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Editoriale

Hamsik-Juve: appuntamento a gennaio. Fassone: la mano di Moratti. Sarri: il rischio Gasperini. Suso: attenzione dopo Saponara. Witsel: tutto esagerato

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
26.09.2015 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 39503 volte

La trattativa estiva c'è stata e lo hanno candidamente ammesso anche i protagonisti. Ma anche se non è stata conclusa, la vicenda è tutt'altro che finita. La toccata e fuga Napoli-Juventus per Marek Hamsik, come trattativa nel suo complesso, assomiglia a quella Milan-Ronaldo del 2006-2007. Il Milan cercò di prendere Ronaldo ad Agosto ma senza riuscirci e dirottò su Ricardo Oliveira. Il Fenomeno però arrivò pochi mesi dopo, Gennaio 2007. Anche la Juventus quest'anno ha provato in tutti i modi a prendere Hamski ma senza centrare l'obiettivo, finendo per andare su Hernanes negli ultimi giorni di mercato. Ma a Gennaio 2016 le cose potrebbero cambiare, con Marek che forse ha finito il suo ciclo a Napoli e con la Juventus che cerca il nuovo Nedved. Anche Pavel sembrava aver finito gli stimoli a Roma biancoceleste, ma quando approdò a Torino tutto è poi cambiato.

Il presidente Moratti è tornato a parlare, rinfrancato come tifoso e come azionista dall'ottimo inizio di stagione della sua Inter. Parla di Mancini, di gioco, di rivali, di classifica, di Campionato. Ma non di Fassone. Il direttore che lui aveva voluto e che poi ha spalancato le porte dell'Inter ad Erick Thohir è stato esonerato, ma su questo Massimo Moratti non proferisce parola. Chi conosce da vicino le cose nerazzurre sa e assicura che agli amici il presidentissimo ha raccontato spesso negli ultimi mesi la sua irritazione sul tema ed è probabile che lo stesso presidente Thohir avesse percepito che il terreno per procedere su Fassone era fertile e per nulla accidentato. Ci fosse stata una sostanziale opposizione da parte di Massimo Moratti, il direttore Fassone sarebbe ancora al suo posto.

Maurizio Sarri è un ottimo allenatore. Così come lo è, assolutamente, Gian Piero Gasperini. Ma l'ottimo allenatore, se arriva in una grande città, deve diventare grande allenatore. Deve essere grande in tutto. Soprattutto nella partenza, ma anche nella personalità e nelle pubbliche relazioni. Gasperini era arrivato all'Inter pensando solo al campo. La stessa cosa ha fatto Sarri a Napoli. Il rischio è il medesimo. Di essere bravissimi a mettere le mani nella pasta e nella tattica, ma senza alone, senza quell'aura tutta particolare che bisogna avere per far bene nella grande piazza. Sarri dopo Benitez un po' come Gasperini dopo Leonardo. Probabilmente più profondi nelle conoscenze specifiche di campo, certamente più allenatori allenatori, ma gli altri due, i rispettivi predecessori, sapevano essere anche un po' personaggi, un po' attori. Nella grande squadra non è importante. E' l'unica cosa che conta.

Nel Milan c'è un giocatore che è stato massacrato dopo la partita con l'Empoli. Si chiama Suso. Chi si allena vicino a lui, dice che è un grande giocatore. E lo dice adesso, in tempi non sospetti. Lo dice mentre Suso non gioca, mentre si allena durante la settimana e poi va in panchina. Suso, ci dicono, ha tutto: fantasia, gamba, colpi, tiro. E' giovane e di talento. Ma nel Milan non ha ancora sfondato. Come Saponara. Già, proprio come Saponara. Perché solo al Milan capita di essere criticato due volte: perché prende un giocatore e poi perché lo cede. Ma se arriva la critica dopo la cessione, vuol dire che era buono quando è arrivato. Ma senza entrare in questi gineprai, le cose sono molto semplici: non conta quello che Valdifiori o Saponara, quello che Suso o Hysaj fanno prima di arrivare in una grande squadra. Conta solo quello che fanno dal momento fatale del loro arrivo in poi. La dimensione della grande squadra deforma e schiaccia: è lì che bisogna venir fuori, è lì che bisogna fare il salto di qualità. I giocatori non cambiano da una squadra all'altra, fanno bene dove c'è fiducia in loro. Ma la grande squadra non ha tempi di dare fiducia, bisogna essere bravi e fortunati a conquistarla. Con buona pace dei fenomeni dell'io l'avevo detto....

Cartoline da San Pietroburgo: ma davvero vi scaldate così tanto per Witsel in Italia? Ma perché? E' un buon giocatore, una buona mezz'ala, ma non è il trequartista che ti cambia la vita. Meglio tenerne conto di questo parere via sms puntualmente arrivato dalle parti di Milanello. Meglio tenerne conto nel prossimo mese di Gennaio, quando il colpo di scena potrebbe non arrivare dalla Russia. E nemmeno da Parigi.


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