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Editoriale

Da Jeppson a Neymar: la storia si ripete. Dembélé, Coutinho, Mbappé: ora tutte le valutazioni sono sfalsate. La vera sconfitta dell'UEFA e il vero affare (nel rapporto qualità/prezzo) dell'estate: complimenti al Monaco

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
06.08.2017 10:06 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 61913 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

I 100 milioni di lire per 'o Banc 'e Napule Hasse Jeppson, i due miliardi per il bomber Giuseppe Savoldi, i 13 per Diego Armando Maradona, i 150 per Zinedine Zidane. Poi, passando ai milioni di euro, i 94 per Cristiano Ronaldo, i 105 per Paul Pogba e i 222 milioni di euro per Neymar.
Il calciomercato fin dai suoi albori ha vissuto momenti come quelli a cui abbiamo assistito questa settimana. L'impressione di tutti è che il passaggio di Neymar al Paris Saint-Germain rappresenti un momento storico, uno di quelli che sposta più in alto (in questo caso molto più in alto...) l'asticella delle valutazioni.
Come sempre, in queste circostanze l'opinione pubblica si divide: tra chi urla allo scandalo e chi giustifica tutto con la frase 'Il prezzo lo fa il mercato', c'è chi prova a dare delle spiegazioni razionali a un affare folle, ma forse - economicamente parlando - meno di quello che un anno fa portò Pogba dalla Juventus al Manchester United. Siamo su due pianeti diversi: per valutazione, certo, ma anche per il valore del calciatore, per l'importanza del brand Neymar (sottolineata anche da Al-Khelaifi in sede di presentazione) e perché nel 2022, anno del Mondiale in Qatar, il brasiliano sarà probabilmente il giocatore più forte al mondo. Che gioca nel club della Qatar Investment Authority e sarà il main sponsor di una competizione già oggi giustamente molto contestata e criticata.

Il trasferimento di Neymar può quindi negli anni ripagarsi da solo, un po' come quello che nel 2009 portò CR7 dal Manchester United al Real Madrid. Allora sembrò folle, oggi molto meno. Ma questi soldi che adesso ha incassato il Barcellona serviranno anche per far impennare il prezzo di calciatori che, ad oggi, con Neymar non hanno nulla in comune.
Perché, ad esempio, un calciatore come Ousmane Dembélé dovrebbe valere 100 milioni di euro?
Classe '97, questo calciatore francese che può giocare un po' in tutti i ruoli alle spalle della prima punta fu pagato un anno fa dal Borussia Dortmund 15 milioni di euro più bonus per un valore complessivo comunque non superiore ai 30 mln. Adesso, dopo una buona stagione a Dortmund, ne vale magicamente 100.
Perché dovrebbe valere 100 milioni di euro Philippe Coutinho? In questo caso parliamo di un attaccante più pronto che a Liverpool nell'ultimo anno ha dimostrato di essere un leader. Ma in tre anni e mezzo non ha mai trascinato i reds alla vittoria di alcun trofeo e le sue ultime vittorie risalgono ancora all'avventura all'Inter.
Perché Kylian Mbappé ne vale 190 (più 25 di bonus)? Stiamo parlando di un grandissimo talento classe '98, ma pur sempre di un calciatore che ha cominciato a vedere il campo con continuità dallo scorso febbraio. Ormai bastano quattro mesi ad altissimi livelli per 'rischiare' di diventare il secondo calciatore più pagato di sempre.

Quanto sta accadendo dovrà essere da monito per l'UEFA. Non tanto per l'operazione Neymar in sé, ma perché ci sono ormai sette-otto club al mondo che possono permettersi qualsiasi cosa e tutti gli altri, chi più e chi meno, che restano ad inseguire e ad annaspare.
Chi dice che il mondo del calcio viaggia su binari diversi rispetto al mondo reale si sbaglia: sono esattamente la stessa cosa. Basta mettere a confronto due rapporti, quello dell'Oxfam e quello della Deloitte, entrambi stilati lo scorso gennaio. Il primo ha certificato che le otto persone più ricche al mondo detengono la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone. Il secondo che i 20 club più ricchi al mondo fatturano sempre di più aumentando la distanza dagli altri club, quelli più poveri. La forbice si allarga sempre più: i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri.
Il calcio sta andando in una direzione preoccupante, i campionati nazionali diventano sempre più noiosi perché a vincere sono sempre le stesse squadre (la Premier, per via di un campionato molto più ricco e di una ripartizione dei diritti tv più equa, è l'unica eccezione) e proseguendo su questa strada non basterà la riforma della Champions League per evitare la nascita di una Superlega.
E' il vero problema non risolto dal Financial Fair Play, strumento inserito dall'UEFA nel 2011 per regolamentare i conti dei club che partecipano alle competizioni europee. Perché se da un lato con il FFP s'è messo solo in parte un freno al problema dei mecenati (chi vuole continuare a investire tanto, in un modo o nell'altro, trova l'escamotage), dall'altro non sono stati forniti ai club 'normali' gli strumenti per competere. Luxury tax, salary cap e limitazione delle rose potrebbero essere delle prime risposte, ma probabilmente da sole non bastano.

In questa estate fatta di cifre folli e valutazioni senza alcun senso, difficile stabilire chi abbia fatto un affare e chi abbia strapagato un calciatore. Pochissime le certezze, tipo i 25 milioni di euro spesi a maggio dal Monaco per accaparrarsi le prestazioni di Youri Tielemans. Il vero affare dell'estate nel rapporto qualità/prezzo. Maggio '97, è un centrocampista che con l'Anderlecht ha giocato quasi 200 gare ufficiali ed è stato nelle ultime tre stagioni il vero faro dei biancomalva. Complimenti al club monegasco ad accaparrarselo prima che la situazione degenerasse, e permettesse allo stesso Monaco di chiedere per Mbappé (18 mesi in meno di Tielamans ma con quattro mesi di esperienza nel calcio che conta al posto dei quattro anni del belga) quasi 200 milioni di euro.
Mbappé, insomma, vale otto Tielemans: misteri del calciomercato.


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