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La Giovane Italia
Editoriale

I sogni del Napoli... sono realizzabili: lista inglese! Milan, che guaio! Mancini, la vera Italia del futuro è nei 2000-01. Una lista che fa sperare: ecco i nomi. Bluff seconde squadre: saranno in 4!

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
28.05.2018 08:40 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 45412 volte
© foto di Federico De Luca

Da oggi parte il periodo più bello dell'anno: si parte con il calciomercato, dove nulla è scontato. Non è scontata la vittoria dello scudetto e non è scontata neanche la vittoria della Champions League. Il fascino del mercato: il Real vince la terza Coppa dei Campioni consecutiva, Ronaldo dice due parole sul suo futuro e i titoli dei giornali spagnoli, il giorno dopo, sono su Ronaldo che lascia Madrid e non sulla vittoria della Champions. Viva il mercato. Quello che fa sognare, quello che fa spalancare gli occhi quando dici che Ancelotti si sta incontrando di nascosto, a Roma, con il Napoli e poche ore dopo arriva anche la foto con le pistole. Che Napoli. Più sorprendente sul mercato che in campo. Da oggi aprirete la app di Tuttomercatoweb 15 volte al giorno, in auto ascolterete solo RMC Sport e arrivati a casa vi metterete comodi sul divano per guardare Sportitalia. Questo è il profilo del vero malato di calciomercato. Sono tanti. Milioni. Per fortuna. Viva i malati.
Carlo Ancelotti sta lavorando sul nuovo Napoli. Da Londra è in contatto costante con Cristiano Giuntoli. Il Napoli farà cassa con le cessioni dei calciatori e andrà a spendere per, almeno, 2 top player più altri 3 calciatori funzionali al progetto di Ancelotti. Il nome per l'attacco è quello di Benzema. Senza se e senza ma è il primo della lista. Per la porta Rui Patricio. Il sogno, difficile, è Di Maria; ma - se De Laurentiis ha convinto Ancelotti - non ci meravigliamo più di nulla. Bene, togliamo Messi e Cristiano Ronaldo. Gli altri? Perché no? Il Napoli dovrà lottare per lo scudetto. Se Ancelotti sposa Napoli è per migliorare la posizione di Sarri e migliorarla significa vincere. Giocare bene non interessa più. Si vuole scendere in piazza. Non sarà facile, ma nel momento in cui Aurelio si è messo in casa Carletto si è caricato sulle spalle un bel macigno di responsabilità e pressioni.
Il vero dilemma del calcio italiano è il Milan. Suso può andare al Napoli, ma se la Uefa sarà cattiva con Fassone, allora, molti big potranno lasciare Milano. Oltre il danno di immagine arriverà il danno tecnico ed economico. C'è solo una soluzione che avevamo già paventato mesi fa: Elliott deve scendere in campo, risanare il club con i soldi, portarlo in due anni in Champions e trovare un acquirente serio. Elliott potrà puntare ancora su Fassone ma l'ombra di Galliani è sempre presente. Se il fondo si caricherà dell'onere di riportare in alto il Milan potranno cambiare, immediatamente, molte cose a Casa Milan. La situazione è complicata e di difficile lettura. Proprio per questo motivo non abbiamo la presunzione di dirvi come finirà. Non lo sa Fassone, non lo sanno in Uefa, non possiamo saperlo noi.
Sta nascendo la nuova Italia di Mancini ma, per favore, non chiamatela nuova. Ricicli, scarti, gente andata. Se questa è la nuova Italia mi viene il mal di pancia peggio di quando sogno Ventura la notte dopo aver mangiato pesante a cena con mia moglie. Se le convocazioni del Mancio sono il bigliettino da visita per il futuro, allora, meglio tornare a guardare l'Italia del 2006 su youtube. La nuova Italia deve guardare al futuro. Nessuno sa che l'Under 17 di Mister Nunziata ha dato lezione di calcio all'Europeo. Le scelte di Maurizio Viscidi risultano tutte indovinate. Sono i ragazzi di Viscidi la nuova Italia e non i convocati di Mancini. Avete seguito l'Europeo? Manco pà cap'... si dice dalle mie parti. Abbiamo perso, ai rigori, la finalissima con l'Olanda e a 7 dalla fine vincevamo 2-1. Gli orange ha vinto ai rigori quarti, semifinale e finale. Hanno alzato la Coppa con tre pareggi. Noi, invece, le altre le abbiamo vinte. Sicuramente avranno bravi rigoristi ma sui singoli ce li mangiamo. Under 17 e 19 sono rappresentate da sole tre Nazioni, presenti in entrambi i tornei. Italia, Portogallo e Norvegia. Francia, Inghilterra e Germania sono indietro. Per questo il lavoro di Viscidi e dei vari Nunziata e Nicolato deve farci sperare nella nuova Italia. Parliamo ancora di Balotelli ma non conosciamo Vergani, attaccante dell'Inter, anno 2001 che è stato eletto scarpa d'oro e capocannoniere dell'Europeo Under 17 con 4 gol nel torneo. Lo vedremo in Primavera con l'Inter, prossima stagione. Abbiamo dei top player, del 2001, come Russo, portiere del Genoa, il trequartista della Roma, Riccardi e il difensore centrale della Juventus, Gozzi. Un Thuram in versione millennial. Ragazzo di colore, africano ma italiano di adozione. Il futuro difensore della Juventus, Cherubini lo ha già in casa. Perché Federico Cherubini e Claudio Chiellini sono il motore della macchina e Paratici lo sterzo che non sbaglia una curva.
Infine un pensiero sulle seconde squadre. Per come sta nascendo il progetto è morto nella culla. Gravina sta cambiando mentalità ed economia della Lega Pro. I Presidenti gli devono solo mille grazie. Ha portato cultura e un campionato più avvincente. Se fossi in lui, però, frenerei sulle seconde squadre e rinvierei almeno di un anno. Così non ha senso. Parliamo di seconde squadre da 5 anni, modello spagnolo e poi le regole non sono chiare, sono contorte e volete sapere il progetto a quante squadre si ridurrà? Quattro. Milan, Juve, Inter e forse Atalanta. Torino e Udinese non vogliono mettere il milione e duecentomila euro per il ripescaggio. Piazzare quelle 4, divise in tre gironi, non cambia il nostro sistema e senza regole chiare rischia solo di creare confusione. Domanda: ma queste squadre B, poi, dove andrebbero a giocare? Fuori Provincia? Non ha senso. A Vinovo o Vismara? Non si può. Negli stadi della prima squadra? Non li aprono perché costerebbe troppo. Se questi sono i presupposti meglio aspettare e rinviare. Le seconde squadre possono servire al nostro calcio ma così è solo un gioco per ricchi. Abbiamo altre priorità.


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