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Ibra al Milan: è fatta, lo dice la Mls. Inter-Conte, tutti i nomi di Marotta. Vidal e Kulusevski in pole. Napoli caos, De Laurentiis nei guai per Sarri. Mertens e Callejon via ora, Insigne e Koulibaly a giugno

08.11.2019 07:46 di Enzo Bucchioni   articolo letto 48173 volte
Ibra al Milan: è fatta, lo dice la Mls. Inter-Conte, tutti i nomi di Marotta. Vidal e Kulusevski in pole. Napoli caos, De Laurentiis nei guai per Sarri. Mertens e Callejon via ora, Insigne e Koulibaly a giugno

La bomba arriva dagli Usa a tarda ora: Ibra s’è accordato con il Milan. La rivelazione, non sappiamo fino a quanto voluta o semplice gaffe, arriva direttamente da Don Garber, commissioner della Mls, la lega americana. In una intervista il manager ha confessato il dispiacere per l’addio alla Mls di un personaggio come Ibra. Dunque, un anno dopo, l’operazione va in porto. Forse Ibra serviva di più un anno fa, ma il sapore è sempre lo stesso, un disperato tentativo di agganciare la Champions.

In attesa di conferme o smentite, Ibra sarebbe comunque a disposizione da gennaio. E Raiola che chiedeva per lui un contratto di un anno e mezzo attorno ai dieci milioni, pare si sia accontentato di molto meno per il Grande Ritorno in rossonero. Ma ne sapremo di più oggi.

Intanto gli ammutinati una volta erano solo e solamente quelli del Bounty, che non è propriamente una squadra di calcio. Ora ci sono anche quelli del Napoli e stai a vedere che alla fine il prode Aurelio De Laurentiis (rigorosamente con due i) ci tira fuori un altro bel film. Il materiale non manca. Ma c’è anche un’altra storia da raccontare in questa settimana di Champions, quella di Antonio Conte, agghiaggiande per gli amici. Insomma, un ammutinamento agghiacciante, mettiamola così. Cerchiamo di capirci qualcosa, anche se è dura.

Intanto non sono convinto che lo sfogo di Conte possa intaccare o condizionare il lavoro che all’Inter hanno appena avviato. Anzi, lo sfogo servirà per una riflessione, caricherà di adrenalina l’ambiente e servira’ per un altro step di crescita. Ovvio che Conte abbia esagerato e lo sa anche lui. Però Marotta conosce troppo bene l’uomo e l’allenatore, sa che Conte può dare e sta dando molto, certe situazioni non simpatiche e troppo sopra le righe vanno semplicemente gestite. E le gestiranno. In che modo?

E’ scontato che l’organico della Juve sia notevolmente superiore, è altrettanto evidente come a Conte manchino soluzioni e alternative di un certo livello in quasi tutti i reparti. Pensiamo a Biraghi, onesto giocatore, per carità, ma vi sembra da Champions? Risponde per me Hakimi. Non vado oltre, ma ci siamo capiti. E Marotta ha capito più di tutti tanto che anche senza lo sfogo di Conte, con il prode Ausilio, sta valutando da tempo situazioni gradite. Ovvio che l’Inter non voglia fare operazioni fine a sé stesse soprattutto se andrà fuori dalla Champions. Altrettanto ovvio ripetere che a gennaio è dura trovare i giocatori giusti. Però ci possono essere. Ad esempio, Marotta ha acceso i riflettori su Kulusevski, 19 anni, svedese di origini macedoni, centrocampista che a Parma sta facendo cose da grande. E’ dell’Atalanta e Percassi non ha problemi a vendere. Deve soltanto vendere bene. Il discorso è stato avviato, ma i nerazzurri di Milano non vogliono certamente inseguire cifre folli, caso mai un’operazione con bonus sul futuro. Se Kulusewski dovesse esplodere (potrebbe) ne guadagnerebbero tutti, non ora. Con il Parma più facile arrivare a Darmian. Si farà quasi sicuramente, l’Inter ha molte contropartite tecniche.

Tornando al centrocampo, oltre al giovane svedese, si punterà su un giocatore pronto subito, di personalità e livello. I nomi sono tre. Vidal (il preferito da Conte) che al Barca è scontento, Matic, in scadenza nel 2020 dal Manchester e Rakitic, un altro emarginato dal Barca. Piace anche De Paul che ha caratteristiche diverse, ma può essere un’alternativa a Sensi che oggi non esiste. L’Udinese però non scende sotto i 35 milioni chiesti in estate che hanno fatto scappare la Fiorentina. Conte vorrebbe anche una controfigura tecnica di Lukaku e non essendo arrivato Dzeko il vuoto è rimasto. Piace Giroud che il Chelsea ha voglia di vendere. Questa la rosa dei papabili, qualcosa Conte avrà con l’addio ai vari Borja Valero e compagnia che il tecnico non vorrebbe vedere neppure in fotografia.

Un caso, quello dello sfogo di Conte comunque gestibile. E mi fanno ridere gli ingenui letti e ascoltati dire: l’Inter lo deve cacciare. Ma dove vivono, lo hanno appena preso, lo conoscono, lo pagano 12 milioni, sta facendo crescere il gruppo e la classifica e lo mandano via perché Conte ha fatto il Conte? Se avessero voluto uno yes man le alternative c’erano.

A Napoli, invece, c’è stato il Big Bang. Niente sarà più come prima e da oggi tutti i protagonisti di questa vicenda andranno verso strade nuove e un futuro diverso. E’ la fine di un ciclo. Quello che succede in classifica si vede e l’obiettivo scudetto sbandierato in estate è pura utopia. In Champions allenatore e giocatori potranno forse ritrovarsi per amor proprio, visibilità futura e soldi, qualcosa di buono faranno per loro stessi, ma sarà dura. Nella amara vicenda del ritiro, De Laurentiis ha ragione, i giocatori hanno sbagliato e prima di loro Ancelotti a far sapere che non era d’accordo, ma tutto il resto nasce da strategie e valutazioni sbagliate proprio da De Laurentiis.

E perché un presidente così scafato s’è fatto scoppiare tutto in mano?

Chiedere i danni ai giocatori (500 mila euro?) è una magra consolazione, diciamo che per tutto il resto ha perso.

E una spiegazione c’è. Nasce dall’orgoglio smisurato, dall’eccesso di ego, dalla convinzione tutta personale che Adl nel calcio sia un re Mida. E la storia nasce dall’addio di Sarri.

Per Adl è stato uno smacco, ma come sua abitudine ha voluto rilanciare perdendo il contatto con la realtà. Via Sarri ha preso l’allenatore più vincente. Sulla carta il migliore. E gli ha chiesto di vincere, lo ha dichiarato più volte: da Ancelotti voleva lo scudetto. Sottovalutando o sopravvalutando tutto il resto. Quel Napoli era nato con Sarri e per Sarri. L’addio dell’allenatore significava la fine di un ciclo. Adl non ha capito che molti giocatori (quasi tutti) erano cresciuti con il gioco di Sarri, che avrebbero soltanto peggiorato il rendimento. Per di più Adl ha preso un allenatore con idee tattiche diverse dal predecessore e quello che è successo è storia. L’esperienza e il carisma di Ancelotti per un po’ hanno mascherato, ma i segnali di disagio sono arrivati forti e chiari, dalle litigate ai troppi cambi di moduli e di uomini, dall’involuzione di troppi giocatori. Il piano anti-Sarri è saltato. Se Adl avesse messo da parte l’orgoglio senza dire “senza Sarri faremo meglio”, avrebbe capito di vendere al momento giusto i giocatori che avevano mercato e volevano andarsene, per poi reinvestire e fare la squadra per Ancelotti. Niente di tutto questo è successo. Gli errori si sommano. L’aver tirato troppo la corsa con Allan al Psg, poi Insigne, i rinnovi, Koulibaly. Non è un caso che la rivolta sia stata guidata proprio da questi giocatori scontenti, i figli di Sarri.

Per salvarsi Adl ha provato a prendersela con Ancelotti, lo avrebbe cacciato volentieri da tempo per dare tutte le colpe a lui, ma s’è ritrovato prigioniero di un contratto multimilionario e di un uomo scafato. Ancelotti ne ha viste tante, è al di sopra del bene e del male.

Neppure prendersela in maniera eccessiva con gli arbitri ormai non funziona più.

Questa è la storia, per certi versi triste. Adl ora proverà a vendere Mertens e Callejon già a gennaio, ma sarà durissima. Insigne e Koulibaly saranno l’oro di giugno, soldi per rifondare.

Finisce male una delle più belle squadre degli ultimi vent’anni, ma Adl paga i sistemi da padrone delle ferriere che nel calcio non funzionano. Adl in questi anni ha fatto calcio benissimo, ma l’hanno fregato i rapporti. Se tutti quelli che se ne vanno sbattono la porta un motivo ci sarà. E se è vero che Sarri a Napoli l’ha portato lui, è anche vero che non l’ha voluto trattenere…

E questa è solo una delle tante storie che stanno affondando una grande idea di calcio.

E’ fin troppo condivisibile sostenere oggi che i giocatori non si sono comportati da professionisti, che hanno sbagliato, che andrebbero trattati come disse una volta Lippi, ma quando si arriva a certi punti i limiti di una società incapace di vedere, di prevedere e di risolvere i problemi, sono tutti lì a dimostrare che Adl, un uomo solo al comando, non può più funzionare. Il ritiro era l’ultimo dei problemi, è stato solo l’innesco, Adl sapeva tutto già quindici giorni fa quando ha attaccato i giocatori pubblicamente in un disperato, duro tentativo di richiamare tutti ai propri doveri. Troppo tardi, ora ripartire sarà durissimo.


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