo tracollo

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
13.03.2016 11:09 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 50110 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Che Antonio Conte sarà il prossimo allenatore del Chelsea è ormai il segreto di Pulcinella. L'attuale ct, che sta portando avanti i contatti coi blues da prima di Natale e ha chiuso l'accordo da un paio di settimane, è già fattivamente al lavoro per far risorgere dalle ceneri una squadra che quest'anno ha perso tutto quello che c'era da perdere. Abramovich gli ha chiesto di fare esattamente quanto fatto con la Juve nel 2011. Ma con più soldi a disposizione, una base più solida e obiettivi più ambiziosi.
Per Conte l'opportunità di sedersi al ristorante da 100 euro con 1000 euro. Non più dieci. Occasione meritata, ci mancherebbe, ma questi contatti tra le parti discreti come un elefante in una cristalliera hanno aperto una falla che la FIGC sta gestendo nel peggiore dei modi. Carlo Tavecchio è il protagonista di una delle più classiche trame cinematografiche: il marito tradito che sa del tradimento ma fa finta di non vedere.
La vicenda sta creando non poco imbarazzo. A tre mesi esatti dal debutto dell'Italia nell'Europeo si parla di tutto tranne che dell'Europeo. In Federazione sanno perfettamente che non chiarire la vicenda genererà ulteriore caos, ma al contempo stanno facendo i conti con dichiarazioni che hanno un minimo comune denominatore: la poca voglia di raccogliere l'eredità di Conte. Nel giro di pochi giorni, Mancini, Donadoni e Sarri si sono tirati fuori dalla corsa. Giampiero Ventura è il candidato più accreditato. Fabio Capello sembra il profilo giusto, ma chissà se è allettato dall'idea di rimettersi in gioco con una delle Nazionali peggiori nella storia dell'Italia.
Già, perché il problema principale - più che quello del ct - riguarda un movimento in crisi come poche altre volte da quando è nato. L'inutile riforma prodotta dalla FIGC dopo il disastroso Mondiale in Brasile (clicca il link in basso per leggere) non ha prodotto risultati. In Serie A il numero di stranieri continua ad aumentare e non si sa come arginare questo fenomeno.
Un esempio? Nella 28esima giornata di Serie A dei 220 giocatori partiti dall'inizio gli italiani erano 95. Quattro su dieci. Il dato diventa sempre più preoccupante se si prendono in considerazione solo le squadre più forti. Quelle che, almeno in teoria, dovrebbero fornire giocatori alla Nazionale: l'Inter ne ha schierato uno, due Roma, Fiorentina e Napoli. Tre la Lazio, quattro la Juventus. Sei il Milan, squadra che però - purtroppo anche per la Nazionale - una big negli ultimi anni non lo è mai stata.
Contando solo queste sette squadre, il dato è ancora più eclatante: su quattro giocatori schierati dal 1', tre non erano italiani. Un dato che cresce di anno in anno. Per farvi rendere conto della portata della questione, dieci anni fa gli stranieri impegnati nel nostro campionato erano grossomodo la metà.
Nasce da qui, da questo dato, una Nazionale che si appresta a partecipare al prossimo Europeo con una rosa nemmeno avvicinabile a corazzate del calibro di Spagna e Germania e più debole anche di Francia, Inghilterra e Belgio. La Juventus, che nell'ultima stagione ha comunque accresciuto il numero di stranieri, resta l'unica che svolge una politica mirata sui giovani italiani. Troppo poco.


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