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Editoriale

Gattuso, il problema c’è. Conte? Decisione da prendere in fretta. Ibra, incontro Leonardo-Raiola. Solo Ancelotti poteva completare e migliorare il Napoli di Sarri. Dove sono finiti i tifosi della Juve che contestavano Allegri? Oggi è il migliore

26.10.2018 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 26644 volte
Gattuso, il problema c’è. Conte? Decisione da prendere in fretta. Ibra, incontro Leonardo-Raiola. Solo Ancelotti poteva completare e migliorare il Napoli di Sarri. Dove sono finiti i tifosi della Juve che contestavano Allegri? Oggi è il migliore

Dopo il Derby, l’Europa League: ora Gattuso è un problema. Che fare? Che non sia ancora un grande allenatore, mi pare sia normale e perfino banale dirlo. Lo sa anche lui. Con il Milan però, con onestà, dobbiamo dire che non sta facendo male. Da quando è arrivato lui la crescita del gioco c’è stata, anche il gruppo è maturato e mi sembra evidente. E’ in un momento di difficoltà. Ha sbagliato gli ultimi minuti del Derby? E’ vero. Il Milan ha patito la fisicità e l’aggressività dell’Inter, a un certo punto invece di togliere Kessie, oppure mettere Cutrone esterno, Gattuso poteva congelare lo zero a zero, magari (ne dico una) passando al 4-4-1-1 con Laxalt davanti a Rodriguez e Chalanoglu dietro Higuain. Forse ha temuto le critiche in caso di sconfitta, lo hanno criticato lo stesso anche se ha messo una punta.
Ieri sera col Betis le incertezze sono state tante. I cambi invocati non hanno dato gli effetti sperati. E allora? Periodo no, ho detto, ma non è possibile che dopo ogni sconfitta o partita così così, torni in ballo la panchina di Gattuso. Scaroni, Leonardo e Maldini sanno benissimo cosa può dare oggi Gattuso. E sanno altrettanto bene che non è Conte, Zidane o Wenger (nome nuovo accostato al Milan), tutti allenatori con una storia e un palmares diversi.
E allora chiaritevi una volta per tutte, non volete un allenatore che ha stoffa, ma deve crescere? Ne volete uno buono subito, più bravo, più carismatico? Prendetelo e tagliate tutte le storie. Ma sentire parlare di Donadoni, con tutto il rispetto, o di Leonardo che potrebbe tornare in panchina (inaccettabile), allora sto ancora di più dalla parte di Rino.
Affare Ibra. Come già detto, tutto in piedi. Ibra ci sta pensando, deciderà entro novembre. Di nuovo soltanto un incontro fra Leonardo e Raiola che di sicuro avranno parlato anche di Donnarumma e di altro, ma altrettanto sicuramente stanno limando il contratto da sottoporre a Ibra il giorno in cui dirà “ok, parliamone”. Credo presto. Vogliamo continuare a parlare di allenatori? Il mio amico Aldo Agroppi, persona intelligente, dice che l’allenatore incide poco, quello più bravo è quello che fa meno danni. E allora credo che Ancelotti e Allegri siano bravissimi perché danni non ne hanno fatti e non ne stanno facendo.
Comincio da Ancelotti, ma soltanto perché ha giocato dopo e la grande partita del Napoli in Champions l’abbiamo ancora negli occhi.
Il Napoli non è una squadra di campioni, ha sfidato e messo sotto il Psg che di campioni ne ha anche troppi. In certi casi i meriti dell’allenatore sono evidentissimi. De Laurentiis, a volte criticabile per certi atteggiamenti eccessivi, è stato bravissimo: quando ha capito che Sarri se ne sarebbe andato, ha preso l’unico allenatore che non l’avrebbe fatto rimpiangere. In quattro mesi Ancelotti è già il re di Napoli per le sue qualità di uomo, ma anche e soprattutto per quello che sta facendo dentro il Napoli. Con grande intelligenza ha preso tutto quello che Benitez prima e Sarri dopo avevano insegnato, ha ricominciato dalla grande cultura calcistica di questo gruppo per completare il lavoro mettendo dentro quello che mancava: l’attenzione tattica, la capacità di interpretare le partite, l’ottimizzazione di tutti le risorse. Come ho già avuto modo di scrivere, unendo la Grande Bellezza di Sarri con la Grande Saggezza di Ancelotti, sta venendo fuori un Napoli diverso, ma assolutamente migliore. Un Napoli che conserva squarci di grande calcio e di palleggio, ma sa essere anche più pratico, cinico e tatticamente capace di giocare partite diverse nella stessa partita, cosa che non sapeva fare. Ora il Napoli è davvero una grande orchestra polifonica. E dietro c’è la grande capacità di questo allenatore di valorizzare tutti gli uomini, di farli giocare nel posto giusto e la sua enorme esperienza che lo porta a capire come pochi gli avversari e a prendere le contromisure per neutralizzarle. La difesa sostanzialmente a tre con il Psg è stata un piccolo capolavoro. Insigne punta centrale un capolavoro. Battere il Liverpool e fermare a Parigi il Psg sono l’inizio di una storia europea che sta esaltando le qualità di Ancelotti che, guarda caso, sulla Champions ha scritto un libro intitolato “Preferisco la coppa”. S’è visto. Si vede.
E in questo momento dove lo mettiamo Allegri nella classifica mondiale degli allenatori? Prima o dopo Guardiola? Io lo metto sicuramente in testa e anche se non fa parte della cerchia dei guru e dei profeti del calcio, credo sia il numero uno in assoluto nella gestione dei gruppi, nella ricerca dell’equilibrio tattico, nel rapporto partite giocate punti conquistati.
Domandina della sera: ma pensate che sia stato facile inserire Ronaldo in un gruppo come quello della Juve? Non credo proprio. E’ stato bravo il portoghese, ma è soprattutto grazie ad Allegri se sembra che Ronaldo sia nato nella Juve e non arrivato da pochi mesi. Non c’era niente di scontato e invece Allegri è stato un maestro nel tenere assieme tante personalità, non deprimerle, anzi esaltarle senza far pesare l’arrivo del Campione. Come si rivela un maestro nel dosaggio dell’equilibrio tattico di una squadra che riesce sempre più spesso a giocare stabilmente con 3-4 giocatori offensivi senza perdere nulla nella fase difensiva. Dove sono finiti i tifosi della Juve che dal primo giorno del suo arrivo a Vinovo (2014) non hanno mai smesso un minuto di criticarlo? Forse hanno capito che questo tipo di allenatore è giusto per una società che ha questa cultura calcistica. Questa squadra sa fare tutto, mixa come poche altre la fisicità con la tecnica, alterna momenti di possesso palla simil tiki-taka a contropiede devastanti. Diverse culture calcistiche fuse in un prototipo. E’ questa l’idea di calcio che ha Allegri. Per vincere la duttilità è meglio dell’integralismo. Anche Guardiola grazie alla sua intelligenza e umiltà, fateci caso, ha cambiato modo di fare calcio. Ha adattato i suoi principi alla sua nuova realtà e ai giocatori che ha. E’ questa la squadra, che non si evolve non progredisce.


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