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Donnarumma: era pronto il golpe Juve? Ausilio: una giusta predica. Napoli: è Storia, non passato

08.07.2017 11:20 di Mauro Suma   articolo letto 66615 volte

Quando un tormentone italico diventa nazional-popolare sfugge di mano, se ne perde il controllo. E al 18enne Gigio è accaduto: tritato e frullato come mai gli era accaduto in questi primi anni della sua vita. Colpa di Raiola? Intendiamoci, di stinchi di santo nel calcio non ce ne sono, ma Raiola fa il suo: guarda i numeri e guarda i soldi. E da freddo professionista del calcio malato di grandi cifre, aveva deciso di portare il giocatore dove gli offrivano cifre molto più che stratosferiche. Proprio perchè il suo è un mondo legittimamente e obiettivamente diverso da quello dei tifosi. Per lui orgoglio, fede, appartenenza, passione e amore non esistono. Dal suo punto di vista contano solo i contratti e i numeri sui contratti. In questa vicenda, però, sono scesi in campo, dopo aver soppesato tutto e dopo aver avuto bisogno del tempo necessario per soppesarlo, la famiglia di Donnarumma e il ragazzo stesso. Hanno capito che quella del Milan, anche se inferiore del cinquanta per cento rispetto all'altra, era una super-offerta, fatta da chi aveva creduto fino in fondo nel ragazzo per farne diventare la propria bandiera. E a quel punto famiglia e giocatore hanno voluto fortemente il Milan. All'agente, secondo il quale i Donnarumma sono dei pazzi a rinunciare a quello cui stanno rinunciando, non è rimasto che abbozzare e prendere quello che restava, senza compromessi: zero clausole da 10 milioni e commissioni solo nella misura amministrativa del cinque per cento federale. A questo punto, invece che dal lieto fine Gigio verrà inseguito da due fogliettoni nazional-popolari: la maturità e il fratello. Sugli esami è stato particolarmente brava e sensibile il ministro Fedeli. Ha fatto il ministro che parla ad un ragazzo di 18 anni: non lo ha giudicato, gli ha spiegato. Chapeau. E Gigio, a Ibiza, ha letto e riletto la lettera del ministro, traendone spunto e insegnamento. Per quanto riguarda, invece, il fratellone di Castellammare, ne abbiamo già parlato settimana scorsa. E non lasciamo, anzi raddoppiamo. Visto che la famiglia Donnarumma non avrebbe lasciato solo Gigio all'estero, con lui sarebbe andato a giocare comunque Antonio. Il fratelllo maggiore avrebbe in ogni caso lasciato l'Asteras per stare con il fratello, anche senza l'accordo con il Milan per intenderci ancor meglio. E anche lui, cuore di papà e cuore di mamma nella stessa misura di Gigio, avrebbe guadagnato il doppio altrove piuttosto che al Milan. Ma, in cuor suo, papà Alfonso, che aveva sofferto il modo in cui Antonio era stato trattato quando aveva finito il suo percorso nelle giovanili del Milan anni fa, ha sempre sognato di riportarlo in rossonero. Ed è la cosa forse che in questo momento lo sta rendendo più felice. Dietro a tutto questo c'era la Juve? No, Gigio non voleva e non vuole andare alla Juve nonostante Marotta e Buffon ci abbiano legittimamente provato. Legittimamente, naturalmente, rispetto alla dittatura in corso e che le milanesi sperano di mitigare. Non sappiamo se in qualche modo Mino nostro abbia provato a tenerli buoni i bianconeri, sussurrando che alla fine avrebbe convinto il ragazzo. Non sappiamo, sono giochi delle parti che non conosciamo e nei quali non vogliamo entrare. Resta il fatto che il mercato bianconero dei portieri, dopo il summit milanese, sembra essersi rimesso in moto.

Nel suo accenno ai soldi buttati, Piero Ausilio faceva autocritica o attaccava il Milan? Se fosse vera la prima ipotesi, va presa in considerazione: dopo i 110 milioni di euro spesi per Kondogbia, Joao Mario e Gabigol, una autocritica in materia di soldi buttati bisogna ascoltarla in religioso silenzio. Con tutto il carico di quattro allenatori, due direttori sportivi, una presidenza diversa dalla proprietà e le fazioni in spogliatoio che avevano caratterizzato il ridondante anno sportivo nerazzurro 2016-2017. Se fosse poi stato, ammesso e non concesso, un attacco al Milan, non sarebbe assolutamente un dramma. Senza qualche frecciata stracittadina, il calcio non è più calcio, per cui ben venga. Anzi, avanti il prossimo. Anche se il Milan, per la verità, è un po' svantaggiato perchè non ha molto tempo a disposizione per rispondere, fra la presentazione di un nuovo acquisto e l'altra. Restiamo convinti che, a fine mercato, l'Inter sarà molto competitiva, ma in prossimità della metà di Luglio, i due Club milanesi sono molto diversi fra loro. In tutto: dai 5000 tifosi rossoneri del giorno del Raduno, ai 15 che hanno salutato la partenza del gruppo nerazzurro per il proprio ritiro. Ci sarà tempo per rimontare, anche perchè, comprensibilmente l'Inter avrà molti più tifosi al proprio seguito quando deciderà di passare finalmente dagli interessamenti, gli unici oggi a fare notizia, agli acquisti veri e propri che certamente non mancheranno e che in qualche caso lasceranno tutti a bocca aperta.

Napoli esemplare, Napoli una città che insegna. L'arrivo di Diego Armando Maradona e la sua elezione a cittadino onorario del capoluogo partenopeo sono stati una ulteriore dimostrazione e conferma del perchè e percome il calcio non morirà mai. Nell'ambiente del pallone non mancano di certo i futuristi un po' confusi che non conoscendo e non avendo amato la Storia la derubricano a passato. Ma a Napoli e per Napoli, il fremito della Storia è così forte che è come se il Pibe non avesse mai smesso di giocare. Chi vive intensamente la propria città, la propria squadra e i propri colori si emoziona e si commuove quando la propria Storia rivive, esattamente come se i fuoriclasse di un tempo fossero in campo ancora oggi. Il Napoli sta mostrando un grande calcio ancora oggi e sa coniugare bel gioco e cultura sportiva grazie al lavoro di Sarri, ma per tutti i napoletani solo pronunciare Diego significa sognare e sospirare. C'è un attaccamento del popolo napoletano alla propria Storia che la rende ancora attuale ed elettrizzante. Senza esagerare, cosa che a Napoli può accadere in ogni minuto della giornata e in ogni giorno della settimana, la capacità di amare e di perdonare del popolo del San Paolo nei confronti di Maradona è unica al mondo. Quando Diego e i napoletani sono insieme, esistono solo loro e si sente solo il fremito dei loro cuori. Un bellissimo esempio per tutti, anche per noi che siamo gli altri rispetto ad una splendida città di calcio.


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