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Editoriale

Donnarumma sposa il Milan (ma c'è poco da festeggiare). L'Inter non ha fretta, ma 3 colpi sono concreti (non Di Maria). La Juve si scatena! E lo scudetto del Napoli non è «una cagata pazzesca»

04.07.2017 07:07 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 87893 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Siccome è morto Paolo Villaggio io, oggi, non me la sento tanto.

“Eh, ma la professionalità?”. Avete ragione, sono una merdaccia.

Vedete, so che molti di voi sono parecchio giovani e di Fantozzi hanno solo sentito parlare, so che i film ormai sono materiale archeologico, so che ognuno c’ha i miti suoi e non è che deve stare lì a sbandierarli, ma io il mio l’ho perso ieri e, quindi, portate pazienza.

Ora, prima di dedicarci all’importante calciomercato (non voglio rovinare il 4 luglio a nessuno, ma mi tocca farvi notare che non accade quasi una mazza, anche se vogliono farci credere il contrario), voglio rivolgermi a coloro che hanno la fortuna di non aver mai visto lo straccio di un “Fantozzi”.

Siete fortunati, perché potete vederli per la prima volta. Fidatevi, sono capolavori, almeno i primi 5 (Rocky, per dire, al 4 aveva già ampiamente rotto i santissimi). Qui non si vuole spoilerare nulla, ma di seguito vi regaliamo tutta una serie di immagini che valgono più di qualunque analisi sociominchiologica e spiegano perché, davvero, “ne vale la pena” (chi ha visto, sa).

Pomodorini (“Fuori, freddi. Dentro, palla di fuoco a 18 mila gradi!”), Zizì e l’Ippopotamo, «vi sveglio io mezz’ora prima di Ortisei!», la cagnetta Titina e la tenda rossa, la contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, la polentata, «cazzi quella gomena!», il mezzo marinaio, «ah! Tiro al piattello!», Ristorante «Al Curvone», italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica, «cosa credevi, che sarei andato a puttane?», il consiglio dei dieci assenti, il rutto libero, l’accento svedese, Giovannona Coscialunga, «ogni giorno all’entrata e all’uscita lui dice a sua moglie vecchia stronza e...» «Puttana!», triplo filotto reale ritornato con pallino, «prendo la vecchia!» (uacciuaru), «batti lei», proibizioni di madri, «c’è qui Franco che dice che ci porta in un posto che conosce solo lui ahahaha!», cultura spicciola, «A Pinerolo!», capocordata Calboni («Scussssate»), Cecco il panettiere, Loris Batacchi «capoufficio pacchi», la triglia, «...e ora, direttamente dal lago di Tiberiade...», «cameriere, com’è l’acqua?» «Ma quale acqua...», nove taxi («una media di due e un quarto a persona»), «A ui ue la fortuna viene a me, ui ue ua, la fortuna non va là», «27, il numero dei miei anni», sorteggione in sala mensa, «ma lei è una iena!», vedova Ricci, «Filini stia più attento, chemmale», «L’anno scorso vinsero gli ammogliati per 3 infarti a 2 annegati», il Maestro Canello e «l’ora illegale», «e comunque a tutti loro i miei più servili auguri per un distinto Natale e uno spettabile anno nuovo».

Potrei andare avanti per chilometri, ma so che vi siete già rotti le balle. In ogni caso, se anche di tutte queste cose non vi frega nulla e temete solo che prima o poi toccherà crepare anche a voi, beh, allora ricordatevi sempre che la cosa più difficile in natura non è affatto la morte: è il tordo.

QUI INTER

Sarò rapidissimo.

Come spesso ripeto, quando mi metto a cazzeggiare o a parlare di filosofia legata al calcio (“l’Inter per migliorare deve fare così, anzi no deve fare cosà e bla bla bla”, significa che non ho notizie e posso solo pontificare. Oggi non svelerò il Terzo Segreto di Fatima, ma ho raccolto indicazioni sullo stato attuale delle cose e ve le riporto per come mi sono state raccontate.

L’Inter in questo momento non ha fretta, né tantomeno angoscia: ha messo a posto le cose con l’Uefa ma questo non significa che abbia necessità di accelerare sul fronte “prendiamoli tutti!”. Su Di Maria siamo nel campo delle favole, stessa cosa per Vidal. Restano concrete le piste Borja Valero, Nainggolan e Dalbert, ma nulla è imminente (al momento si spinge soprattutto sul brasiliano). Spalletti in particolare non vede l’ora di poter iniziare il suo lavoro per poter valutare uno a uno i giocatori che l’anno scorso hanno clamorosamente fallito. Per molti questa è una rosa mediocre (gli stessi l’anno scorso la definivano “da primi tre posti”), lui è convinto che basteranno pochi (ma ben assestati) acquisti per creare finalmente una squadra.

Niente fretta, niente “spettacolarizzazione”, che non significa “non vogliamo fare come altri che mettono tutto in piazza”, semmai “dopo quello che è successo nell’ultimo anno meglio scegliere la via del silenzio”. E direi che non è un’idea sbagliata.

QUI MILAN

Eccoci qui. Il Milan e Donnarumma hanno trovato l’intesa (e diciamo Donnarumma perché siamo dei signori). Il portiere secondo i beninformati guadagnerà 6 milioni nei prossimi 5 anni, che fanno 30 a lui e 60 per il Diavolo (il lordo pesa assai).

Punto numero 1) Questa notizia non è mia, ci tengo a dirlo. Bravi i colleghi che ci sono arrivati ma a me alle 23.15 era giunta la seguente comunicazione: “Siamo vicini ma stiamo ancora trattando”. Evidentemente hanno trattato.

Punto numero 2) Donnarumma è fortissimo. Lo dico sul serio. Non sono tra quelli che pensano “si smarrirà”, a mio parere è destinato a un carrierone.

Punto numero 3) Sei milioni all’anno sono una troiata. Scusate se sono così diretto, ma io diversamente non riesco a scrivere. Si tratta di una follia economica e – sempre secondo il sottoscritto – gestionale. Ha vinto ancora Raiola, e non c’è niente di male, ma almeno non facciamola passare per una “scelta di cuore”.

Punto numero 4) Se è vero come pare che l’incontro ha partorito la doppia clausola (50 milioni se il Milan non andrà in Champions, 100 se invece ci andrà), perdonatemi ancora una volta, ma qui non siamo di fronte a una “scelta di cuore”, ma a una via di fuga bestiale. Non si va in Champions? Porto soldi ma, amici cari, mi levo dalle balle.

Punto numero 5) “Il Psg avrebbe offerto 12 milioni all’anno e quindi Donnarumma è stato davvero bravo”? Preferisco non commentare.

Punto numero 6) Di tutte queste cose le masse si dimenticheranno alla terza parata. È giusto così, in fondo il suo lavoro è parare, non giocare al “Libro Cuore”. In ogni caso consentitemi di affermare che il Milan ha perso una grande occasione: quella di minare un sistema. Sono un romantico del cazzo e assai poco realista? Probabilmente sì.

E chiudiamo raccontando il lieto fine: vince Gigio, vince la sua famiglia (fratello compreso), se vogliamo vince anche la dirigenza del Milan che a questo rinnovo voleva arrivare a tutti i costi. Vincono tutti, eppure resta netta la sensazione che non sia tutto “bello” e “da raccontare”.

Ps. Vi prego di credere che la mia non è banale “invidia da interista”, io un 18enne a sei milioni all’anno e con Raiola alle calcagna lo vedo più come una minaccia (economica e ambientale) che come un’opportunità. Ma sono banalissime opinioni personali, per carità.

QUI JUVE
La Signora è immobile, la Juve non compra, Marotta è in difficoltà. Certo, ma in una settimana o poco più i bianconeri chiuderanno Szczesny (serve l'ok di Neto al Valencia, più vicino ora che si è risolta la questione Donnarumma), Danilo (mancano “solo” 5 milioni col Real), un centrocampista tra Matuidi e Aurier e probabilmente Bernardeschi. Quest’ultima è la situazione più delicata, perché i Viola – dopo il caos con Borja Valero – proveranno fino all'ultimo a trattenere il fenomeno azzurro. Riusciranno i viola a resistere a un'offerta da 40 milioni? Al momento sembra difficile…

QUI NAPOLI
A Napoli si continua a litigare sul futuro di Reina. Leto è l'alternativa, ma la sensazione è che il portiere azzurro resterà ancora a lungo sul Golfo. Da leggere con attenzione le parole di De Laurentiis al Mattino. Il patron ha finalmente pronunciato la parola scudetto, che può essere però un'arma a doppio taglio.
“Questo” Napoli è “maturo”: ha tenuto tutti i big e inserito Ounas. La squadra è assolutamente pronta e preparata, ma meglio evitare pressioni, soprattutto in pieno mercato. Sarri continui a fare il suo lavoro (gli riesce benissimo) e provi magari anche a vincere qualche partita in più in modo “sporco”. Il resto verrà da sé.

E finiamo qui. L’altro evento della settimana (dell’anno?) del quale vi avrei voluto parlare è il concertone di Vasco. Ero uno dei 220mila, sono stato fortunatissimo. L’altro giorno ho scritto di quel che mi ha lasciato l’evento, della bellezza degli italiani, per una volta straordinari esempi di “efficienza” e buona educazione sia tra gli organizzatori che nel pubblico: spesso ci definiamo “Fratelli d’Italia” accazzo, non in questo caso. Qui invece vi racconto la mattina prima dell’evento, per come l’ho vissuta io.
(@FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com)

Il lucido e meraviglioso delirio andato in scena sabato è chiaramente «colpa» d’Alfredo ma - per cortesia - ognuno dei 220mila presenti al concertone si assuma le sue responsabilità.
(Storia del tragitto «Stazione di Modena-Parco Enzo Ferrari»).
Il treno arriva, ovviamente in ritardo. La gente smadonna un po’, ma neanche più di tanto, in fondo oggi «è normale che tutto sia anormale».
Sul binario 2 scendono a folate, sorta di formiche nel formicaio, un po’ alla rinfusa ma festanti. Sono le 7.12 del mattino, colori e odori (soprattutto odori) si mischiano all’entusiasmo dei «vascaioli»: cantano come delle bestie, ballano, hanno sete. E infatti bevono (birra). È un fiume scomposto che ben presto rientra negli argini: i responsabili della Protezione Civile indicano il percorso da fare rigorosamente a piedi (il trasporto pubblico è stato sospeso alle 21 di venerdì), loro eseguono bei sereni. Si tratta di camminare mezz’ora sotto il sole, ma per molti «la passeggiata» sarà una «festa nella festa» da far durare il più possibile.
Chiara indossa la bandana con scritto «Fammi godere» (assai elegante), al suo fianco un fidanzato obeso con t-shirt evocativa («stasera non bevo»). Sono seduti sul marciapiede, cantano Bollicine insieme a «due di Avellino». Si sentono osservati, l’obeso si accorge e specifica: «C’è scritto “stasera” e infatti sono alla terza» (esibisce bicchierone - rigorosamente di plastica - grondante schiuma). Dieci metri più avanti una piccola folla sosta in una piazzetta. Mangiano gnocco fritto e salumi. Alle 7.20 ci vuole coraggio. Ivan di Brugherio è definitivo: «Bisogna fare la fonda, orcatroia!». E poi l’acuto, «eeeeeeehhhh» a imitare il tipico verso di Vasco. Nell’aria risuona Splendida giornata, arriva direttamente da una cassa messa a disposizione da non-si-sa-chi al secondo piano di un palazzo.
Un gruppo di Bari canta a squarciagola Siamo soli e capisci che lo fa non perché è tristanzuolo, ma per acchiappare un tris di morettone. I pugliesi in coro: «Siamo sooooooli». Le morettone, con risposta assai pronta: «Noooon mi vaaa!». Un grande esempio di broccolaggio all’italiana finito male.
Cento metri più avanti un palazzo piuttosto moderno ospita una mostra dedicata al Blasco, fuori c’è il delirio: musica altissima e balli di gruppo sulle note di Delusa. Un bar invita all’acquisto: «Qui acqua». Tal Sergio di Rimini esce incazzato: «Quattro euro la bottiglietta! Se gli chiedevo un amaro che cazzo succedeva?». E poi, a imitare quello di Brugherio che a sua volta imitava il Vasco: «Eeeeeeeehhhhh» (il verso va per la maggiore).
In effetti i prezzi sono alti, ma quando sono le 8.35 - e a meno di 500 metri dalla zona del pre-filtraggio - alla gente frega nulla del tariffario. «Siamo qui per la Messa Cantata!» grida all’unisono un branco di Perugia che si distingue per la sobria maglietta: «Solo la patata è meglio del Blasco».
Un imitatore di Rossi si esibisce a bordo strada e accetta volentieri offerte: «Tu si che sei speeeecialeee». Poi rotea la mano come solo Vasco sa fare. E infatti non se lo fila nessuno. Sono tutti molto più attratti dal cartello con freccia, affisso a un muro: «Canapaio Modena, via Cesare Costa 89. Servizio guardaroba durante il concerto». In molti fanno volentieri una deviazione.
Ci si avvicina con ampie falcate al Park, lo smistamento procede senza grossi intoppi, passano due macchine della polizia e una piccola folla eterogenea provoca: «Voglio una vitaaa spericolataaaa!». Sono di Genova, Cuneo, Frosinone, Catania, Portogruaro, hanno cappellini con domande da esibire («Buoni o Cattivi?»), mostrano vecchi autografi di Vasco trasformati in tatuaggi, sostengono di avere il «fegato spappolato», si dicono l’un l’altro «eeeeehhhhhh« anche se non si conoscono. C'è tanta Italia, tutta Italia. Ci sono pochi stranieri, anzi, quasi nessuno, forse perché Vasco è prodotto «dop» di quelli non esportabili.
Si sono fatte le 9, molti ciondolano senza fretta in giro per le strade, noi entriamo all’«Enzo Ferrari». Clamorosi santi in paradiso ci consentono di accedere all’«area palco», sul prato ci sono già 60mila cristiani, tanti hanno dormito lì su giacigli improvvisati e hanno sete vera («dateci acqua»). Prendiamo coraggio («quando ci ricapita») e saliamo sul palco. (Primo passo) ci manca il fiato, (secondo passo) gente a perdita d’occhio, (terzo passo) folla inferocita: «Levati dai coglioniiiiiii!!!». Timida replica «a stemperare»: «Eeeeehhhhh"». Quelli non abboccano: «Oh, levati dai coglioniiii». Ubbidiamo: mancano 12 ore all’arrivo del Dio pagano chiamato Vasco.


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