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Estate 2001: Shevchenko - Estate 2017: Donnarumma. Milan: una proprietà senza se e senza ma. Tv: da Muntari a Bacca

04.03.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 17650 volte

Nel Giugno 2001 il Milan era arrivato sesto a 26 punti dalla Roma tricolore e nell'estate precedente non aveva fatto mercato, tanto è vero che nel Luglio 2000 era arrivato il solo Redondo ma si era infortunato subito e sarebbe rimasto fermo per due anni e mezzo. In quella situazione e in quel panorama, Andriy Shevchenko chiese di essere ceduto. Il Milan rispose con una proposta di adeguamento di contratto che Sheva prima respinse e che poi accettò, ma solo dopo la notizia degli acquisti di Pirlo, Rui Costa e Inzaghi. Il Milan è abituato a galleggiare nella Storia e la Storia spesso si ripete. Nell'estate del 2017, non Donnarumma direttamente perchè Gigio caro nostro non ne avrebbe mai il cuore di fare una cosa del genere, ma chi sappiamo potrebbe chiedere (anche se per lo stesso rispetto che Mino Raiola ebbe di Adriano Galliani nel 2015 al momento del meno mediatico ma altrettanto difficile e insidioso rinnovo contrattuale dei 16 anni, alla fine "arriveranno i nostri") alla proprietà del Milan di lasciare libero il ragazzo senza un chiaro e forte programma sportivo ed economico di rilancio della squadra. E il solo rischio atterrisce tutti i tifosi milanisti. Trentun anni fa, senza l'arrivo di Silvio Berlusconi, il Milan avrebbe ceduto Franco Baresi e sarebbe morto. E' esattamente questo il rischio che l'AC Milan di Milano 7 volte Campione d'Europa ha davanti a sè in questo momento. La partenza, alla quale non crediamo ma che molti adombrano, di Gigio Donnarumma sarebbe non solo il punto di ridimensionamento di un forte valore economico (in linea con quello attuale) da dare al Club anche in future trattative da parte di Fininvest, non solo il depotenziamento del progetto del Milan giovane e italiano, ma anche il più volte rimandato appuntamento con il San Siro vuoto: era stato promesso dai tifosi dopo Kakà e sono comunque tornati anche se non tutti, era stato promesso dopo Ibra e Thiago e anche se a singhiozzo sono tornati, la partenza di Donnarumma per via di una eventuale latitanza di un importante mercato di potenziamento darebbe invece "finalmente" a Milano due stadi: pieno quando gioca l'Inter di Suning, vuoto o quasi quando gioca il Milan. Il paragone con l'Inter di Suning che ci fa male al cuore e al quale abbiamo cercato di opporci con una gag televisiva che in molti ci stanno giustamente rinfacciando, è un po' il punctum dolens, anche perchè prima di acquisire l'Inter (con gli stessi soldi cash versati da Sino Europe a Fininvest come caparra, 200 milioni), la stessa holding di Zhang si era informata sul Milan ma di fronte alla richiesta economica ha cambiato obiettivo (ecco perchè Luiz Adriano...?). In ogni caso l'Inter non gioca una partita di Champions League dal Marzo 2012, esattamente da 5 anni, in Campionato fa meglio del Milan ma senza mai arrivare fra le prime 3, vive situazioni limite come gli esoneri nervosi di Mancini/De Boer e il doppio ko con il Beer Sheva e non ha vinto una Finale contro la Juventus come ha fatto il Milan a Doha, ha speso 5 volte più del Milan nelle ultime 2 sessioni di mercato ed è avanti di un solo punto. Eppure i suoi tifosi riempiono quasi sempre lo stadio, amano la loro squadra e il loro orgoglio d'appartenenza ai colori nerazzurri è lo stesso di 5 anni fa. I tifosi interisti percepiscono dal loro Club determinazione, competitività e coraggio al di là dei risultati sportivi e se il percorso psicologico e sentimentale dei tifosi milanisti, che non ci dormono la notte per il loro Milan, è esattamente e diametralmente opposto, è un tema di riflessione che non può più essere schivato. Nella pancia degli ultimi cinque anni, ci sono sono troppe cose da cui i tifosi del Milan si sentono "circondati". Le cifre molto alte ma soprattutto le cadenze inspiegabili delle trattative per la cessione del Club, le guerre interne, i mercati umorali, i mercati a saldo zero, gli allenatori improvvisati, gli allenatori sfiduciati, una sensazione generale di navigazione appassionata ma a vista, continuamente mediata da vari fattori rispetto ai quali il campo e i colori non sempre sono sul gradino più alto del podio. Tutto questo rende gli occhi dei tifosi rossoneri sbarrati, sbigottiti, attoniti. Il Milan deve affrontare e risolvere questo circolo vizioso. E' tanto tempo che il Milan e la sua gente non si guardano negli occhi, davvero e sul serio. Sono tifosi di cuore quelli rossoneri, sono sempre quelli delle splendida coreografia per Silvio Berlusconi dello scorso derby, e il loro cuore non si merita, ad oltranza, questi anni.

Il Milan ha una spina dorsale molto importante, bella, competitiva, completa nei reparti e nei settori, in campo e fuori dal campo: Donnarumma, Romagnoli, De Sciglio, Bonaventura, Suso, Montella e Maiorino. E' la prima volta che dopo cinque anni può costruire un ciclo su una base giovane, seria, tecnicamente preparata e con idee di prospettiva. E' un fiore che nella prossima estate va innaffiato e non va fatto avvizzire, perchè la posta in palio è quella che ricordavamo più sopra. Abbiamo ben presente il senso di responsabilità di Fininvest in qualsiasi trattativa, ma è dai tempi della cordata di Montecarlo dissoltasi come neve al sole nel Gennaio 1986 che abbiamo nel cuore il concetto che le cordate sono estranee al dna storico del Milan. Il Club deve essere ceduto ad un singolo acquirente e su basi economiche compatibili per un solo acquirente. Fino a che questo non accadrà, il Milan, che non vince la Champions League da 10 anni (non era mai accaduto nell'intera Era Berlusconi), deve essere rinforzato e rilanciato da quella che sarà la sua proprietà il 1' Giugno 2017. Con cura, certo con sacrifici ma con amore. Perchè quando, soprattutto ad alto livello economico-finanziario, si fanno le cose con amore e compattezza, si torna ad acquisire un grande valore, se si fanno le cose cruciali e nevralgiche come il mercato estivo all'insegna della tensione e del fastidio, poi arrivano le trattative-stillicidio con compratori tutt'altro che fulminei. Nella vita come nel calcio, tutto è direttamente proporzionale e tutto in qualche modo torna. Comunque sia, ruggito o non ruggito, qual è la situazione Milan, "dopo" il 3 Marzo: non bisogna dare nulla per scontato. Salta tutto? Salta tutto. Ci sarà la proroga? Ci sarà la proroga. Ci sarà il closing? Ci sarà il closing. Quel che appare certo è che Silvio Berlusconi in queste ore sta dando ragione, "resùn" in milanese, a chi gli dice di tenerselo il suo Milan. Altra cosa: la trattativa si è rivelata poco solida, molto contradditoria, assolutamente controversa, ma è stata una trattativa. Una vicenda vera, con troppe fughe in avanti e troppi passi incerti, ma vera. Chi allude a qualcosa di diverso, non sforni sentenze, sfoghi o risate su Silvio Berlusconi o sulla Fininvest o sul Milan, ma si prenda i suoi rischi, giochi le sue carte e porti in Tribunale, per dimostrare le proprie "tesi", tutti coloro che sono stati garanti della trattativa lacunosa e stancante ma vera che è sfilata sotto i nostri occhi. Ci riferiamo a Rothschild & Co., allo studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, a Lazard, a BNP Paribas e allo studio Chiomenti.

Esattamente un anno fa non riuscivamo a farcene una ragione: il tacchetto di Biondini alto sul ginocchio di Kucka, l'arbitro Rocchi che lascia correre e il Sassuolo che segna il gol del 2-0 al Milan. Ci siamo trovati nella stessa condizione di chi non si è capacitato, domenica scorsa, del mancato rigore concesso al Sassuolo per il fallo di Paletta. Solo che un anno fa urlavamo da soli nel silenzio, un anno dopo hanno urlato tutti e Di Francesco era in ottima compagnia. Per i due tocchi involontari di Bacca dal dischetto, i soliti noti, il più grande, unico e incommensurabile Sassuolo Channel che conosciamo, hanno fatto un rumore che il gol di Muntari di 5 anni fa nemmeno se lo sogna. I tifosi del Milan se ne sono, almeno di questo, fatti una ragione. Hanno perfettamente presente l'indirizzo e il recapito della regola mediatica: errori arbitrali a sfavore del Milan (anche casi limite come De Paul che non viene espulso dopo aver azzoppato De Sciglio e segna il gol della vittoria a Udine) silenzio e si parla della partita, errori arbitrali a favore del Milan della partita non si parla più e si urla solo sugli episodi. A proposito della partita: a Reggio Emilia, il Milan, al netto degli episodi, ha giocato meglio, ha avuto più occasioni e ha vinto con merito. Esattamente come la grande Juve, la grande consorella televisiva, contro l'Inter in Campionato e contro il Napoli in Coppa Italia. Su questa partita, una sola cosa da dire: il troppo tempo trascorso prima di avere una immagine soddisfacente per capire se Callejon fosse o meno in fuorigioco al momento del suo gol, non è accettabile nella comunicazione e nella produzione televisiva nell'anno 2017. Chiusura su Ignazio Abate: il tanto criticato e bistrattato Ignazio Abate. Con l'occhio chiuso e la retina un po' così, è rimasto in campo a fare il centravanti di sbarramento per dare una mano alla squadra e per amore della maglia nel finale di Reggio Emilia. I ragazzi splendidi sono fatti così, danno tutto, danno il cuore, senza troppe parole, senza piagnistei, senza pantofole e senza sbrodolare. E siamo convinti che, anche negli anni successivi alla fine della sua carriera rossonera, Abate sarà sempre così: autentico, sincero e sempre innamorato del suo Milan.


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