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Editoriale

Higuain come Bonucci: le critiche esasperate e affrettate ai campioni. Le fortune dell'Inter passano da una mancata cessione. Sarri e i grandi livelli: gioco stellare e atteggiamenti non da top

Nato a Firenze il 05/05/1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker e conduttore per Radio Sportiva, oltre che editorialista di Firenzeviola.it e voce di TMW Radio.
01.10.2017 09:05 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 32204 volte
© foto di Image Sport

Popolo di navigatori, pronti a salpare per il primo porto sicuro, gli italiani. A farsi trascinare dalla corrente del momento, a sentire il vento e seguirlo a vele spiegate. Siamo la patria della moda e delle mode, dell'erba del vicino e del vicino che non ci piace. Saliamo sul carro del campione e non gli porgiamo la mano al primo inciampo. Al secondo lo sorpassiamo, al terzo ne fotografiamo il ginocchio sul terreno, la fronte corrucciata, mentre cerca di rialzarsi, piuttosto che essergli bastone. Siamo bastone, già, ma mai carota. L'Italia tutta, dalla Mole al Maschio Angioino, ha idolatrato in tempi e modi diversi Gonzalo Higuain. Figlio e traditore a Napoli. Divino e di carne a Torino.

Leonardo Bonucci ha spaccato gli attacchi avversari e pare pure gli spogliatoi. E' stato davanti a tutti sul mercato e dietro la lavagna dopo le prime di campionato. Ha un carattere forte, che forse l'ha pure superato il centrale del Milan, ma la boria non supera la gloria e quel che ha fatto non è certo sorpassato da quel che sta facendo.

Eppure critici e critiche hanno additato entrambi. Che le prestazioni non siano state e siano tuttora all'altezza delle qualità di entrambi, è sotto gli occhi di tutti. Higuain si è preso i fischi del Camp Nou, ma per superare i fiaschi a una punta bastano i gol e quelli il Pipita non se li è certo scordati. Bravo Allegri a punzecchiarlo, meno a metterlo alla mercé del poco clemente pubblico italiano ma Higuain ha reagito. Ha segnato. Ha risposto a chi non c'era, ha ringraziato chi c'è stato, dimostrando che la fretta porta pochi consigli e solo giudizi fuorviati e fuorvianti.

Per Bonucci vale la stessa storia. E' stato pagato caro, è arrivato garibaldino pronto a riunire un Milan a pezzi. Però se Roma non è stata costruita in un giorno, anche ritirare su le fondamenta rossonere non è e sarà facile e per questo esagerare è sempre ingeneroso. Chiaro, urge ribadirlo: Bonucci è sotto i propri standard e pure lui dovrebbe limitare gli eccessi concentrandosi sui successi. Però merita ben altre occasioni, prima d'essere bocciato e tacciato di critiche che le sue qualità inevitabilmente prima o poi smentiranno.

Intanto c'è chi gode di qualcosa che avrebbe potuto fare, magari anche voluto, visto che il portafogli era ristretto dalla cerniera svizzera della Uefa. L'Inter però, dulcis in fundo, sorride per la mancata cessione di Ivan Perisic al Manchester United. Nonostante le smentite e i dinieghi, la Beneamata era pronta a venderlo sull'altare del Fair Play Finanziario. Però Mourinho ha esitato e indugiato nell'alzare la posta e allora l'Inter ha trovato altre soluzioni per far cassa e trattenere il croato, rinnovandogli pure il contratto. E' lui il vero equilibratore delle sorti offensive nerazzurre, in una stagione dove il trequartista che serviva a Spalletti non è arrivato e in un anno in cui Candreva ancora non ingrana.

La chiosa su Maurizio Sarri. Un calcio con la bionda tra i denti, più che fumo c'è però tanto arrosto nel suo Napoli. Ha geometrie euclidee e idee pitagoriche, l'armatina azzurra. Se sarà degna dello Scudetto e di andare avanti in Champions, lo racconterà soltanto il tempo. Però in un calcio dove i dettagli contano, Sarri dimostra di curarli come i sarti più raffinati e i complimenti che gli arrivano da ogni latitudine e cattedra, da Sacchi a Guardiola, sono meritati. Il problema, l'unico, è che deve fare il salto di qualità una volta uscito dal rettangolo di gioco. Non possono, le conferenze di Sarri, o le sue interviste, trasformarsi ogni volta in un J'Accuse. Non può, Sarri, attaccare una volta il calendario, una le Nazionali, una i terreni di gioco e un'altra l'avversario. Essere genuino non regala sempre la ragione. Che dovrebbe guidare per far riflettere, per vestire l'abito migliore anche nelle serate di gala. Si abitui, Sarri. E' sarto magnifico in campo. Lo sia anche fuori.


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