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Editoriale

Gennaio e il calciomercato che non c'è stato: l'Inter l'unica big ad acquistare un titolare. Juve, cosa è successo con Evra? Non sostituirlo subito è un rischio. Date una top club a Maran: allena a Verona il nuovo Sarri

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
29.01.2017 00.00 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 41963 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

A furia di ripetere e ripeterci che il mercato estivo va organizzato e programmato con settimane d'anticipo, le big di Serie A si sono dimenticate del fatto che i giocatori, forti e titolari, possono essere acquistati anche a gennaio. E' vero che questa è chiamata la finestra di riparazione, che di giocatori buoni sul mercato in questo mese ce ne sono pochi. Che i calciatori forti, chi li ha, a gennaio non li cede, ma qualcosa di buono da acquistare c'era, come dimostrato dai vari Draxler, Oscar, Depay e Payet. In Italia, invece, questa sessione di calciomercato verrà ricordata come la più anonima degli ultimi anni. Qualche innesto che non cambia le carte in tavola e qualche errore che rischia di essere scontato a stretto giro di posta.

Il Napoli con intelligente anticipo ha sostituito il partente Gabbiadini con Pavoletti, ma di terzini nemmeno l'ombra. A Sarri è andata bene, perché Strinic s'è rivelato all'altezza del compito, ma s'è trattato di un rischio. Di una di quelle scommesse che possono andarti bene, ma anche no. Qualche chilometro più a nord, ad esempio, la scommessa non ha pagato. Simone Inzaghi nel girone d'andata ha fatto miracoli e la società l'ha ripagato negandogli quell'ulteriore alternativa in attacco che serviva come il pane. Non ha rinnovato il contratto di un Biglia sempre più distratto, non s'è liberata di Djordjevic per lasciar spazio a un vero vice Immobile. Un errore dietro l'altro: ai biancocelesti la maglia nera di questa sessione di calciomercato perché altrove, anche se poco, qualcosa hanno fatto. La Fiorentina ha preso Saponara per sostituire un Ilicic che, se non andrà via entro martedì, lo farà in estate. Il Milan ha consegnato a Montella un'alternativa in più in attacco (Deulofeu e Ocampos in, Niang out), mentre la Roma con Grenier ha permesso a Spalletti di godere di una soluzione diversa a centrocampo. Anche se la priorità del manager di Certaldo era ed è ancora Defrel e le condizioni fisiche del giocatore francese - che nella prima parte di Ligue 1 ha giocato meno di mezz'ora - sono tutte da certificare.
Qualche ritocco e nulla più, appunto. Non sono certo queste le mosse che ti permettono di cambiare la stagione. A conti fatti, l'unica big che ha acquistato un titolare è stata l'Inter: complimenti a Roberto Gagliardini, futuro pilastro della Nazionale che ad Appiano Gentile - per dirla con le parole di Gasperini - ha subito spaccato.

Capitolo a parte merita la Juventus. I bianconeri continuano a stravincere la sfida sui giovani: ottimo il colpo Orsolini, lungimirante la scelta di bloccare Quaison, unica nota lieta di un Palermo allo sfascio. Ma sarebbe servito anche altro. Questa sessione di mercato non può essere promossa a pieni voti: c'è qualcosa che non torna, c'è un Evra che è andato via senza che nessuno ne abbia ben compreso il motivo.
Il laterale francese era da tutti riconosciuto come uno dei leader di questa squadra. Era l'unica vera alternativa ad Alex Sandro e, soprattutto in Champions, ha avuto le sue possibilità e i suoi spazi. Aveva un contratto in scadenza e tutti davano per scontato il suo addio in estate: perché forzare i tempi? Perché non farsi convocare per quasi un mese? Perché mettere in difficoltà una Juve che lotta per vincere su tutti i fronti e aveva bisogno dell'esperienza del francese?
Qualcosa non torna, qualche passaggio è saltato e non hanno detto quale. Ad oggi, l'unica certezza è che la decisione della società di non sostituirlo appare rischiosa: può essere adattato Asamoah in quel ruolo, certo, ma non è la stessa cosa.

Chiosa finale su Rolando Maran. Ho un debole per il suo Chievo e per un'organizzazione di gioco che in Italia ha pochi eguali. Non ce ne vogliano Campedelli e Nember, ma questa non è una squadra da decimo posto. E' un gruppo con discreti giocatori che brilla solo perché in campo tutti - dal portiere al centravanti - sanno sempre cosa fare con e senza palla. E' uno spettacolo veder giocare il Chievo, pur con tutti i limiti tecnici che contraddistinguono questa squadra. Pochi se ne sono accorti solo perché i clivensi, che hanno da tempo abbandonato l'etichetta di favola, non fanno più notizia. Ma Maran meriterebbe ben più gloria e complimenti: la prima big che se ne accorgerà farà le sue fortune.


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