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Giù le mani da Kessie! Milan-Atene e Juve-Cardiff. Inter: la guerra di Piero

20.05.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 22960 volte

Ma Kessie inventeranno, se davvero il centrocampista dell'Atalanta verrà ufficializzato come nuovo giocatore del Milan? Fino a metà stagione, era il simbolo della freschezza e dell'energia dell'Atalanta, era il vero crack del centrocampo bergamasco anche più di Gagliardini, era il giocatore che se l'Atalanta lo tiene in panchina contro la Juventus la formazione di casa non è quella titolare...Da quando il suo nome è stato accostato al Milan e da quando il Club rossonero e l'Atalanta hanno iniziato a parlarne, è iniziata l'operazione candeggio. Come d'incanto i 28 milioni sono diventati troppi (per Gagliardini erano giusti e incontestabili), il giocatore non è più uno che fa la differenza, mentre da qualche bocca è uscito addirittura che non sarebbe titolare a Bergamo. Non sappiamo quando e non sappiamo soprattutto se Kessie diventerà un giocatore del Milan, ma quello che abbiamo visto e sentito ci basta. Il Milan sta dando sostanza e muscoli a sè stesso, il suo mercato tira dritto, nonostante la sconfitta con l'Empoli i tifosi rossoneri sono tornati a San Siro anche contro la Roma. Atalanta-Milan è stata una partita-chiave, una partita-specchio per capire Kessie e il suo potenziale. A proposito: dopo la coppa d'Africa, un certo calo è nell'ordine naturale delle cose. Ma al bando i dettagli, la sostanza è che i tifosi del Milan in questo momento si sentono forti, si sentono nuovi. Nessuno ha la garanzia o può dare la garanzia che tutti i loro sogni si realizzeranno, ma il calcio è bello proprio per questo, perchè è il regno dell'umore del momento, della sensazione fuggente. Sia che il nome arrivi o non arrivi, sia che il campo dica bene o dica male, il tifoso del Milan si sta sentendo vivo, curioso, attivo. Può seguire le trasmissioni e può andare sulla app di mercato da protagonista, non da voyeur. Oggi i tifosi capiscono tutto, oggi ai tifosi arriva tutto. E se il Milan centrerà sia la sostanza, e fino ad oggi ci siamo, che la qualità, il mercato è lungo, dei 4-5 nuovi innesti da aggiungere ad una ossatura che c'è e che troppo spesso è stata sottovalutata nei giudizi, l'analisi della gente rossonera è che il Milan possa tornare a contare, ad essere credibile e protagonista. Cercare di mortificarla, è una operazione piccola e cattiva.

Una nota fanzine bianconera ha canzonato e sbertucciato in settimana il Milan e i milanisti, perchè loro, buon per loro e merito loro, sono a Cardiff, mentre i rossoneri sono rimasti ad Atene per via delle iniziative del Decennale della Settima Coppa dei Campioni/Champions League vinta il 23 Maggio 2007 contro il Liverpool. Capiamo perfettamente che dalle parti della fanzine, Atene, con tutto il carico di Happel e Magath che quella città comporta, sia un argomento delicato. Del resto, nel Maggio del 2006, dieci anni dopo la Finale vinta a Roma dalla Juventus contro l'Ajax, non potevano esserci grandi celebrazioni per ovvi motivi, per cui non esiste la controprova di come al di fuori del Milan si festeggino o meno i dieci anni da una grande impresa. La Storia in ogni caso, anche e soprattutto quando riguarda Atene che per il Milan è città di 2 Finali europee vinte, è materia delicata, bisogna saperla maneggiare. Solitamente nei grandi Club, quando ci sono i cicli positivi si vince tanto e ci si gode il momento. Quando invece ci sono cicli negativi, e la famosa Storia insegna che prima o poi capitano a tutti e tornano per tutti, la memoria diventa utile consolazione e strada maestra per il futuro. Perchè andare avanti e guardare solo avanti senza rispettare la Storia, significa mettere il paraocchi ai propri valori fondamentali. Chi deve vincere oggi, vinca. Chi ha vinto ieri e oggi fa fatica, si consoli e attraverso gli insegnamenti della propria Storia, ritorni dove è già stato. Atene, cara fanzine, è Storia intoccabile. Tocca a Cardiff diventarlo.

Piero Ausilio sente molto la rivalità con Milan e Juventus, molto più con il Milan che con la Juventus, ma la rivalità e le sensazioni sportive fanno parte del calcio. Sennò il calcio muore. E' un dirigente che riesce in ogni caso a non essere antipatico, nemmeno agli avversari diretti. Fatta la premessa, siamo molto combattuti. Da un lato pensiamo che Piero Ausilio non possa essere così ingenuo da sbottare in quel modo, in maniera così fragorosa come è accaduto davanti agli studenti universitari di Diritto sportivo e Giustizia sportiva. Un dirigente avvezzo a telefonini, tablet e social come lui non poteva ignorare i rischi e le implicazioni delle tesi che stava sostenendo. Forse voleva mandare messaggi o più semplicemente essere obiettivo. Però, così facendo, ha "coperto" mediaticamente, proprio sullo stesso Sito che lo aveva pubblicato, il documento che sanciva i 4,5 milioni di commissione per l'acquisto di Gabigol. Una operazione di mercato estranea e antitetica al modus operandi del dirigente italiano. Oppure, ha probabilmente parlato proprio sull'onda emotiva di quel documento che per moltissimi è stato assolutamente clamoroso e inquietante. Oppure ancora ha cercato di "coprire" con il proprio sfogo quell'acquisto del brasiliano tutt'ora misterioso e incomprensibile soprattutto per la gestione mediatica e di campo che ne è seguita. Non sappiamo e non ci azzardiamo. Comunque sia, se resterà nell'Inter, Piero Ausilio dovrà cercare di azzerare tutto e tornare un punto di riferimento di normalità e non di fibrillazione. Perchè dopo lo sfogo di Crotone rintuzzato dalla squadra ci sono stati il rinnovo contrattuale e l'arrivo di Sabatini con la conseguente messa a disposizione del suo mandato, perchè dopo aver fatto trapelare la necessità di disertare l'assemblea dei direttori sportivi per andare a coprire alcuni problemi organizzativi ad Appiano è spuntato l'audio universitario. Adesso per le grida non c'è più spazio, è arrivato per Piero Ausilio il tempo dei sussurri.


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