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Icardi, l'Inter e l'assurda battaglia a colpi di coerenza. Paratici, ad agosto qualcosa non ha funzionato. Molto meglio Giuntoli: ma Llorente non è Maurito

Icardi, l'Inter e l'assurda battaglia a colpi di coerenza. Paratici, ad agosto qualcosa non ha funzionato. Molto meglio Giuntoli: ma Llorente non è MauritoTUTTOmercatoWEB.com
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domenica 01 settembre 2019 10:45Editoriale
di Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012

Forse nella nostra società c'è una idea troppo semplice, banale e positiva del valore della coerenza. In qualunque ambito della nostra vita associamo l'essere coerenti all'essere forti, giusti. Il coerente è colui che non si svende e va diritto per la sua strada. A qualunque costo.
Ma la coerenza è categoria estremamente ampia e non può essere ridotta alla definizione di un dizionario. L'essere coerente ai nostri valori è giusto e sacrosanto. L'essere sempre coerenti alle nostre decisioni è invece aspetto diverso, vuol dire pensare di vivere in un mondo non reale. Vuol dire sopravvalutarsi, è presunzione. Quando è cronica quasi delirio di onnipotenza.
Nella vita quotidiana siamo continuamente chiamati a prendere delle scelte, ma a volte le nostre previsioni si rivelano errate. E allora proviamo a rimediare quando, per fortuna quasi sempre, è ancora possibile. Confucio diceva che a non cambiare mai idea sono solo il saggio più elevato o lo sciocco più ignorante. E noi comuni mortali, nel 99.999% dei casi, non apparteniamo né alla prima né alla seconda categoria.

Certamente, non appartengono a queste due categorie né Icardi, né Wanda Nara, né i dirigenti dell'Inter. Soggetti che dietro la maschera della coerenza stanno tutti portando avanti una battaglia che ha prodotto solo vinti. Soggetti che somigliano ai binari di un treno, fisicamente impossibilitati nel venirsi incontro.
L'Inter sette mesi fa ha preso una decisione: escludere Mauro Icardi dal progetto. E Icardi, negli ultimi sette mesi, ha sempre detto alla società che dall'Inter non vuole muoversi. Mai un passo indietro, mai una mano tesa verso l'altro, mai una canovaccio diverso. Tutto fatto nel nome di una coerenza che però non ha nulla di positivo, che trascinerà il caso dinanzi al Collegio Arbitrale e che, a prescindere da come finirà la vicenda, ha già prodotto due risultati negativi: l'Inter ha dilapidato un patrimonio economico, Icardi sta sciupando una carriera.

E' quasi giunta l'ora del gong. Suonerà domani alle 22, giusto per prolungare ancora un po' un calciomercato già lunghissimo. Si chiude dopo tre abbondanti mesi di trattative che quantomeno hanno sancito una inversione di tendenza perché la Serie A, nel suo complesso, da questa estate ne esce più competitività. Chiamatelo effetto Cristiano Ronaldo, o forse la voglia delle principali antagoniste della Juventus di provare quantomeno a spezzare un monopolio che non ha precedenti nel nostro campionato.
Inter e Napoli, almeno sulla carta, si sono avvicinate alla capolista con l'obiettivo di dare vita a un campionato più equilibrato rispetto all'ultimo. Non che la Juventus non l'abbia fatto: Ramsey, Rabiot e soprattutto De Ligt, ma anche Demiral e Danilo al fronte dei soli Cancelo, Spinazzola e Kean andati via. La rosa della Juventus è ancora più ampia, profonda e competitiva. Forse anche troppo. Il fronte uscite s'è rivelato il vero punto dolente di un Fabio Paratici che si aspettava un agosto molto diverso, decisamente meno statico. Il mancato scambio Lukaku-Dybala ha complicato i piani della vecchia Signora che aveva necessità di vendere, di fare plusvalenze per abbassare un costo del lavoro che si attesta sui 500 milioni di euro. Una cifra altissima, troppo alta anche per una Juventus che negli ultimi 12 mesi ha sensibilmente migliorato il suo fatturato.
Emre Can, Mandzukic, Higuain, Khedira, Matuidi Rugani e soprattutto Dybala. La lista è molto lunga e il rischio che qualcuno di questi abbia il muso lungo, che si senta poco considerato viste le tante trattative abbozzate e poi fallite tra Milano, Londra e Barcellona, non è da sottovalutare. Non che dovessero uscire tutti, ma la Juventus lavorava per iniziare la stagione senza almeno tre dei calciatori presenti nella lista. E magari con un Icardi in più, vero e proprio pallino di un Paratici detonato da una proprietà che non poteva avallare in alcun modo l'acquisto dell'argentino senza aver prima incassato soldi dalle cessioni e asciugato il monte ingaggi.

Icardi fino alla fine è stato pallino anche del Napoli. Ci ha sperato, ci ha creduto De Laurentiis, che solo venerdì ha dato il via libera all'ingaggio di Fernando Llorente chiudendo così il mercato in entrata. L'ex Tottenham completa una rosa che con Maurito di Rosario sarebbe stata certamente più forte, forse avrebbe permesso di non osservare più la Juve dal basso verso l'alto. Di Lorenzo, Llorente ed Elmas, ma soprattutto Manolas e Lozano, l'acquisto più costoso della storia del club partenopeo. Una rosa con due insostituibili, Koulibaly e Allan, e tutti i ruoli che hanno almeno due interpreti. Una rosa senza esuberi, perché Cristiano Giuntoli sul fronte cessioni s'è mosso benissimo. Da Diawara a Rog, passando per Inglese, Sepe, Grassi, Ounas e Chiriches: tutti venduti ma non svenduti o ancora peggio regalati. Tante cessioni (si lavora ancora per Hysaj e Tonelli) che hanno finanziato il mercato in entrata e permesso a De Laurentiis di provarci fino alla fine per Icardi: il colpo da 90 non è arrivato, ma la squadra nel complesso resta forte. Più competitiva rispetto a un anno fa.

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