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Editoriale

Higuain da il via libera per Ibra al Milan. Tutto fatto, lui deciderà entro novembre. Barella, l’Inter torna in pole. Conte al Real, ora si può. Figc, Gravina è l’uomo giusto  

19.10.2018 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 26803 volte
© foto di Federico De Luca

Un altro importante tassello per il ritorno di Ibrahimovic al Milan l’ha messo direttamente Gonzalo Higuain. Nella bella intervista rilasciata ieri alla Gazzetta, fra le tante cose non banali, si legge anche: “Ibra al Milan? Io amo giocare con i grandissimi e lui lo è”.
E’ più di un via libera, praticamente un’investitura, e visto che arriva dal leader rossonero, cadono tutte le remore o le perplessità sull’impatto nello spogliatoio, sul come avrebbero preso i giocatori il ritorno di un personaggio così ingombrante. Del resto i dubbi non erano giustificati, Higuain è una persona intelligente e sa che anche un Ibra a fine carriera potrebbe comunque portare molto, far crescere tutto il Milan in personalità ed efficacia senza togliere spazio a nessuno. Il carisma dell’uomo e del giocatore non si perdono.
Dunque, Ibra arriverà a gennaio?
Il Milan, Leonardo in particolare, e Mino Raiola procuratore di Ibra sono praticamente d’accordo. Fosse per loro si sarebbero già messi a trattare gli ultimi dettagli per firmare. Ma i due, conoscendo Ibra, sanno benissimo che non va forzato, né in un senso né in un altro. Sarebbe controproducente. Il giocatore sa che questa soluzione è possibile, lui ha dato l’ok perché si sondasse l’opportunità, ma vuole pensarci in assoluta libertà. Come ha sempre fatto. Ci sono ancora da giocare due giornate di campionato con i Galaxy, vuole portare la sua squadra nei play off, poi deciderà. Percentuali? Diciamo non poche, altrimenti avrebbe già detto da tempo al suo procuratore “non parlarne nemmeno”. Probabilmente Ibra, che è un professionista scrupolosissimo, vuole avere la certezza di poter essere ancora competitivo e determinante ad alto livello. Deciderà di tornare al Milan se dentro di se avrà la certezza di poter lasciare il segno. Non è tipo che ami il viale del tramonto, troppo orgoglio. La personalissima valutazione di tutti i pro e i contro di un’operazione del genere prima di chiudere la carriera nel Malmoe, ci sarà alla fine del campionato americano.  Non prima.
Ma non riflette solo Ibra. Questo è il momento dei grandi silenzi degli operatori di mercato, un po’ tutti stanno mettendo a punto idee e seguono piste in gran segreto prima di sferrare attacchi per gennaio o preparare il terreno per giugno. Un nome comunque circola con insistenza ed è quello di Nicolò Barella. Attorno al giocatore c’è un bel derby di mercato.
L’estate scorsa l’Inter ha fatto di tutto per prenderlo, ma Giulini, nonostante la sua vicinanza storica ai nerazzurri, ha detto no, non vendo. La pista è stata congelata, ma la corsa al giocatore non s’è fermata. Nel passato ci aveva messo gli occhi sopra anche la Juve che mandò Romagna a Cagliari come una sorta di anticipo, poi il ripensamento. Più di recente s’è fatto sotto anche il Milan, con le idee chiare e i soldi giusti. Il Cagliari non tratta a meno di 40 milioni e sarà difficilissimo portare via Barella a gennaio, gli isolani dovrebbero essere in una zona di classifica sicura, senza problemi. Saputo dell’interesse del Milan, è tornato in pista l’Inter: è partito il Derby.
L’Inter ha fatto valere la primogenitura estiva, della trattativa già avviata fatta di cash, ma anche di giocatori interessanti che potrebbero far comodo a Maran. Il giocatore (pare) andrebbe volentieri a giocare con Nainggolan, suoi idolo quando lo ammirava nella prima squadra del Cagliari. Fra l’altro hanno lo stesso procuratore. Si prospetta, come detto, un Derby di mercato incerto come quello sul campo di domenica prossima.
Meno incerto, invece, il futuro di Conte. Florentino Perez è tornato alla carica. Un contatto c’era già stato a giugno quando Zidane si dimise a sorpresa, ma l’operazione si bloccò praticamente subito. Conte voleva prima risolvere la sua questione economico-contrattuale con il Chelsea dove ballano più di dieci milioni, ma anche i giocatori del Real (Ramos in testa) manifestarono perplessità al loro presidente per la gestione rigida dell’ex juventino riferita ai blancos dagli spagnoli del Chelsea. Ora molte cose sono cambiate. Conte sta risolvendo le cause in ballo con Abramovich, si sta andando verso un accordo e nel frattempo i giocatori del Real hanno scaricato Lopetegui.
Florentino Perez sta per decidere, non lo ha fatto in questi giorni, ma di sicuro la sosta di novembre della Liga sarà decisiva: Lopetegui è più che in bilico. Sarà esonerato se il trend negativo del Real non cambierà radicalmente nelle prossime tre settimane.
Già deciso, invece, il nome del nuovo presidente della Federcalcio. Lunedì prossimo sarà eletto Gabriele Gravina che prende la pesante eredità dei due mandati (tre anni e mezzo) disastrosi di Carlo Tavecchio e di dieci mesi inconcludenti del commissario Fabbricini. Se è vero, come ha fatto sapere ieri il Dg uscente Michele Uva, che la ripartenza è possibile, ora toccherà a Gravina accendere i motori e accelerare. Il nostro calcio è all’anno zero. Ha bisogno di riforme radicali e rapide, di regole nuove, di idee e energie. Dalla Nazionale ai settori giovanili, c’è da fare un lavoro enorme per tutte le categorie e i settori. Per non parlare della giustizia sportiva e degli apparati incrostati.
Gravina è l’uomo giusto, conosce benissimo la macchina e gli uomini, è un dirigente federale di lungo corso. Attorno a sé ha coagulato una maggioranza importante e con questo consenso potrà permettersi di fare subito le cose concordate con i suoi elettori. Avevo sperato nel commissariamento, ne esco profondamente deluso. Gravina invece sa benissimo cosa l’aspetta e questo mi da fiducia: ripartire è davvero possibile. Ora o mai più. 


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