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La Giovane Italia
Editoriale

Elliott tra alti e bassi ma il Milan riparte con chiarezza. Giuntoli, il vero potere è Napoli. Giancaspro e Lugaresi paghino per i fallimenti. Ansia Avellino: un pasticcio con un conto troppo salato...

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
23.07.2018 16:22 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 41283 volte
© foto di Federico De Luca

Il Milan ha svoltato. Con il cinese sconosciuto era finito in mezzo ad una strada (frase che ha fatto arrabbiare alcuni tifosi rossoneri), senza Europa e senza prospettiva, oggi invece - piaccia o meno - il quadro è chiarissimo. Grazie al fondo Elliott, il Milan ha un futuro segnato. I fondi sono speculativi, ci mancherebbe, e sappiamo il mestiere che fanno. Di Lì non sapevamo nulla e già questo basta a rasserenare i tifosi milanisti che, da qualche giorno, sono consapevoli di cosa potrà succedere in un futuro prossimo. Due, massimo tre anni, per riportare il Milan nell'Europa che conta. Poi si venderà al migliore offerente ed ecco che Elliott ha fatto l'operazione, calcistica, della vita. Ha accompagnato un "imprenditore" debole al primo anno, ha aspettato che rotolasse per tutte le scale e ha preso un club glorioso a livello mondiale come il Milan a 300 milioni di euro. Se va male, al terzo anno, lo vende a 750 milioni di euro. Operazione fantastica a livello economico. Se Elliott ha un cervello (e si vede), Lì non aveva gli occhi per piangere e non aveva un disegno in testa. O forse noi non lo conosciamo e lo conosceremo solo quando la Procura della Repubblica deciderà di fare chiarezza su un personaggio ambiguo. Arrivato dalla Cina, ha speso 700 milioni e in un anno ha perso l'investimento fatto per non aver ricapitalizzato a 32 milioni di euro. Scusateci ma, sembra chiaro, che ci manca qualche passaggio. Due punti a favore di Elliott. Il primo lo abbiamo appena scritto, il secondo aver convinto l'Uefa della propria solvibilità e aver regalato al Milan l'accesso all'Europa. Il Presidente Scaroni è garanzia per il presente e futuro. Un grande manager alla guida di un grande club. Il Milan ai milanisti... ma quelli intelligenti. Questa mossa vale un punto in più per il fondo. Siamo 3-0. Palla a centro, partita finita? No, attenzione perché i contro sui pro provano a rimontare. L'uscita di Fassone sarebbe stata da gestire meglio. Ovviamente chi acquista ha il diritto e il dovere di piazzare i suoi uomini e ben venga un AD di fiducia. Fassone era uomo di Lì ed è giusto che sia stato messo alla porta. Ma per un fondo che per la prima volta entra nel mondo del calcio italiano bisognerebbe badare anche ai modi. Fassone è stato segato sul posto. Buongiorno, dov'è Fassone? Lei è fuori! Avranno avuto mille motivi ma le grandi aziende tengono riservate queste cose e avrebbero dovuto trovare un metodo più politico per separarsi. Fassone ha avuto la grande colpa di aver accostato il suo nome a quello del cinese, ma non è da buttare tutto quello che ha fatto in un anno di alta marea. Avrebbe potuto fare meglio? Certo, tutti possiamo fare meglio. Ma gestire un anno così al Milan equivale a 10 anni di altri club italiani in ordinaria amministrazione. 3-1 per Elliott. Conserva il doppio vantaggio. E Mirabelli? Mandare via il Direttore Sportivo, a meno di un mese dalla chiusura del mercato e dall'inizio del campionato, è una scelta incomprensibile. Poi per mettere chi? Paratici? Marotta? Monchi? No, Leonardo! Capite che è una scelta, almeno, discutibile. Allora, discutiamo: Mirabelli, al primo anno da Direttore, sono più le cose positive che quelle negative che ha portato a termine. La più grande fesseria è stata quella di aver confermato Montella ad inizio anno. La seconda è quella di aver speso soldi importanti per prendere Silva e Kalinic. Il primo potrà ancora riscattarsi perché ha le qualità, il secondo l'ha voluto Montella. Sta di fatto che con quei soldi avrebbe potuto prendere un Morata e amen... Cosa che stava facendo adesso. Per due errori, ci sono molte cose che Mirabelli ha fatto di buono al Milan ma ora tutti dimenticano. Il valore della rosa era basato solo sul valore di Donnarumma e Suso. Oggi c'è materiale da vendere e calciatori come Bonucci che potrebbero andare al PSG. Ha vinto la scommessa Gattuso, giocandosi la faccia e anche qualcosa di più intimo, quando l'ha preso tra lo scetticismo generale. Ha vinto la battaglia mediatica con Raiola, ha tenuto Donnarumma quando tutti lo volevano, ha preso Reina a zero e ha ridotto del 70% le procure degli agenti nel bilancio del Milan. Tutto questo al primo anno di rossonero. Non ha raggiunto la Champions è vero ma, soprattutto, per aver perso punti con le piccole e per esser partito con l'handicap Montella. Cambiare oggi il Direttore non ha senso. Avrebbe meritato di lavorare un anno nella normalità e, se avesse fallito al secondo anno, lo si sarebbe dovuto mandare a casa a calci. Oggi arriva Leonardo ma, seppur parliamo di un grande professionista, è l'uomo più sbagliato da inserire in questo momento storico. Con Gattuso non si ama, con il Milan si è lasciato male e i tifosi non lo vogliono vedere neanche sull'album Panini. I suoi recenti trascorsi non lasciano ben sperare per l'ex calciatore che, dopo aver smesso, non ha mai fatto capire se volesse fare l'allenatore o il dirigente. Tentarle tutte non vale. Il Milan ha bisogno di un vero DG e di un esperto DS. Gandini sarebbe ottima soluzione. Per il Direttore devi andare su Paratici (impossibile da prendere), Monchi (per il futuro) o devi andare a fregare Tare a Lotito (altra cosa non banale). Leonardo, però, non ha le credenziali giuste in questo momento.
Si era proposto ad Elliott anche Cristiano Giuntoli che sulla poltrona da Direttore del Napoli è comodo ma, da quando è arrivato Ancelotti, è stato scavalcato dal Mister e dallo stesso Presidente che fa tutto in prima persona lasciando le briciole al suo DS. Giuntoli, a Napoli, non è più sorridente come una volta. Con Dela vive di alti (pochi) e bassi (tanti). Giuntoli è un nostro amico dai tempi di Carpi. Grande Direttore e ottima persona. Ma sapete che, purtroppo, non guardiamo in faccia a nessuno e diciamo sempre quello che pensiamo. Giuntoli è un vero intenditore di calcio. Ha fatto la gavetta e capisce i calciatori prima degli altri. Merita il posto che ha a Napoli ma se non può incidere, per uno come lui, meglio andare altrove. Vedi Sabatini che è ripartito dalla Samp, dopo l'esperienza all'Inter. Cosa sbaglia Giuntoli? Fare il Direttore del Napoli esclude la possibilità di fare il Direttore di altre 3-4 squadre. Lo so che Cristiano nega la mia tesi ma i fatti sono altri. Al Chievo ha spinto Romairone e lo aiuta a fare il mercato anche perché da solo Giancarlo potrebbe fare fatica a seguire una società di serie A. Agevola il mercato del Carpi (vedi Tutino ed altri dal Napoli dove sono finiti), "impone" Soda sulla panchina del Gozzano e detta le linee guida del mercato di C e aiuta il Savona in D. Facendo un calcolo rapido, ha il potere del mercato in tutte le categorie. Chievo in A, Carpi in B, Gozzano in C e Savona in D. Un po' troppo per definirle strategie. Una dozzina di anni fa queste situazioni avevano un altro nome. Il consiglio che diamo a Giuntoli è semplice, in amicizia: hai fatto tanta gavetta per arrivare al Napoli che, oggi, devi tenerti stretto e non pensare al mercato di seconda e terza fascia che ti crea solo nemici senza avere alcun vantaggio professionale.
La situazione, in serie B, è ai limiti del paradossale. Siamo passati dalle minacce di suicidio al silenzio totale. Già chi minaccia di togliersi la vita con tanto di lettera di addio, come Lugaresi del Cesena, ti fa capire che qualche rotella non è a posto. Un atto così non andrebbe mai fatto, neanche scritto o pensato. Ciò, però, non può togliere l'attenzione sul disastro economico che ha fatto, insieme al suo predecessore, a Cesena. Lugaresi si deve assumere le sue responsabilità - non con una lettera di minacce - ma con la personalità di un imprenditore che ha fatto finire la passione per il calcio in una piazza storica. Erano anni che il Cesena partecipava ad un campionato senza averne i requisiti e avrebbero dovuto fermarlo molto prima. A Bari Giancaspro ha fatto anche peggio. Come se qualcuno gli avesse ordinato di acquistare il Bari. Una società reduce da un fallimento pilotato che fallisce per la pessima gestione del club, con un parco calciatori da spendere sul mercato e con una piazza che ti porta 16 milioni all'anno di fatturato. Giancaspro, prima o poi, dovrà uscire allo scoperto e spiegare il suo piano. Ormai è andata, ma questi "imprenditori" non possono uscire di scena sempre senza una spiegazione o senza pagare con le proprie aziende. Il calcio non può continuare ad essere terra di nessuno. Il Bari non poteva e non doveva fallire. Ripartire dalla serie D non è una fumata di sigaretta. La D è il campionato più difficile da vincere. Ne vince una sola, c'è la pesante regola degli Under e investire milioni di euro non ti garantisce la promozione. Nel caso del Cesena peggio ancora che si ritroverà nel girone Modena e Reggiana. In questi anni non dimentichiamo che non sono state promosse società come Varese (l'anno dopo addirittura retrocessa in Eccellenza), il Como (secondo dietro al Gozzano), il Latina, il Taranto, la Triestina (seconda dietro al Mestre) e così via...
Con il fiato sospeso c'è una città intera: Avellino. Qui la situazione è un po' particolare e andrebbe spiegata. Sicuramente, da 48 ore a questa parte, c'è più ottimismo grazie al ritorno in campo dell'Avvocato Chiacchio. Storico Avvocato che ha sempre tolto le castagne dal fuoco all'Avellino, basta ricordare il caso Catanzaro-Avellino. In due mesi chiuse i rapporti con Taccone, per il mancato riconoscimento economico ed ecco il patatrac della fideiussione. Il risparmio non è mai guadagno. Tuttavia, sabato, Chiacchio per amore dei Lupi ha accettato l'incarico ed è tornato in sella. Ovviamente sa bene che, anche senza soldi, se dovesse vincere questa causa il guadagno sarebbe soprattutto di immagine e riconoscenza di un'intera città a pochi chilometri da casa sua. Parliamo da giornalisti e non da tifosi. Se la Covisoc e la Federazione dovessero seguire l'iter procedurale, l'Avellino sarebbe fuori dalla prossima serie B. Taccone ha presentato tre fideiussioni. Ne sarebbe bastata una ma in regola e nei tempi. Se presenti tre fideiussoni, senza che nessuno te le richieda, significa che sei già nel torto. Oggi l'Avvocato Chiacchio può vincere la partita solo su un tema: rendere valida la prima fideiussione. Per intenderci, quella rumena. Presentata in tempo. Le altre due valgono zero! Perché? Semplicemente perché non sono state consegnate nei termini. La seconda, Finword, non è stata consegnata entro le 19.00 (è arrivata via Pec alle 19.15 ma neanche la fideiussione, un numero di polizza) e la terza di Groupama arrivata dopo due giorni. Inutile fare polemiche, oggi, non serve a nessuno. Come non sono utili dichiarazioni a mezzo stampa o conferenza populistiche. I fatti sono andati così: oggi Taccone deve affidarsi a Chiacchio e sperare di vincere la causa sulla prima fideiussione. Ci sarebbero due spiragli sui quali fare la battaglia. Una battaglia che sarà lunga e tortuosa. Il rischio di ricorsi è concreto ma l'Avvocato Chiacchio se ha accettato l'incarico sa che quei due cavilli potrebbero essere la fortuna dei Lupi. La strategia è chiara: silenzio stampa assoluto da parte del Presidente, l'Avvocato prepara le carte sul ricorso per la prima fideiussione rumena e basta invocare la seconda e terza fideiussione che oggi sono un boomerang e non un'arma. Il calcio italiano non può cancellare la storia e l'amore di una piazza così calorosa per questioni burocratiche. Hanno consentito, lo scorso anno, l'iscrizione di Cesena, Modena e Vicenza che erano piene di debiti. L'Avellino deve saltare se non può andare avanti a livello economico ma non per un pasticcio procedurale. Certamente grave ma la pena non può essere l'esclusione dal campionato. Il collegio di Garanzia del Coni dia 2-3 punti di penalizzazione da scontare sul prossimo campionato ma cancellare una società così è una pena pari all'ergastolo per essere passati con il rosso e aver fatto il dito medio al vigile. Giusto pagare ma non è giusto morire. Se Chiacchio vincerà anche questa battaglia con la maglia dell'Avellino, alla prima di campionato, farà il giro sotto la Sud con i pugni al cielo. Perché, di questi tempi, vale più un Chiacchio in toga che una coppia d'attacco composta da Juary e Barbadillo.


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