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Editoriale

Dimissioni Moratti: sul conto di Mazzarri. Tifosi Milan: guardate l'Inter. Aquilani, domenica torna a San Siro. Biasin: ma non era Simone quello bravo? De Sanctis: e quando provocavi l'espulsione di Ibra? Juve: ok Pogba e quindi Vidal...

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
25.10.2014 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 28458 volte

Mancavano solo le dimissioni dell'icona dell'Inter sul conto del tecnico toscano. Puntualmente arrivate anche quelle. Il tifoso dell'Inter, medio o non medio, non può non essere legato. grato e devoto ad un uomo che ha gravemente intaccato il patrimonio di famiglia per le prossime generazioni, solo e sempre per amore dei suoi colori e della sua squadra. Massimo Moratti non è né quello e né quell'altro. E' l'Inter. E nessuno può dimenticarselo. Se poi parliamo dello zoccolo duro del gesto di Moratti, allora le cose cambiano. La conferenza di Mazzarri è pura foglia di fico mediatica. E nemmeno la riga mai scritta dagli attuali vertici nerazzurri per rispetto a Moratti dopo le frasi del tecnico di San Vincenzo, sono una ragione. Sono dimissioni pensate e calcolate da tempo. Dal momento in cui la famiglia ha capito che Erick Thohir non farà come il suo predecessore e non toccherà un centesimo del suo patrimonio per amore dell'Inter. Ed è dura allora per chi ha speso enormemente per amore, sentirsi fare la lezioncina su questioni che sono sì pubbliche ma che per Moratti e la sua famiglia sono molto intime e molto delicate. Moratti non prevede un buon futuro per l'Inter e ha messo una montagna fra le dichiarazioni thohiriane di oggi e il futuro della Società. Per mesi è girata per Milano la voce che Thohir fosse solo una copertura e che l'Inter fosse sempre morattiana: era una fandonia. Sempre nei mesi scorsi avevamo colpito le frasi dell'ex dg Ernesto Paolillo sulla impellente necessità economica, blasfema agli occhi di milanisti e interisti, di una fusione fra i due Club milanesi: era un grido di dolore. E oggi iniziano a comprendersene i contorni,

Al presidente Berlusconi e alla sua famiglia spiace quello che sta accadendo in casa Inter. Molte volte Silvio Berlusconi e Massimo Moratti si sono telefonati le reciproche sofferenze per i costi del calcio e per i tanti sacrifici che si sono sempre ritrovati sul groppone. Tutto questo oggi inizia ad uscire dall'ovatta e diventa più nitido. Il Milan non punta il dito. Il Milan ha i suoi problemi e le sue difficoltà quotidiane. I conti e i costi sono una dura legge per tutti. Ma, pur senza cantare nessuna vittoria, il Milan oggi non ha i problemi gravi che si scorgono all'orizzonte nerazzurro. Ecco perchè oggi appaiono una volta di più maldestri certi sproloqui e ben poco meditate e attente certe urla sguaiate sulle, sia ben chiaro, dolorosissime cessioni di Ibra e Thiago, e sui mercati fatti col bilancino nelle estati 2013 e 2014 da parte del Milan. Nelle cose c'è sempre una ragione. E la messa in sicurezza dei conti era indispensabile. Cosa che l'Inter oggi scopre quasi drammaticamente. Con un distinguo: quale che sia l'epilogo, dalla rottura Thohir-Moratti l'Inter rischia di uscirne molto più debole. Anche perché in mezzo ai due non c'è nessuno di autorevole. Dal duro, e oggi comprendiamo quanto doveroso, confronto fra Barbara Berlusconi e Adriano Galliani, il Milan è invece uscito più forte. Per un ragione: al vertice per prestigio e gerarchia, ma in mezzo per amore filiale e affetto amicale, c'era Silvio Berlusconi.

Domani a San Siro, Milan-Fiorentina. E torna Alberto Aquilani a San Siro, Lo ha già fatto e ha anche segnato contro il Milan: non è una notizia. Ma oggi che Aqua, come lo chiamavano con onore a Liverpool, è un po' pizzicato a Firenze per il contratto, è giusto rendergli l'onore delle armi. Per le gravi ragioni economiche di cui sopra, il Milan fu costretto a gestire, nei primi mesi del 2012, quell'ottimo giocatore che è Alberto in base a principi e modi non solo tecnici e non solo umani come è costume della casa, ma soprattutto monetari. E per quelle ragioni, Aquilani perse l'Europeo del 2012. Non una quisquilia per chi era tornato in Italia anche per la maglia azzurra. Ma pur avendo un milione di ragioni per farlo, Aquilani non disse una parola contro il Milan e non fece mezza polemica. Chapeau.

Amo esagerare con Biasin, ma senza cattiveria. E lo faccio solo per ricambiare le rotture di maroni che mi riserva praticamente ogni giorno con quel pareggio del Cesena. Dunque: dopo i sei gol di Honda ho ricevuto tanti messaggi a Milan Channel, ma tanti, su quel giornalista che diceva che il giapponese era un Birsa con un miglior ufficio stampa. Beh...Sistemata la cosa, avanti un'altra. In effetti Biasin ne regala, nella sua perfidia anti-rossonera. Ad esempio Inzaghi. Superpippo sta lavorando, non fa proclami e non ha ancora fatto niente. Ma qualcosina sembra indicare che fra poco mi arriveranno messaggi, sempre a Milan Channel, sull'altra chicca estiva di Biasin: attenti a Inzaghi, è Simone quello bravo...Grande Fabrizio, regalacene ancora.

Nulla contro Morgan De Sanctis. Ma...Dopo aver letto che il portierone giallorosso si lamenta delle squadre e dei giocatori che circondano gli arbitri per imporre i loro desideri sulle decisioni dell'arbitro, il pensiero è stato immediato. Ed è andato al Febbraio 2012, Milan-Napoli 0-0, punto Scudetto perso dal Milan e 3 giornate di squalifica per Ibrahimovic. Quella domenica forse il Milan ha perso lo Scudetto, quello dell'inizio dell'era Conte. E alla base della lite Ibra-Aronica, c'era stato proprio De Sanctis. Lui aveva avuto il primo contatto e lui ha un po' aizzato in campo sia Ibra e Aronica che l'arbitro. Predicare è giusto, ma razzolare di conseguenza lo è altrettanto.

C'è sempre un'altra metà nel calcio. Un'altra prospettiva, una seconda parte del problema. Questione di scelte di indirizzo. Nel caso della Juventus legittime e comprensibili. Anche se il diretto interessato smentisce, il rapporto fra Vidal e il Club bianconero segna il passo. Tecnicamente ed economicamente. Anche l età non è più di primo pelo. Non è delitto so a questo punto azzardare che una parte dei proventi del fresco rinnovo di POGBA arrivi proprio dalla partenza prossima ventura di Vidal. Non sarebbe scandaloso. Anzi. Intanto complimenti per POGBA. Dato lo stato del calcio italiano era un rinnovo tutt'altro che facile.


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