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Editoriale

E’ stato il mercato…

02.02.2017 12.00 di Luca Marchetti   articolo letto 26080 volte
© foto di Federico De Luca

Cinque storie, cinque fotografie che ci porteremo dietro in questo mercato di gennaio. Invece che il pagellone (che avete visto ormai dappertutto) proviamo a fissare i ricordi.

E’ stato il mercato dell’Atalanta. Protagonista assoluta, prima in campo poi sul mercato. I suoi gioielli li ha venduti a tanto oro quanto pesavano. Gagliardini all’Inter, Caldara al Milan. Kessié richiesto da mezza Europa con la Roma che ha provato a chiuderlo per giugno, giusto per battere la concorrenza. Il Papu Gomez corteggiato da mezza Italia, ma alla fine è rimasto con i suoi commenti social e con le sue fasce da capitano. Ma l’oro dell’Atalanta non è finito qui. Intanto ha buttato già nella mischia due 99. C’è Petagna che giorno dopo giorno sta diventando sempre più determinante. Poi ha preso Fazzi (mandandolo in prestito al Perugia), ha preso Cristante, ha preso Mancini. Il lavoro di Gasperini è praticamente solo iniziato. Solo questo inverno realizzati (come cessioni) 37 milioni (considerando l’obbligo di Gagliardini): quest’estate saranno altrettanti. Per una volta la regina del mercato non è una big, ma l’Atalanta. A beneficiarne saranno le big visto quello che ha già fatto vedere Gagliardini (già si sfregano le mani in nerazzurro per l’investimento fatto, potremmo definirlo sicuramente il colpo migliore di questa sessione), ma le casse dell’Atalanta non si lamentano.

E’ stato il mercato dei no. Quello più grande è il no di Kalinic, senza dubbio. La trattativa con i cinesi del Tianjin sembrava “too big to fail”. Troppi milioni di euro a lui, troppi milioni di euro alla Fiorentina. “L’offerta ufficiale non arriva, ma quando arriva…”. Quando è arrivata è bastato poco per rifletterci su. Già la mattina Kalinic aveva fatto sapere attraverso la stampa croata che non sarebbe andato. Neanche la cena con il suo agente gli ha fatto cambiare idea. Rimango qui. Perché la società non mi vuole vendere, perché i tifosi mi fanno sentire importante, perché ho raggiunto la serie A e voglio giocarci. Serviti i romantici, non tutti sono sensibili al fascino dei soldi. L’altro no che ci ha tenuto in ballo per un po’ di giorni è stato quello di Squinzi e del Sassuolo alla cessione di Defrel. Trattativa c’è, trattativa non c’è. Lo vendono, è incedibile. Ci piace, ma non lo danno anche se… Hanno provato ad ammorbidire il Sassuolo, hanno provato a mettersi seduti. Ma il Sassuolo di milioni di euro ne voleva 25. Almeno. E’ come dichiararlo incedibile. Squinzi ha tenuto la posizione fino alla fine, dimostrando ancora una volta la sua solidità economica e la forza della programmazione. E la stessa cosa è successa anche per Pellegrini che la Roma avrebbe avuto piacere di anticipare (come rientro) ma che i neroverdi non hanno mollato.

E’ stato il mercato di dicembre, piuttosto che quello di gennaio. Le due operazioni più importanti di questa sessione Juve e Napoli le hanno sistemate prima ancora che iniziasse la sessione. Pavoletti (18 milioni) e Rincon (8+1) sono stati i primi arrivi. Le esigenze e le emergenze si sistemano subito. E’ così che ragionano le grandi squadre, è così che hanno Juve e Napoli. Poi la Juve ha pensato anche al futuro: è andata a prendersi Caldara ed Orsolini. Ha tentato Paredes nell’ultimo soffio di mercato. A proposito: menzione speciale per i bianconeri: la maggior parte dei loro investimenti nell’era Marotta Paratici sono per acquistare giocatori italiani o appartenenti a società italiane: insomma rialimentano il sistema (e allo stesso tempo cercano anche di indebolire le avversarie più accreditate).

E’ stato il mercato ancora una volta del Genoa. Hanno cambiato tantissimo anche in questa sessione. Una volta si diceva che era il lavoro di Gasperini che portava a cedere. Evidentemente Juric funziona allo stesso modo. Pavoletti e Rincon fanno 26 milioni più o meno, più naturalmente la cessione di Ocampos (l’asse Milan Genoa regge, eccome). Ma non solo: ha preso giocatori decisamente interessanti. Beghetto e Morosini dalla B (a proposito dalla B quest’anno sono arrivati dei buoni prospetti, altro tema da affrontare prima o poi) Hjliemark e Cataldi, Pinilla e Taarabt, Palladino e Rubinho. Le porte al Genoa sono sempre girevoli.

E’ stato il mercato dei prestiti. Nonostante in questa sessione di mercato si sia speso di più che nello scorso anno. Tanti trasferimenti, vero. Ma i più importanti in prestito. Che poi sia con obbligo di riscatto o meno poco importa. I soldi (oltre i 10 milioni) li hanno spesi Juve e Napoli. Deulofeu e Ocampos in prestito, Gagliardini in prestito, Saponara in prestito, Faragò in prestito, Aquilani in prestito, Hiljemark in prestito, Grenier in prestito. In prestito anche le cessioni più importanti come Jovetic, Zaza, Niang. Luiz Adriano ed Evra svincolati. Ma questo non significa che non ci siano state trattative o spostamenti. Anzi. La classifica della A non ha generato particolari esigenze od emergenze. Ma il mercato è sempre il mercato.


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