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I 40 milioni per Hakimi non hanno lo stesso peso dei 7 per Muratore o dei 60 per Pjanic: è evidente! Ma la procura FIGC è il bersaglio sbagliato: ricordate lo scambio Zaniolo-Nainggolan?

I 40 milioni per Hakimi non hanno lo stesso peso dei 7 per Muratore o dei 60 per Pjanic: è evidente! Ma la procura FIGC è il bersaglio sbagliato: ricordate lo scambio Zaniolo-Nainggolan?TUTTOmercatoWEB.com
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domenica 28 giugno 2020 08:20Editoriale
di Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012

Sette milioni di euro per Muratore, 62 per il cartellino di Pjanic, 70 per quello di Arthur. Con la chiusura dei bilanci, torna d'attualità il tema delle plusvalenze. Quanto valgono i giocatori? È possibile stabilire ante litteram un prezzo dei cartellini? Lo chiedono in molti, non solo i tifosi. Due giorni fa Jordi Costa, giornalista di 'Catalunya Radio', nel corso di una trasmissione in cui si analizzava lo scambio Arthur-Pjanic faceva una valutazione di questo tipo: "Se si puniscono i club che gonfiano le sponsorizzazioni, non capisco perché non debbano essere puniti anche quelli che gonfiano i prezzi dei cartellini".
In effetti in questi anni la UEFA ha multato i club per sponsorizzazioni dal valore troppo alto rispetto al valore del club, le ha punite soprattutto quando erano riconducibili alla stessa proprietà. E a volte, raramente, è andata anche oltre la multa. Mentre sulle plusvalenze mai una parola.
Analizzando lo scambio Arthur-Pjanic, sono evidenti i motivi che hanno portato il mondo catalano a storcere il naso per una operazione che sembra tutta a vantaggio della Juve. Perché se la valutazione di Arthur è molto alta quella di Pjanic - per età del giocatore, per ingaggio e rischi economici dell'affare - sembra fuori ogni logica. Valutare 60 milioni di euro un giocatore che va per i 31 anni vuol dire vincolarti a lui senza possibilità di uscita. Se ti va bene hai trovato un titolare per (nella migliore delle ipotesi) tre anni, riuscendo quindi ad ammortizzare quasi del tutto l'affare. Se invece non si rivelerà all'altezza, Pjanic tra un anno si trasformerà in un peso per la società o in una minusvalenza certa, anche perché un ingaggio da 10 milioni di euro limita fortemente la possibilità di piazzarlo altrove. Anche solo in prestito.

E allora perché farlo? Perché al di là delle considerazioni tecniche, il Barcellona al pari della Juventus ha bisogno di segnare subito una importante plusvalenza a bilancio e questo affare permetterà a entrambe le società di fare una plusvalenza da 50 milioni di euro. E una plusvalenza così importante la si poteva mettere a segno solo con uno scambio che - al netto degli 8-10 milioni di euro - lascia tutti quei soldi solo sulla carta e nei bilanci, che è poi quel che conta.

Fatta la legge, trovato l'inganno (legale). La plusvalenza è l'anima del financial fair play per come è in questo momento concepita. È equiparata agli ingressi da merchandising, sponsorizzazioni o agli incassi da botteghino, ma se ci pensate è molto più rapida e remunerativa per sistemare il bilancio. E allora chi mi impedisce di valutare Pjanic 60 piuttosto che 40? Muratore 8 piuttosto che 2? Nessuno.
In molti, quando un giocatore di 18-19 anni che orbita attorno alla prima squadra di una big viene valutato 6, 8 o 10 milioni di euro, invocano l'intervento della Procura FIGC. Perché non interviene? È possibile che nessuno dica nulla su questa valutazioni?
La verità è che la Procura della Federazione è il bersaglio sbagliato. Può intervenire se un giocatore di eccellenza di 32 anni viene valutato 2 milioni di euro, ma come fa a impedire a un ragazzo della Primavera della Juventus, dell'Inter, della Roma o della Lazio che è anche in orbita prima squadra di avere una valutazione da 6 milioni di euro piuttosto che da uno? Non può farlo, i club lo sanno e quando serve sfruttano questa zona grigia per sistemare il bilancio.
Non può farlo perché quella valutazione è tutta basata sul valore potenziale del giocatore che non è certo dato oggettivo. Prendete lo scambio Nainggolan-Zaniolo: quando Inter e Roma definirono lo scambio si gridò allo scandalo perché, si diceva, la valutazione del classe '99 era stata gonfiata ad arte solo per far quadrare l'affare. Non è da escludere che i club abbiano ragionato anche in questi termini, ma tre mesi dopo Zaniolo valeva già quanto Nainggolan e un anno dopo molto di più. Visto a posteriori, non c'è dubbio sul fatto che in quello scambio a fare l'affare fu la Roma anche se al momento delle firme nemmeno il più ottimista dei tifosi giallorossi poteva immaginare lo scenario che poi s'è realizzato.
Non ci sono parametri oggettivi per valutare esattamente il cartellino di un giocatore e quando si tirano in ballo i valori di mercato di Transfermarkt o del Cies bisogna sapere che anche quelli sono valori indicativi, non oggettivi. A volte non aggiornati e spesso discordanti tra loro.
Non è possibile stabilire oggettivamente il valore di un giocatore e sarebbe molto pericoloso farlo. Dipende dal mercato, dalla considerazione che il giocatore gode nel club di appartenenza e da quanto ci crede in quella operazione il club acquirente. Dipende sempre più dall'età e quindi dal suo valore potenziale, parametri che negli ultimi 5-10 anni sono diventati predominanti.

E allora come fare per evitare di ritrovarci ogni anno con l'avvicinarsi del 30 giugno con valutazioni sistemate ad arte per sistemare i bilanci? Bisogna detonare le plusvenze, non permettere più a questa voce di avere l'importanza che ha da quando sono state introdotte le regole del Financial Fair Play, uno strumento che è sempre meno in linea con lo spirito del tempo.
Era stato introdotto dalla UEFA per equilibrare le competizioni, ma negli ultimi anni ci siamo trovati di fronte a campionati monopolizzati come mai in passato. Era stato introdotto dalla UEFA per creare un sistema più sostenibile, ma tra sponsorizzazioni sospette e plusvalenze pensate ad arte è ormai chiaro che, nei fatti, le regole per come erano state pensate non esistono più. Perché è ormai chiaro a tutti che i 40 milioni di euro (più bonus) che l'Inter sborserà per Hakimi hanno un peso molto maggiore dei 60 per Pjanic o i 70 per Arthur. Da un lato soldi reali, dall'altro no.

La UEFA, che in questo periodo di crisi ha solo allentato le maglie del FFP, dovrebbe prendere atto che questo sistema non ha più ragione d'esistere e guardare avanti prendendo spunto dagli sport americani. Da quella NBA che per equilibrare la competizione ragiona da quasi 40 anni in termini di salary cap e di regolamentazione dei contratti creando così il campionato più incerto e ricco al mondo.

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