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La Giovane Italia
Editoriale

Il controsenso del ritorno di Zlatan Ibrahimovic al Milan e l'incomprensibile direzione del progetto rossonero. Champions, trofei o sarà solo un'operazione di marketing

Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore e inviato di Tuttomercatoweb.com. Già firma per Il Messaggero e La Nazione, è stato speaker di Radio Sportiva e RMC Sport.
29.12.2019 08:55 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 66224 volte

Acquistare Zlatan Ibrahimovic per riparare un progetto giovani che fa acqua da ogni poro è un controsenso. E seppur i fatti potranno smentire, i gol e gli assist annessi e connessi, l'acquisto del Milan di Ibra ha potenzialmente tanti contro e pochi pro. A meno che non arrivi la Champions League, s'intenda, a meno che il Milan che a dicembre ha già cambiato allenatore e strategia non colmi il gap di quattordici punti che ora lo separa dalla Roma quarta in classifica. Altrimenti prendere un ingombrante trentottenne è fumo negli occhi e a nulla può valere la scossa d'adrenalina per il risveglio del sopito entusiasmo del tifoso rossonero.

Viene definito e raccontato come scintilla, come capobranco che trascinerà il gruppo. Solo che le ancore vengono issate su quando la nave lascia il porto e non possono esser messe a bordo da scialuppe di salvataggio. Nel discorso e nel ragionamento non sono certo inclusi i dubbi e la tenuta dopo le stagioni in Major League Soccer, perché Ibrahimovic è un atleta straordinario e pariamo dal presupposto che sia ancora in palla nonostante la carta d'identità. Ma pur se così fosse, pur se diventasse trascinatore di questo modesto e minuscolo milan, sacrificare Krzysztof Piatek o l'investimento per Rafael Leao, per puntare magari a una modesta Europa League, cosa significa?

Il Milan, con lo svedese, prova a gridare senza corde vocali nuovamente il suo nome fuor dai confini. Gode del prestigio passato ma 'essere da Milan' oramai ha tutto un altro significato. E se quello sui social doveva essere un inno alla magnificenza di Ibrahimovic, lo slogan scelto è invece un altro canto nostalgico di quel che è stato e non c'è più. "Same Zlatan. Different Devil". Quello era un grande Milan, dove Ibra sbarcò dicendo "voglio vincere tutto". Se pure all'alba del 2020 dovesse sedersi in conferenza stampa pronunciando le stesse parole, ai più scapperebbe un sorriso.

Ibrahimovic al Milan, a questo Milan, adesso, a gennaio, è un'operazione di marketing. E' un grido d'aiuto. E' un'ammissione di colpa. Non ha niente a che vedere con investimenti e lungimiranza. I rossoneri avevano fatto sapere nei salotti di calciomercato di aver intenzione di prendere giocatori pronti che potessero essere una guida per i giovani della rosa, è vero. Ma un conto è inserire dei capisaldi con cui proseguire un cammino, uno è portare Zlatan Ibrahimovic di nuovo al Milan. Perché lo svedese è, o forse era, sintomo e acquisto fatto per trionfare. Subito. Se i rossoneri riusciranno ad arrivare al quarto posto, o con lui a costruire qualcosa di vincente magari la prossima stagione, allora queste righe saranno un boomerang. Altrimenti il ritorno di Ibra in rossonero resterà un'operazione senza alcuna ragione di progetto.


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