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Editoriale

De Laurentiis deve intervenire per capire come mai il Napoli è precipitato al sesto posto. Non regge l'alibi della sfortuna, degli errori e dei portieri che parano. Ora il presidente ha le idee più chiare di tre mesi fa...

Laurea in Giurisprudenza, scrittore, giornalista professionista, radiocronista dal 1985 e telecronista Mediaset Premium per le partite del Napoli. Corrispondente di Tuttosport, coordinatore per Piùenne, produce e conduce "Si gonfia la rete"
05.04.2015 00.00 di Raffaele Auriemma   articolo letto 22693 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Rafa Benitez si dichiara stupito per il -9 dal secondo posto,come se fosse un astronauta andato in orbita quando il Napoli ha partecipato l'ultima volta in Champions e tornato adesso che la squadra è fuori dalle competizioni europee della prossima stagione. Ipotesi malaugurata e per nulla auspicabile: sarebbe la prima volta dopo 5 partecipazioni continentali di fila. Però è prematuro fasciarsi la testa, avendo all'orizzonte ancora la possibilità di fare accesso all'Europa League vincendo la Coppa Italia o addirittura rimettere piede nella Champions grazie ad un eventuale trionfo nella finale di Varvasia. Può darsi che accada, perché no, anche se per adesso è corretto esprimere una valutazione oggettiva sul rendimento attuale del Napoli. Senza polemica, però stride con violenza l'affermazione di De Laurentiiis quando questa estate si sbilanciò fino al punto di dire che avremmo "lottato per lo scudetto". Non gli credette nessuno perché con un mercato a base di Koulibaly, Michu e David Lopez sarebbe stato impossibile contrastare lo strapotere della Juventus. Nessuno diede credito a quelle affermazioni e, parimenti, sarebbe stato impensabile immaginare una posizione in classifica così deludente a 9 giornate dalla fine. Sesti in graduatoria, a 9 punti di distacco dal secondo posto della Roma e a 8 dalla seconda piazza della Lazio, che aveva 8 punti in meno rispetto al terzo posto occupato dal Napoli non più tardi di 5 gare fa, e nell'arco delle quali la squadra di Pioli ha conquistato 16 punti più della squadra di Benitez. Alzasse la mano chi immaginava che, in una stagione sprovvista di quella Champions gettata alle ortiche nella sciagurata esibizione del San Mames, a 9 giornate dalla fine il Napoli avesse un disavanzo di 11 punti rispetto alla stagione scorsa caratterizzata da una Champions League conclusa anzitempo per una discutibile gestione di un girone in cui l'accesso agli ottavi sarebbe stato possibile addirittura con un turno d'anticipo. La sconfitta patita con la Roma ha fatto andare di traverso la Pasqua ai tanti tifosi delusi per la quarta sconfitta consecutiva in trasferta (record negativo condiviso con Donadoni, poi esonerato per un identico rendimento) e per i soli 2 punti messi in classifica nelle ultime 5 partite di campionato che hanno caratterizzato un calo tanto clamoroso quanto inatteso, perché arrivato quando invece bisognava accelerare il passo per affiancare una Roma apparsa anche contro il Napoli vulnerabile e con un ritmo troppo lento per riuscire a tenere il secondo posto fino alla fine di maggio. Sarebbe grave non accorgersi di questa involuzione manifestata dal Napoli e diventerebbe fuorviante dare la colpa dello scadente rendimento solo agli errori degli arbitri, alla sfortuna e alle parate dei portieri. Domanda: perché il Napoli non riesce più a correre con intensità? Vuoi vedere che il richiamo di preparazione è stato fatto per avere la squadra pimpante per il rush finale in Europa League? Magari fosse, sarebbe al momento l'unico modo per salvare una stagione che altrimenti non potrebbe essere catalogata come "buona, molto buona oppure ottima", bensì fatalmente fallimentare. Perché nessuno si sentirebbe soddisfatto di contare in bacheca una Supercoppa ed eventualmente una Coppa Italia senza la partecipazione (e le previste risorse economiche) alla prossima Champions League. Certi trofei hanno valore solo se associati a qualche vittoria di maggior peso (la Champions, lo scudetto, ecc) altrimenti servono soprattutto ad arricchire il palmares perspnale dell'allenatore. Benitez disse "quel che semini ad aprile poi raccogli a maggio": l'attività agricolo-calcistica è cominciata male e De Laurentiis segue con molta attenzione l'evolversi della produzione. In silenzio e con le idee molto più chiare di tre mesi fa.


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