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La Giovane Italia
Editoriale

Derby d’Italia: ma davvero l’Inter pensa di avere qualche speranza? La Juve allo Stadium prepara una vittoria dal sapore spietato. Quello che deve temere la Juventus è su Isco: Paratici sta lavorando, ma la situazione è complicata

Inviato di beIN Sports, opinionista per la CNN, ogni settimana presenta la Serie A in 31 paesi stranieri
05.12.2018 00:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 22915 volte

Era dal 2010 che non si giocava un derby d’Italia al venerdì, occasione che può essere di buon auspicio per entrambe: perché era l’ultimo anno in cui un’italiana vinse la Champions, e quell’italiana fu l’Inter - e il derby si anticipò appunto prima della semifinale Inter-Barcellona.
Ma al di là del pathos, della storia e del gap che sempre si riduce in una sfida simile, ma al di là di tutto, l’Inter pensa davvero di avere qualche speranza?
L’accoppiata Tottenham/Roma era il crocevia per chiarire se l’Inter avesse passato il solco: dalle ambizioni da podio, a pretendente a un titolo, seppure ovviamente da outsider. E il doppio impegno ha praticamente respinto con perdite i nerazzurri: in entrambi i casi sono crollati sul più bello, sul finale di partita, lì dove bisogna alzare i giri della personalità per intimidire le proprie paure, più che gli avversari in sé.
Non è tanto, o non solo, l’essere stati messi sotto sul piano del gioco tanto a Wembley quanto all’Olimpico, ché potrebbe anche fare parte dell’ordine delle cose. E’ che l’Inter ha tremato proprio quando si trattava di stringere tutto, denti e qualcos’altro, facendo denotare che dunque nel percorso di personalità in Italia il vallo che separa da Napoli e Juventus non è colmabile a breve.
Non è un caso forse che il meglio sia venuto in casa, perché evidentemente la fede incondizionata di San Siro ha dato letteralmente quel gol in più che ha permesso di ribaltare con Spurs, Barcellona e anche Milan. Ma il problema per l’Inter è che si gioca allo Juventus Stadium.

E se non bastasse, per la prima volta la Juventus è stata spettacolare anche in campionato, dove - tranne che in un paio di partite - finora aveva sempre giocato con il pilota automatico, spesso con le fattezze di Cristiano Ronaldo. Se in Champions ha praticamente sempre giocato da grande, in Serie A invece la Juve si era limitata a seguire l’inerzia della propria forza, sapendo di giocare su un piano inclinato dal peso della propria qualità, laddove non ci si mettesse anche la fortuna degli eventi.
Contro la Fiorentina invece è stata un martello, e sotto questo martello l’Inter non è sicura di essere solido incudine.
Se Spalletti deciderà di giocarsela provando a imporre il proprio gioco, come sciaguratamente pensato a Londra e Barcellona, allora si rischierà il diluvio, perché è ovvio che la Juve avrà anche la particolare cattiveria magari risparmiata agli Empoli e Cagliari.
Se invece l’Inter saprà essere consapevole dei propri limiti, allora magari riuscirà a esporre le poche incertezze juventini, tipo lo spazio lasciato incustodito davanti alla difesa, gli anticipi a intermittenza di De Sciglio, o le incertezze ormai croniche in chiusura di Bonucci.
Ma la Juve tranne gli ultimi 15 minuti in casa contro il Manchester United, finora non ha sbagliato niente. E il piacere di vincere contro l’Inter vale doppio. In campionato la Juve non riesce a dare 3 gol di scarto all’Inter da 15 anni: che sia la volta buona?

Qualora non fosse sufficiente, per i prossimi Juve-Inter, e non solo, Fabio Paratici sta provando a reclutarne uno in più, come se ce ne fosse bisogno. La situazione di Isco a Madrid è difficilmente reversibile: dopo la tribuna contro la Roma, il giocatore ha recuperato la panchina, ma il punto è che lo spagnolo fa parte dei tre che Florentino vorrebbe provare a piazzare, insieme soprattutto a Bale e al Pallone d’Oro Modric, che vince il trofeo ma non ottiene alcun rinnovo.
Paratici ha un canale preferenziale con il Bernabeu (al punto che due anni fa rifiutò l’offerta da direttore sportivo) e la Juve sarebbe pronta a offrire a Isco un contratto simile ai 7.5 milioni di € percepiti da Dybala. Florentino per fare la voce grossa ha detto che c’è da pagare la clausola da 700 milioni, cioè è un messaggio trasversale per dire che sconti non se ne faranno e probabilmente il costo si avvicinerà al centinaio. Un conto è sborsare quella cifra per l’operazione Cristiano, altro conto per il rispettabilissimo Isco.
Tutto è trattabile, ma mentre Manchester United, Manchester City e Liverpool hanno tutte prevedibilmente già chiesto informazioni in merito, la novità principale - anche per la serietà del contatto - riguarda il Bayern Monaco: ha ufficialmente comunicato a Robben e Ribery che saranno dismessi, libera un parte importante nel monte ingaggi, ed ha assoluta necessità di rimpiazzare la parte tecnica. Al punto che eventualmente Isco non sarà nemmeno l’unico acquisto.
E’ vero che i bavaresi non sono soliti fare follie, ma la stagione sta dimostrando che la rosa ha bisogno di un profondo restyling. Rummenigge e Florentino sono sodali di vecchia data per motivi politici, ma certo Cristiano a Torino se l’è portato Paratici…


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