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Editoriale

E’ la disfatta di Allegri, checché ne dica Agnelli: vincere non era l’unica cosa che conta? La Juventus ha giocato solo quando ha dovuto reagire. Rilassatasi con l’Ajax, è crollata. Gli juventini vogliono Allegri?

17.04.2019 00:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 40006 volte

Il ranking. Il nuovo tormentone è il ranking. Uscire da questa disfatta - né più, né meno - contro l’Ajax, e parlare da parte di Agnelli di ranking e degli ultimi cinque anni sempre nei Quarti, ha lo stesso effetto dell’ingaggiare un make-up artist da Oscar per fare agghindare un cadavere.

Perché la Juventus è stata totalmente tramortita dall’Ajax, che ha giocato il più bel calcio di questa stagione, e che meriterebbe di vincere la Champions, e forse potrà davvero giocarsela se sarà assistita dalla fortuna.

Ma dell’eccellenza del sistema Juve ne eravamo già a conoscenza.
Ma eravamo altrettanto a conoscenza della tiritera sul vincere che è l’unica cosa che conta, sul musetto di ispirazione ippica per vincere di un’incollatura, sul pragmatismo.

Chi scrive non è mai stato un appassionato del dualismo stucchevole tra gioco e risultati. Uno porta l’altro.
Ma era così ovvio che la Juve di quest’anno sia stata la Juventus che ha giocato nella maniera peggiore vista in questi 8 anni di scudetti.
E insistere nella tiritera del “vincere è l’unica cosa che conta” era solo una maniera per nascondere la polvere sotto il tappeto di damasco regale di Cristiano Ronaldo.

Davvero questo è il massimo che la Juventus può esprimere?
Perché si può perdere e si può essere eliminati da una squadra così fantastica, ma non si può perdere così.
In ginocchio, in casa propria, con l’abbondanza di cui dispone la Juventus, e contro la forza delle idee e del coraggio che ha opposto l’Ajax (Allegri ha avuto l’ardire di parlare dell’assenza di Douglas Costa, ma via: un po’ di onestà intellettuale, l’Ajax non ha una rosa minimamente paragonabile sulla carta, ed ha dovuto chiudere con la terza scelta come terzino sinistro!).

Quando la Juve è messa alle strette, vede il baratro, allora reagisce, di pancia e di testa.
Invece era tornata da Amsterdam tranquilla e sicura, e così ha affrontato la partita.

Anche bene nel Primo Tempo. Ma poi, totalmente disintegrata dopo il pareggio.
Per poi arrivare al Secondo Tempo di totale eccellenza dell’Ajax. Forse il meglio visto quest’anno nel calcio mondiale.

Eppure non è stata certo una sorpresa.
La critica si era sperticata nell'elogiare un Rugani all'altezza di Chiellini: ma quando mai, già all'andata van de Beek aveva avuto un regalo da lui, e David Neres lo aveva portato sulle giostre per mezz'ora. L'Ajax aveva perdonato, ma una sorta di allucinazione collettiva dipingeva la Juve come tosta e sicura, anziché fortunata.

Agnelli ha quasi bacchettato la critica preventivamente: “Riconosciamo i meriti dell’avversario!”.
Certo. C’è qualcuno che è da una settimana che li riconosce.
Ma c’è da analizzare una disfatta, dovuta non agli infortuni sventolati da Allegri, ma un gioco che non c’è mai stato quest’anno, che ha tirato a campare sui singoli, e ha sfoderato 2-3 prestazioni solo quando è stata messa al muro.

Chi se non Allegri è il responsabile di questo, con la sua sicurezza e la sua sagacia tattica, ma che tiene i fondi ad ammuffire sotto il materasso e non investe nulla per fare fruttare la qualità del gioco.

Agnelli ha aperto ombrelli sotto lo tsunami, ma tanto basta andare in giro a parlare con tutti i tifosi juventini per farsi un’idea.
E’ davvero Allegri il futuro di questo progetto?
E se sì, davvero questo Allegri è sufficiente?
Perché ricordatevi della campagna acquisti, di Cristiano Ronaldo, della rosa che potrebbe essere la più forte della Juventus di tutti i tempi.

Qualcosa non torna. E trovare scuse non aiuterà. Nemmeno se sei il Presidente.


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