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Editoriale

Gattuso c'è, Henry no. Pogba, il ritorno alla Juve. Sabatini: non c'era bisogno. La Samp e Calabria. Cutrone e Chiellini

24.02.2018 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 12869 volte

L'ultima volta che Milan e Arsenal si sono misurate in Europa risale al febbraio-marzo del 2012. Era Champions League, altro Milan, altro Arsenal. Ma se Rino Gattuso, all'epoca ancora alle prese con la miastenia oculare, oggi è l'allenatore del Milan, dopo le robuste dosi di rinnovamento degli ultimi anni, così non è sull'altro fronte. Tutt'altra sorte infatti per Thierry Henry, in campo per tutto il secondo tempo in quel Milan-Arsenal 4-0 del febbraio 2012. A fine carriera, lui ci ha provato a prendere il posto di Wenger, ma niente da fare. E adesso che Ringhio è in trincea mentre Titì ha dovuto dileguarsi fra le brume della nazionale belga, l'attualità prende il sopravvento. Anche ricordando quando aveva detto Massimiliano Mirabelli in estate nell'intervista rilasciata a Italo Cucci: "Aubameyang nel mio destino, il primo importante viaggio calcistico nella mia carriera lo feci proprio per andare a vedere lui, a Saint Etienne...". Rieccolo, Pierre. Ma non giocherà. Nel destino di Aubameyang resterà un solo Milan-Arsenal: quello del 12 Agosto 2007, Champions Youth Cup Primavera in Malesia, Filippo Galli allenatore rossonero, 1-0 a favore del Milan sui giovani Gunners. Gol rossonero di chi? Ma di Pierre Aubameyang naturalmente e anche spettacolare, un tiro incrociato al volo, segnato al giovane Szczesny. Ovvero, quando gioca decide...Quando invece non gioca...

Le storie inglesi non si limitano al doppio confronto San Siro-Emirates. C'è anche il desiderio della Juventus di dare vita, se conveniente da un punto di vista economico, ad un grande ritorno. Un po' di mozione degli affetti, una spruzzata di sentimenti. Visto che Paul Pogba fuori da Torino è spaesato, non ingrana e non decolla, dalle parti di Vinovo potrebbe spuntare anche un gigantesco "Perchè no?". Ceduto a tantissimo e ricomprato per poco, al Milan è accaduto: Kakà torna nel 2013 a zero, dopo essere partito quattro anni prima per 62 milioni di euro. Lo stesso colpo, Mourinho permettendo e con il beneplacito di Raiola, potrebbe farlo proprio il club bianconero con il Polpo. Che a Torino tirava e correva ad esultare, mentre a Manchester non ha mai trovato un vero ruolo. Capricciosi questi allenatori: Mou faceva il diavolo a quattro per averlo, adesso fa le bizze pur di cederlo. A chi?

Il buon Walter Sabatini ha dovuto attendere giovedì per esternare sull'Inter, sui quasi tre mesi senza vittorie eccezion fatta per il Bologna mai domo in nove. Un dirigente scafato e navigato come lui, prima di parlare ha preferito attendere cinque giorni dopo la scena muta dei nerazzurri a Genova, quattro giorni dopo la sfuriata mediatica di Enrico Mentana. Prima era solo Gabanelli, solo Jie Ande. Non c'era spazio per le quisquilie altrui. Non interessa a nessuno che Handanovic dica che all'Inter si vive alla giornata, che si vociferi in giro dei cellulari aziendali con il limite dei minuti per le chiamate, che De Boer e Kondogbia, senza parlarsi e senza sostituirsi a vicenda, riescano ad essere d'accordo almeno una volta nella loro vita sul fatto che dalle loro ex parti ci sia casino, che Wanda mandi avvisi ai naviganti un giorno parlando direttamente e un altro indirettamente, che anche i bambini abbiano colto il disimpegno proprietario (forse che il braccio operativo di Zhang Jindong, lassù in Cina, non ne voglia nemmeno sentir parlare del club calcistico italiano?). Ma insomma, una volta per tutte, potete scatenarvi particolare dopo particolare ma è tutto assolutamente irrilevante. La priorità ce l'ha il riciclaggio. E l'esultanza sfrenata, smodata, inconsulta, irrefrenabile di chi non gli sembra nemmeno vero di leggere la firma Milena Gabanelli abbinata al Milan. E se l'inchiesta sul riciclaggio non parte, nemmeno a bombardare di preghiere le Procure, l'importante è che si faccia almeno un po' di casino. Occhiuti sul Milan, trinariciutamente silenti sull'Inter. E che i tifosi rossoneri, tutti compatti contro il muro di gomma e di carte sia bollate che sognate, se ne facciano una ragione. All'Inter va tutto benissimo, ci mancherebbe. I problemi ci sono solo al Milan, suvvia. Non si era capito?

Ci sono molte più probabilità che Davide Calabria abbia colpito la palla con la mano appena fuori area, piuttosto che sulla linea dell'area di rigore, domenica scorsa in Milan-Sampdoria.  Questo almeno, pur navigando nel dubbio, ha sdoganato la Var nel suo lungo ed attento esame. Ma se il tocco di Calabria non è diventato un casus belli moviolistico, lo si deve alla cultura sportiva della Sampdoria. Con senso dello sport, garbo, cultura sportiva e capacità di lettura delle partite, Giampaolo e Pradè hanno ammesso la prestazione e riconosciuto la vittoria rossonera al netto di qualsiasi episodio. Non è un bell'esempio?

Avete notato quante volte è stata ossessivamente proposta l'immagine del pallone che sbatte contro la spalla di Cutrone in Milan-Lazio? Avete notato quando è stata sistematicamente derubricata l'immagine del viso di Belotti che va a sbattere contro il mazzo di rose di Chiellini? Che la prova tv che non abita nella torre d'avorio, ne abbia in qualche modo risentito? Troppe domande e troppi punti interrogativi, è vero. Molto meglio ululare al pareggio del Cesena e tirare a campare. Anche perchè il realismo più realista del re non è nato ieri e non l'ha inventato nessuno: cosi è. E anche se non vi pare, così è lo stesso...


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