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Editoriale

Da Savoldi a Neymar, passando per Asensio: il calcio sta crescendo o affondando? E poi ecco il VAR…

30.08.2017 00:00 di Fabrizio Ponciroli  Twitter:    articolo letto 34378 volte

Un’altra dolce (e calda) estate sta volgendo al termine. E’ accaduto di tutto. Nell’ovattato universo del calcio, lo sport più amato, è stato il mercato delle esagerazioni. Colpa, in primis, di Nasser Al-Khelaifi, numero uno del PSG. Nominato, solo un anno fa, “uomo più influente nel calcio francese”, Al-Khelafi, dal suo insediamento a Parigi (ottobre 2011) ha sempre avuto obiettivi chiari: dominare in terra francese e vincere la Champions League. Il primo obiettivo, grazie ad investimenti milionari, è stato raggiunto (16 titoli dal giorno del suo arrivo, con quattro titoli di Ligue 1). Il secondo? Beh, non è andata, fino ad ora, benissimo…
L’ultima cocente eliminazione (la famosa remuntada del Barça) ha convinto l’ex tennista Al-Khelafi (miglior ranking ATP: n°995 del mondo, anno 2002) a rompere gli indugi e stravolgere le regole del calcio: 222 milioni di euro per avere Neymar!!! Boom… Un acquisto folle, sconsiderato, strepitoso, incredibile… L’intero mondo del calcio è rimasto a bocca aperta. Un trasferimento record che ha portato a conseguenze tangibili: dal giorno dell’ufficializzazione del passaggio di Neymar dal Barcellona al PSG, la valutazione generale dei calciatori, top player e non, è schizzata alle stelle.
Un “cambiamento radicale” delle regole non scritte del mercato che ha “toccato” anche l’Italia. La memoria (sapete che adoro la storia del calcio) è andata all’estate del 1975, l’anno in cui Beppe Savoldi, straordinario attaccante del Bologna, finisce al Napoli per una cifra, a quel tempo, neanche immaginabile: un miliardo e 440 milioni di vecchie lire. Di fatto, un colpo “alla Neymar” per il nostro calcio che, dopo quel trasferimento, entrerà in una nuova era, sempre più intrisa di denaro…
Insomma, da Savoldi a Neymar… Una lunga ma inesorabile scalata all’olimpo del dio denaro! I calciatori sono diventati delle vere e proprie aziende. Il loro potere non sta più solo nelle doti calcistiche ma nell’abilità, soprattutto di chi gli sta attorno, di renderli “uomini marketing”. Mai come quest’estate abbiamo assistito a “certificati medici” per saltare allenamenti. “Scusate, ho subito un danno psicologico dal mio mancato trasferimento, non posso venire ad allenarmi”… Con i capitali che circolano, ogni calciatore si sente invincibile, indistruttibile, senza re o padrone. I contratti sono diventati semplici pezzi di carta da esibire quando fa comodo. Per il resto, non hanno nessun valore. Le clausole rescissorie abbondano, proprio per “dare un prezzo” al giocatore. Pensiamo ad Asensio. A 21 anni, la nuova stella del Real Madrid, è già “prezzato”. Per averlo servono 500 milioni di euro!!! Ripeto: 500 milioni di euro, più di Messi… Pazzia? Forse o, semplicemente, c’è la consapevolezza che qualcuno, prima o poi, possa spenderli quei 500 milioni per averlo… Difficile dire se il calcio stia ulteriormente evolvendo, entrando in una nuova dimensione ancor più sfarzosa o se il giocattolino che tutti amiamo sia ad un passo dall’auto distruzione. Lo scopriremo solo osservando i protagonisti del giochino duellare a suon di milioni…
Chi osserva è anche il VAR… Sono di “cultura americana”, adoro NBA e NFL, sport in cui “l’intervento tecnologico” è presente da tempo… Ma il calcio è un’altra cosa. Il calcio è fluidità. Attenzione a non rendere il VAR l’unico, reale, giudice! L’arbitro, inconsciamente, potrebbe iniziare ad avere meno coraggio e, soprattutto, meno autorità: “Chiediamolo al VAR, non rischiamo. Ci pensa lui”, potrebbe pensare il direttore di gara dell’immediato futuro… Ma il VAR, essendo di matrice umana, è soggetto all’errore. Certamente il margine di errore è minimo ma esiste. Il calcio è un gioco di imprecisioni: segno perché qualcuno, in difesa, ha commesso uno sbaglio… Non rendiamo il calcio quello che non è mai stato. Già abbiamo “calciatori aziende”, non creiamo anche “arbitri robot”!


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