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Editoriale

Delirio Inter: Mancini vira sul piano "di scorta". Clamoroso cambio di rotta nel Milan, Pippo compreso...

03.02.2015 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 78632 volte
© foto di Federico De Luca

Tra breve una grande, enorme, colossale verità a proposito del mercato appena concluso.

Prima però devo assolutamente svelarvi un segreto: provate a seguirmi nel ragionamento. "O che bel castello marcondirondirondello, o che bel castello marcondirondirondà". Il primo giorno di "non" mercato devi fare di tutto per convincere il lettore che avrai cose interessantissime da dire nonostante la serranda abbassata, altrimenti col piffero il lettore cliccherà. La cosa è assai complicata e allora "Pum, pimpiripette nusa, pimpiripette pam!". Devi, in pratica, far sì che l'attacco del pezzo intrighi al punto che uno caschi nel tranello: "Cosa avrà da dire di così misterioso quel fetente di Biasin? Quale sarà il segreto del pimpirepette nusa e del marcondirondirondello?" Una volta cliccato, il "contatore" avrà registrato il +1 e pace all'anima di chi è cascato nel trappolone. E quindi "La balena senza culo sa contar fino a 21: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 eccetera eccetera".

Ecco, secondo i miei calcoli a questo punto dovreste aver già cliccato per vedere dove il sottoscritto voleva andare a parare e quindi posso tranquillamente calare le braghe (in senso figurato, per carità). Prima, per sicurezza, allunghiamo ancora un po' il brodo: "Fra Martino, campanaro, suoni tuuu, suoni tuuu, suonan le campane, suonan le campane, din don dan, din don dan!". Considerazione personale: Fra Martino doveva essere uno parecchio fuori di melone, tutto il giorno a far andare le campane. Comunque, torniamo a noi.
Se siete arrivati fin qua avete certamente cliccato, ergo, in barba al mercato pallonaro dell'universomondo, in barba al "io ho detto prima di te che Stincacci ha firmato per la Pontellese" e al "tu hai twittato prima di me che per Sparagozzi non c'è l'obbligo di riscatto" possiamo annunciare con immenso giubilo che anche quest'anno, il mercato, ce lo siamo levati dalle palle! (cit.). Perlomeno fino a giugno.

Trattasi di mezzuccio meschino e davvero poco professionale che ormai utilizzano tutti coloro che fanno informazione su internet. Ci avete fatto caso? "Clicca qui e vedrai le bocce di Belen!". Tu clicchi e c'è Belen all'Esselunga in oscena tuta da 9,90 con in mano due mandaranci. Oppure: "L'incredibile dieta che vi fa perdere 13 chili e mezzo in una settimana!". Tu clicchi e il dottor Stocaus ti confida il segreto: "Prendi queste pillole al concentrato di prugna della Papuasia e non mangiare mai. Mai! Neanche se hai fame". E sotto, in piccolo: "Ventuno chilometri di corsa al giorno possono accelerare gli effetti della dieta del dottor Stocaus". Grazie al casso, dico io! E, insomma, non fatevi fregare se ci riuscite. Io non ci riesco mai, infatti ho appena cliccato su "La foto che non ammette repliche! A Katy Perry ci piace il ca…!". E c'era lei dopo il Super Bowl con in mano un casco dei Patriots. E vabbè, pirla io…

Veniamo a noi. Dicevamo che tra il lusco e il brusco va in soffitta il mercato di gennaio. Il simbolo di questo mese incentrato sull'"arraffaquelchepuoi" ha il volto senza età di Samuel "non c'ho cazzi di allenarmi" Eto'o. E, insomma, a Eto'o la storia dei due allenamenti al giorno proprio non è andata giù. Voleva farne uno, tra l'altro quello che finisce con la partitella. Mihajlovic pare l'abbia presa tutto sommato bene: per tranquillizzarsi si è mangiato un polpaccio di Eder. Attendiamo fiduciosi un tweet di Ferrero in rima (come solo lui sa fare) per spiegare la situazione: "Eto'o vi ho comprato, vinciamo il campionato, mo' frigna come i bambini, ridateme Gabbiadini". Una roba del genere.
La verità è che la fregatura è sempre dietro l'angolo, soprattutto se non hai soldi da spendere e ti arrangi con l'usato (in)sicuro: ragazzotti che tornano nel nostro campionato dopo aver giocato 20 minuti in due stagioni ma "tranquilli, in un paio di mesi saranno al 100%". Solo che fra un paio di mesi hanno già tutti prenotato le vacanze a Viserbella e tanti saluti all'acquisto intelligente. Altri, invece, rivestono la vecchia maglia, ti dicono "sono stato via ma il mio sogno era di tornare qui. Dove siamo tra l'altro?" e ci fanno fare un balzo indietro di 5 anni. Penso ai Matri, ai Santon, ai Gilardino, agli Antonelli, ai Borriello… Che è un po' come uscire con la ex piuttosto che rischiare il due di picche con la tizia appena conosciuta. Con la ex, per intenderci, sai quel che trovi, la conosci: si scioglie con una pizza al trancio e finisce che le dai due dignitosi colpetti; quell'altra invece pretende certamente il ristorantino, magari fa pure la sostenuta, ti costa cifre importanti e alla fine ti congeda col bacetto sulla guancia e il "scusa, ma penso ancora a Enzo, non riesco a lasciarmi andare". In certi casi sincerati per lo meno di non aver inserito nel contratto "l'obbligo di riscatto", ovvero la promessa del "voglio conoscerti con calma, stasera non ti salterò addosso", ché alla fine tu l'hai fatta magnare ai quattro palmenti, lei chiude la serata con Enzo a far zum zum e il giorno dopo ti dice "senti, riproviamoci… ci sarebbe quel ristorantino…".

E, insomma, le milanesi hanno comprato a più non posso secondo la regola del "se le cose vanno male rimescola le carte più che puoi che magari qualcosa succede". Di acquistini e acquistoni sapete già tutto, quindi non vi ammorberò con le liste dei nuovi arrivati e dei partenti, anche perché in questo momento son le 21 e in cielo volano condor di ogni specie pronti a tirare la zampata fino alle 23. Preferisco in definitiva fare la cosa più semplice per chi fa il mio mestiere e cioè, pontificare, sdottoreggiare, far credere di avere soluzioni illuminate alla faccia dei Roberti Mancini e dei Pippi Inzaghi che non capiscono una fava e invece noi sì (ma allora non si capisce perché non siamo in panchina al posto loro).

Partiamo dall'Inter. Dall'alto delle mie competenze mi sento di poter dire che la situazione – correggetemi, se sbaglio – sia un filo complicata. Il disastro di Reggio Emilia ha dato una bella sferzata al ciuffo del Mancio, mai spettinato come in questo momento. Il tecnico ha toppato formazione, sbagliato a fare un cambio come solo in certi campi del Csi, litigato con Vidic tipo asilo e certamente non è riuscito a trasmettere a nessuno dei suoi l'idea di calcio che porta avanti da più di un decennio. Dieci punti in altrettante partite sono una miseria e, diciamolo, quasi certamente Mazzarri con il suo "stringi le chiappe più che puoi" avrebbe raccolto di più. In ogni caso chi vi scrive sta col Mancio, certamente colpevole per aver sopravvalutato se stesso, ma consapevole che l'Inter deve continuare a ragionare "da grande" anche oltre la logica, anche se in questo momento non se lo può permettere e raccoglie figure barbine. Quello del mister di Jesi è un processo che richiede tempo, molto denaro e certamente altri giocatori.
E qui viene il punto: a prescindere da quel che ha in testa, l'allenatore deve rapidamente fare un piccolo esame di coscienza. La società ha fatto tutto quel che poteva secondo le sue attuali possibilità. La rosa è un miscuglio di giocatori "vecchi" (quelli scelti per Mazzarri) e "nuovi" (quelli voluti da chi è subentrato), una sorta di minestrone poco appetitoso che però servito in maniera adeguata può e deve dare molto di più. Dire: "In Inghilterra il calcio è inteso in un altro modo…" è dire la verità, solo che questa non è l'Inghilterra (Robbè, ricordati che però loro hanno la moquette in bagno e non usano il bidet), qui il calcio è vissuto in altro modo, sbagliato o giusto che sia. Le società non si possono permettere gli Aguero e gli Yaya Tourè, almeno non nell'immediato. Questo Mancini lo sapeva e comunque ha scelto di tornare. Se il tecnico pensa di innalzare tutti noi alle vette filosofiche ed economiche del calcio inglese fa un errore clamoroso, molto meglio se scende lui di un gradino e prova a pensare un po' più "all'italiana". Solo così riuscirà davvero a capire come si è trasformata l'Inter da quando se n'è andato e potrà riuscire a riportarla in alto. Viceversa continuerà a vedere i suoi giocatori come mezze calzette e difficilmente avrà risposte in campo. I suoi giocatori non sono gli Ibra e i Maicon dei vecchi tempi, ma neppure i pipponi che sembrano in questo momento. Continuare a dire "servono altri rinforzi" non è d'aiuto, definire Icardi "un potenziale nuovo Adriano" neppure. I tuoi giocatori sono i migliori sempre e comunque, anche se dirlo significa sparare una balla colossale. In questo Mourinho è sempre stato un maestro: ha vinto una Champions con il Porto (e il Porto non era certo favorito), si è ripetuto con l'Inter (e anche la grande Inter di Eto'o non era certo favorita). Il Santo portoghese è riuscito a far credere ai suoi di essere i migliori, ha convinto Santon che era il terzinaccio più forte del pianeta e che avrebbe potuto fermare Cristiano Ronaldo. E Santon ci è riuscito. L'Inter attuale la Champions la vede col binocolo, ma con un bel lavaggio del cervello ha il dovere e le possibilità di sistemare una classifica da tregenda.
Il resto tocca a loro, ai giocatori. Icardi e Guarin che tamarreggiano sotto la curva sono imperdonabili, ma a prescindere dal maleducatissimo "pezzi di m…" è difficile non credere che in questo momento il bomber argentino sia l'unico che ha una consapevolezza di se stesso degna di una squadra che vuol tornare a vincere. Molto meglio un giocatore incazzato che dice cose senza senso di uno rassegnato, assai corretto, ma con una faccia da funerale lunga così: Mancini lo sa, i tifosi pure.

Il Milan del tesissimo Pippo ha fatto il suo dovere: chi si aspettava tre punti e bel calcio è pregato di ripassare. I rossoneri avevano bisogno di ripartire e in qualche modo ci sono riusciti, il resto si vedrà. Le similitudini con l'Inter sono molte: anche in questo caso la rosa pare un minestrone male assortito, anche in questo caso la società le ha provate tutte per sistemare come meglio poteva la situazione al mercato delle pulci. Con Paletta la squadra non vincerà il "Parrucco d'Oro 2015" ma a certe cifre trattasi di un buon colpo. Di Destro abbiamo ampiamente parlato, Antonelli se non sente il peso di cotanta maglia è in grado di risolvere l'annoso problema della fascia, mentre l'opzione su Baselli è la prova che - forse - la dirigenza ha capito che è giunto il momento di investire sui talenti più che sui nomi. In tutta franchezza restiamo convinti di tre cose: 1) Con il solo campionato da affrontare la rosa a disposizione di Inzaghi è esageratamente sproporzionata: troppi giocatori "fuori dal progetto" creeranno solo problemi al tecnico. 2) L'allenatore aveva assoluta necessità di una mente a centrocampo che potesse dare una mano al reparto. Montolivo, Poli e compagnia cantante non bastano per reggere l'urto di avversari molto meglio attrezzati. 3) Inzaghi deve uscire dal cono d'ombra "protettivo" che giustamente gli è stato costruito attorno, ma che ora rischia di rovinarlo. Basta dichiarazioni "politicamente corrette", basta carezze a tutti. Se vuole avere un futuro al Milan o altrove deve rapidamente dimostrare che questo è il suo Diavolo, nel bene e nel male, anche a costo di risultare antipatico a qualcuno. Viceversa passerà quattro mesi a registrare voci maligne di quelli che già dicono "è commissariato" o "a giugno al posto di Pippo arriva Taldeitali".

Infine le classicissime pagellozze a raffica su questo e quell'altro:

Voto dieci a chi ha venduto Cuadrado per cotanta cifra: la plusvalenza non sarà mostruosa, ma alla Fiorentina hanno fatto un gran lavoro.
Voto nove al Napoli degli Strinic e Gabbiadini: con due soli colpi è la squadra che si è certamente rinforzata di più.
Voto sei alla Roma: Sabatini ha dato una sistemata con Doumbia, Ibarbo è un ottimo acquisto. Ma dal re del "ti dico che compro questo e intanto compro quell'altro" ci aspettavamo di più.
Voto cinque alle rivelazioni di Preziosi su Matri, Borriello e Antonelli di sabato a tarda sera: praticamente ha rovinato la serata a tutti noialtri scribacchini.
Voto quattro a Cassano: il suo "Crisantemo" dice molto del perché non sia mai riuscito a sfondare come poteva. E comunque lo sanno tutti che il panchinaro de "L'allenatore nel pallone" è Crisantemi con la i.
N.g. alla Juve di Marotta: volevano Zaza, si sono accontentati di Matri. Hanno preso Sturaro e stop. La regola è sempre la stessa: "Squadra che vince non si tocca". A giugno si vedrà.

Per il resto ho un grande sogno: Mihajlovic che prende un treno delle Ferrovie Nord e si imbatte in quei fessi che hanno devastato il convoglio settimana scorsa. Rieducali per noi Sinisa.

In realtà avevo anche un altro sogno, ma ormai è troppo tardi: Jonathan presidente della Repubblica. Tocca aspettare sette anni. Nel frattempo l'appello è sempre lo stesso: #doveminchiaseijohnny? (Twitter @FBiasin).


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