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Editoriale

Film-Milan, la settimana dei pianti e delle feste. De Laurentiis, hai rovinato tutto! Verona, per la A esonera Pecchia e prendi un De Canio... Figc, il gioco si fa duro ma i colpi bassi non pagano mai

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
27.02.2017 09.25 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 18704 volte

Il Milan vince a Sassuolo con un rigore da ripetere (almeno), il Napoli perde punti e testa e l'Atalanta è lo spot più bello del nostro campionato. Immaginate se Gasperini avesse indovinato anche le prime cinque giornate oggi dove sarebbe... Roba da matti. Complimenti a Percassi e Sartori perché ogni mossa è indovinata e davvero sembra trasformarsi tutto in oro. Qui si vede la società. Bravi. Parliamo, però, di Milan e della settimana più lunga del Diavolo. Siamo di fronte ad una svolta epocale e per ogni cosa che finisce bisogna analizzare non solo l'ultima parte del film ma la trama, la sceneggiatura, gli attori e anche il trailer.
Trailer: arriva, un giorno di 31 anni fa, un imprenditore brianzolo. E' pronto a cambiare l'Italia. Qualcuno, 31 anni dopo, dirà in male altri sosterranno in bene. Ha cambiato modo di fare informazione. Il personaggio cantava sulle barche, ha sempre amato le donne, aveva una mezza antenna ma mille idee. E' diventato uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo. Era innamorato del gioco del calcio e, grazie alla sua fame, ai suoi soldi e alle sue idee, ha vinto tutto quello che c'era da vincere. Se c'era da calare un asso non tirava indietro la mano e ha costruito per anni una squadra di fenomeni. Negli ultimi cinque anni, dopo aver perso il dominio della politica, sulla sua strada incontra anche lui una piccola crisi, il tempo passa e non trova in famiglia un erede interessato a quella palla che a lui ha regalato tante soddisfazioni. Vendo! Ma a chi? Ad un gruppo di cinesi che forse conosceremo solo in questi giorni.
Attori: Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Ariedo Braida (il suo addio anticipato la grande sconfitta del Cavaliere).
Sceneggiatura: da Oscar. Un disegno perfetto, una gestione eccellente e un modo di fare calcio vincente. L'Italia è orgogliosa di aver avuto un Milan così forte; al di là del colore di maglia.
Trama: anche le storie più belle, quelle dove il buono è invincibile e il cattivo perde sempre, finiscono. E' la vita. C'è un inizio e una fine. L'importante è godersi il durante. E grazie a questo Milan, durante il percorso, abbiamo goduto tutti. Il 4-0 in finale al Barcellona l'emozione più bella, la notte di Istanbul resterà la più brutta. Anche se la vera pagina brutta sono gli ultimi tre anni. Una notte in cui il cielo si rivolta contro ci può stare, ma tre anni buttati ti danno la dimostrazione che questa cessione societaria sarebbe dovuta avvenire qualche annetto prima. Dai dissapori Galliani-Barbara e a quei dissapori neanche ci si sarebbe dovuti arrivare.
Non sarà facile per Fassone e Mirabelli ripetere quelle imprese, ma in un calcio nuovo e diverso sicuramente hanno più possibilità di fare bene Fassone e Mirabelli che Galliani da solo senza il fido scudiero Ariedo. Il calcio è cambiato e i soldi sono finiti. Adesso c'è bisogno di idee, passione (mai mancata a Silvio e Adriano) ma anche un'organizzazione internazionale che i dirigenti vecchio stampo non hanno. Brinderemo al nuovo Milan a patto di conoscere vita, morte e miracoli di chi mette i soldi in questo club.
Il Napoli, nel frattempo, si lecca le ferite di Madrid perché il post Madrid ha fatto più danni dei 90 minuti del Bernabeu. Non prendiamoci in giro: qualcosa si è rotto, o meglio qualcosa De Laurentiis ha rotto. Fin quando i panni sporchi si lavano in casa, allora, tutto si può ricomporre, ma quando gli errori vengono esposti al pubblico ludibrio in mondovisione nulla sarà più come prima. A Verona il Napoli ha vinto perché la superiorità era netta, in casa ha sofferto un'Atalanta libera di testa e che viaggia con il vento a favore. Sarri non ha più voglia di combattere per lavorare ma soprattutto è, giustamente, stanco di sentirsi dare del deficiente in televisione dal suo datore di lavoro. Il suo percorso a Napoli sta finendo, ma ciò che dispiace maggiormente è che i danni siano stati fatti nel momento più delicato della stagione con una zona Champions da blindare, una Coppa Italia da vincere e una Coppa Campioni da onorare. De Laurentiis ha sbagliato modi e tempi, poi Sarri potrà commettere anche qualche errore tecnico-tattico ma trovatemi un allenatore, dalla A alla terza categoria, che non sbaglia qualcosa sul campo.
In serie B, invece, non c'è stato neanche il tempo di respirare che già si torna in campo: che spettacolo. Benevento-Bari è stato uno spot per la serie B, campionato comunque mediocre come non accadeva da anni. L'Hellas Verona se non vince questo campionato deve rinchiudersi a Verona per anni. Una squadra costata come un club di serie A, una tifoseria che da sola ti spinge il pallone in porta e rivali che, con tutto il rispetto, non sono invincibili ma semplicemente organizzati. Lo scorso anno mi scrivevano che dovevo smetterla di elogiare Rastelli ché, se anche avesse allenato il portiere del mio stabile, Tonino, comunque il Cagliari avrebbe vinto. Fesseria. La B è lunga e le insidie sono numerose. Non basta avere una squadra nettamente superiore alle altre; serve un condottiero che conosca la categoria. Il Verona ha commesso questo grande errore e lo diciamo da tanto tempo. Fabio Pecchia negli ultimi anni ha vissuto in altri mondi. Da Napoli a Madrid fino in Inghilterra, non guardi la serie B se non i risultati. La B la devi vivere e da un anno all'altro sono campionati completamente differenti. Rastelli arrivò a Cagliari dopo tre anni miracolosi ad Avellino. Baroni a Benevento ha sulle spalle le esperienze di Lanciano, Pescara e Novara. Marino è un allenatore di serie A prestato alla B ma conosce tutti i trucchi del mestiere e la B l'ha già vinta. Pecchia non ha esperienza e a Verona bisogna vincere sempre, subito e bene. Il campionato è ancora lungo e solo il Verona può perdere la promozione, ma vedete ad Avellino cosa è successo. E' arrivata una vecchia volpe della B e, nel girone di ritorno, l'Avellino è primo in classifica. Il Verona ha bisogno di Luigi De Canio o di un De Canio sul mercato. Zero scommesse e gente navigata e pronta ad andare in mare.
In chiusura, da qui al 6 marzo, mi occuperò di politica di calcio. Non lo fanno in molti, ma su Sportitalia e Tuttomercatoweb ci piace seguire anche questi avvenimenti. Si voterà per il Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio. Carlo Tavecchio è in grosso vantaggio e il fronte Abodi prova a recuperare terreno. Abodi invita ad un confronto pubblico Tavecchio ma, dal canto suo, chi è in vantaggio non deve mai accettare un confronto diretto. E' l'ABC della politica. Non siamo in America dove tutto si decide nei confronti televisivi. Tavecchio, in questi due anni, ha imparato a gestire meglio la comunicazione anche se ha ancora molto da imparare. Ad esempio, Abodi vende molto meglio il suo "prodotto". Tavecchio, però, è uomo di fatti e dai due programmi si evince proprio questo. Tavecchio va sulla sostanza, Abodi sulla forma. Cosa servirebbe? Un mix! La concretezza di Carletto e l'immagine di Andreuccio. Ciò che stona, però, è la candidatura tardiva di Abodi (come sostiene il buon Pedullà da tempo in tv) e che la politica internazionale (Uefa e Fifa) appoggi pubblicamente Tavecchio. In caso di vittoria di Abodi, potremmo risentirne seriamente sulla crescita del nostro calcio. La cosa negativa è che in molti considerano Gravina il vero anti-Tavecchio e non Abodi, perché a muovere tutti i fili c'è il Presidente della Lega Pro. La battaglia si fa dura ma i colpi sotto la cintura non dovrebbero essere consentiti. Che vinca il migliore, ma la campagna distruttiva che stanno facendo nei confronti di Tavecchio (uomo e non politica) dispiace sempre. Di fronte c'è pur sempre un signore di 70 e passa anni e si può attaccare il politico ma non l'uomo. Sono punti di vista. Passando alle percentuali, Tavecchio è forte del suo 44%, 34% LND e 10% allenatori. Abodi rischia di perdere la partita proprio in casa sua. Mi spiego: aumenta, in serie B, il partito dei dissidenti. Tra i 22 Presidenti non è stata presa bene la candidatura di Abodi a Presidente Federale, pochi giorni dopo la terza rielezione a Presidente della Lega di serie B e non piace neanche il nome di Gualtieri come suo successore. Anche se in molti sono convinti che, in caso di sconfitta, Abodi tornerà a sedere sulla poltrona di Via Rosellini. Erano in 6 sarebbero arrivati a 10 i Presidenti di serie B ad aver fatto marcia indietro. In serie A i voti dovrebbero essere invece 12 per Tavecchio, 8 per Abodi. Calciatori con Abodi e in Lega Pro 45 con Abodi e 15 con Tavecchio. Il 2% degli arbitri non è pervenuto in quanto ci auguriamo che almeno in campagna elettorale gli arbitri siano del tutto imparziali.
Buona settimana...


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