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Editoriale

Ecco perché la Juve non ha battuto il Tottenham. Mancano i campioni. Le grandi lontane. Campionato non allenante. Napoli, vai fuori dalla Coppa

16.02.2018 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 28167 volte
© foto di Federico De Luca

La Juventus può ancora ribaltare il risultato a Londra, è giusto pensarlo e crederlo. L’impresa è difficile, ma possibile, conosciamo bene il calcio e anche il carattere dei bianconeri.

Il pareggio con il Tottenham però è stato liquidato troppo in fretta come un incidente di percorso. E se Allegri fa bene a proteggere il gruppo, a mostrarsi ottimista, a guardare avanti, di sicuro la Juventus società dovrebbe analizzare meglio quello che è successo. E di sicuro lo avrà fatto. Anche in questo caso servirebbero professori buoni come quelli invocati da Allegri, perché sarebbe sciocco nascondere e non risolvere i problemi evidenziati da questa squadra in Europa. E ancora più inutile nascondersi la verità-vera.

Intanto diciamo una cosa: il campionato italiano non è allenante. Dopo sei scudetti consecutivi vinti praticamente senza avversari competitivi, quest’anno sulla strada dei bianconeri c’è solo il Napoli. Tutto il resto è modesto, in genere garantisce una gestione serena degli impegni e dell’organico. Dopo il due a zero di vantaggio dell’altra sera qualsiasi altra partita del campionato italiano sarebbe già stata chiusa, finita. Per la forza dell’organico della Juve in generale, ma anche per cultura calcistica, quale altra squadra in Italia potrebbe pensare a una rimonta tipo quella del Tottenham? Forse il Napoli, appunto. Per il resto stop. E questo è un handicap non da poco. Lo strano dell’altra sera, appunto, è stata soprattutto l’incapacità dei bianconeri di gestire a loro piacere la partita, arte nella quale in Italia sono maestri. Forse non hanno capito per tempo che davanti avevano una squadra organizzata, con forza fisica e tecnica, mentalità diversa da quella delle italiane.

E qui tiro in ballo anche la cultura calcistica. Non voglio fare da cassa di risonanza al sacchismo peggiore o a certi concetti troppo esasperati, ma l’altra sera è stato evidente un ritorno al passato, ai difetti più grossi del calcio italiano: difendere, vivacchiare, congelare le partite. Su questo bisognerebbe ragionare perché le grandi squadre d’Europa cercano sempre e comunque, con qualsiasi risultato, di fare la loro partita fino in fondo, di imporre il proprio gioco. Tanto per dirne una, il Liverpool a Oporto ha continuato a giocare anche sul quattro a zero….E si impone il gioco anche difendendosi in maniera attiva, con pressing, raddoppi e ripartenze, senza finire nel gorgo della passività che ha condizionato la Juve e rimesso in gara il Tottenham.

E se la mentalità ha inciso, chiamo in causa anche Allegri. Attenzione: per me è bravo. Non confondiamoci. E’ un grande gestore di uomini, di spogliatoio. Un ottimizzatore delle risorse e i risultati lo incoronano. Ma siccome tutti hanno margini di miglioramento, anche quelli bravi, Allegri dovrebbe provare a dare alle sue squadre una organizzazione maggiore e una mentalità di livello superiore. Sono poche le partite nelle quali la Juventus è riuscita a mettere insieme carattere, voglia di vincere e moderna organizzazione di gioco. L’esempio massimo resta la vittoria con il Barcellona dell’anno scorso. A volte c’è la sensazione che la squadra si adagi nel calcio italiano utilitaristico, quello che ha sempre predicato “l’unica cosa che conta è vincere”. Parole sante, ma se non metti in campo anche altri valori, siccome in Europa ci sono diverse squadre più forti, vincere diventa molto più complicato.

E qui passo all’organico della Juventus. Se la filosofia calcistica è e resterà quella classica, “prima i giocatori, poi il gioco”, i giocatori che ha la Juve non basteranno mai per vincere in Europa. La Juventus ha fatto autentici miracoli sportivi arrivando in finale di Champions due volte negli ultimi tre anni, ma poi nei confronti decisivi è stata messa tremendamente a nudo, non è quasi mai stata in partita. Su questo bisogna riflettere. O si vira decisamente su un modo nuovo di fare calcio, su un allenatore con una cultura diversa, o questo organico va migliorato. E’ evidente come Sarri, con il suo lavoro, abbia alzato il livello di tutti i giocatori del Napoli. Nel Napoli non ci sono campioni, il campione è il gioco. Tanti buoni giocatori sono diventati fortissimi grazie al supporto del gioco. La Juve può permettersi un allenatore del genere, con questa cultura, e un cambiamento radicale di filosofia? Non lo so. La Juventus è sempre stata un’altra.

E allora questi giocatori non bastano più per competere con le grandi d’Europa, ma diventa un problema anche battere il Tottenham. Servono almeno venti giocatori di qualità alta, interscambiabili, che offrano soluzioni all’allenatore in tutte le situazioni. La Juventus non li ha.

E se una volta il problema era il fatturato, ora che i problemi economici sono superati, bisogna passare alla fase di un rafforzamento deciso. Parlo per la Champions, naturalmente.

Una grande squadra non può avere soltanto Matuidi nel ruolo di centrocampista fisico, recuperatore di palloni. Tanto per dirne una. L’altra sera la Juventus è inciampata sull’assenza di Mutuidi. Ma è evidente come la rosa non sia completa. Con tutto il rispetto, giocatori come Sturaro, Bentancur o anche questo Marchisio crepuscolare, non sono competitivi. E anche i limiti di un Khedira, gran giocatore, ma scartato dal Real con diversi problemi fisici, sono noti. Vogliamo parlare di Benatia (per altro ottimo) o di Douglas Costa (tanto fumo)? Se il Bayern li ha scartati vuol dire che aveva di meglio, o no?

A volte va tutto bene e le magagne sono mascherate, ma quando ti mancano in un colpo solo Dybala, Matuidi e Cuadrado, diventi più vulnerabile. L’altra sera s’è sentita perfino la mancanza della rabbia agonistica di Lichtsteiner o dell’esperienza di Barzagli, due anzianissimi.

Ripeto, mi auguro che la Juve vada avanti, che arrivi fino in fondo, mi smentisca e vinca la Champions, ma una riflessione, per me, va comunque fatta. Tanto per chiuderla qui, volete sapere chi aveva in panchina l’altra sera il Real Madrid? Bale, Casilla, Hernandez, LucasVazquez, Hakimi, Asensio e Kovacic. Interessa il Psg? Trapp, ThiagoSilva, Di Maria, Meunier, Diarra, Draxler e Pastore.

Una riflessione, dicevo, che dovrebbe coinvolgere, naturalmente, tutto il nostro calcio.

L’altra squadra che in Italia si sta giocando lo scudetto è il Napoli. Gioco straordinario, livelli altissimi di organizzazione, un esempio per tanti tecnici e società in Europa, giustamente magnificato. Grandi intuizioni di De Laurentiis, grandissimo lavoro di Sarri. Poi, però, il Napoli per provare a vincere lo scudetto deve mollare l’Europa League perché fatica a mettere insieme undici giocatori e quattro riserve in panchina. Il nostro calcio è questo, grandi eccellenze, ma anche grandi limiti del movimento, frutto di troppi anni di mancata programmazione federale e della Lega, e qui allargo il discorso agli stadi, ai settori giovanili, alle regole.


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