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La Giovane Italia
Editoriale

Il folle sogno di De Laurentiis non basta: serve un mercato da sogno. Quello che la Juve sta preparando oltre Emre Can. Caos Milan: i big che rischiano l'inevitabile addio. Inter: i 40 milioni, i rinforzi, le frecciate di Spalletti

Nato a Firenze nel 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com e speaker di RMC SPORT. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato voce e conduttore per Radio Sportiva.
27.05.2018 06:50 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 74517 volte

Immaginare Carlo Ancelotti come nuovo allenatore del Napoli era opera di profonda fantasia. Perché l'italiano aveva ammesso di sognare la Roma, come piazza dell'eventuale ritorno in Serie A, senza mai nasconderlo e celarlo. Andrea Agnelli, oltretutto, aveva preso contatti con l'ex tecnico del Bayern Monaco quando era incerto della permanenza o meno di Massimiliano Allegri e per questo è ancor più considerabile come vero e proprio coupe de theatre l'arrivo di Ancelotti alla corte di Aurelio De Laurentiis. Che pareva messo con le spalle al muro dalla rottura, netta, forte, con Maurizio Sarri. Ma che ha deciso di rialzarsi, come fatto a suo tempo con l'arrivo di Rafa Benitez, con una mossa da cinema. Solo che i sogni da soli non bastano, che gli allenatori incidono ma non possono spostare, neanche loro, da soli gli equilibri. Il Napoli dovrà diventare società moderna perché la gestione avuta finora dal numero uno di Filmauro è tutt'altro che da club internazionale. Più forza e potere al ds, Cristiano Giuntoli, semmai. Meno sortite e sparate a microfoni accesi, certamente. Ma soprattutto, una nuova politica dei contratti. Perché la gestione delle sponsorship, dei diritti d'immagine, ma pure della clausole imposte e di stipendi ancora non da club di primissima fascia, hanno portato il Napoli a veder sfumare fior di trattative e a non essere competitivo sul mercato come, appunto, la Juventus. C'è da immaginarsi che Ancelotti abbia ricevuto rassicurazioni a riguardo, perché per la filosofia di oggi è impensabile vedere Arturo Vidal o Karim Benzema, per dirne due a caso, in azzurro. Se ADL, domattina, cambierà qualcosa, sarà un segnale importante, ma la Juventus resta avanti anni luce.

Lo è pure in questo mercato. Il Napoli, de facto, sta perdendo pezzi e colonne della formazione di Maurizio Sarri e per adesso ha preso, quasi, solo Rui Patricio da svincolato dallo Sporting Club de Portugal per il dopo Pepe Reina. Dietro occhio all'idea David Luiz, pallino di Ancelotti, ma pure a Nicolas N'Koulou del Torino per il possibile dopo Kalidou Koulibaly. La Juventus, dall'altra parte, si è già mossa. Prendendo a parametro zero uno dei migliori giocatori disponibili nel ruolo come Emre Can, che sarà ufficiale da lunedì. Chiudendo per Matteo Darmian: 12-15 milioni al Manchester United e affare già in porto. Dietro partirà probabilmente Mehdi Benatia, il cui feeling con Allegri pare scemato. Arriverà un centrale d'esperienza, perché per il futuro ci sono già Rugani e Caldara. Come terzini, Alex Sandro può rinnovare: è la settimana decisiva, altrimenti la Juventus riproverà a imbastire una trattativa con il Manchester United dove inserire Anthony Martial (visto che Mario Mandzukic nonostante le rassicurazioni di Marotta è più lontano da Torino, con il Tianjin Quanjian in pressing) o con il PSG (e lì potrebbero rientrare nella trattativa più giocatori, da Adrien Rabiot a Lamine Kurzawa fino ad Angel Di Maria). Come già filtrato e scritto negli scorsi giorni su queste colonne, la Juventus non considera incedibile Gonzalo Higuain a differenza di Paulo Dybala mentre Alvaro Morata sì piace ma le chiacchiere dei salotti di mercato dicono che andrà altrove.

Non al Milan. Ad oggi, la situazione del club rossonero è un paradosso all'italiana. Che futuro avrà il club? E' ignoto. E' impossibile rispondere. Se un giorno però dalla dirigenza vien fatto filtrare che la società cerca giocatori importanti, perché i nomi di Andrea Belotti del Torino, dello stesso Morata, di Ciro Immobile e via discordendo non cadono dagli alberi ma perché qualcuno li lascia passare, e l'altro si parla di vicolo cieco per il domani, significa che c'è un problema. Enorme. Per questo i big restano in bilico, il grande rebus però è legato ai loro ingaggi. Perché Fassone e Mirabelli hanno pagato stipendi importantissimi a Donnarumma, Bonucci e via discorrendo. Qualcuno sarà intenzionato ad accollarseli? Complicato, a quelle cifre. Però da Suso (il Napoli è una pista calda) ad Alessio Romagnoli (la Juventus, nel dubbio, monitora la situazione), da Hakan Calhanoglu a Ricardo Rodriguez in poi, negli hotel del mercato tra gli addetti ai lavori c'è chi pronostica non chi ma quanti partiranno in estate dal Milan.

Preoccupante. Sorprendenti, invece, le parole di Luciano Spalletti di fine stagione. Si è tolto dei sassoloni dalle scarpe ma, forse, è sembrato un po' tardivo il suo attacco e neppure troppo velato nei confronti del mercato. Delle strategie societarie. Di chi, Walter Sabatini, gestiva prima il mercato insieme a Piero Ausilio. Il problema è che adesso l'Inter deve racimolare, tra esuberi e plusvalenze, 40 milioni di euro entro fine giugno. Non impossibile, ma dovrà esser brava la dirigenza attuale a scongiurare l'addio di un big. L'eventuale indiziato è pure difficile da individuare, perché dopo mesi di flop, Marcelo Brozovic si è rialzato ma non ha dimostrato continuità da grande. Ivan Perisic continua nelle sue montagne russe del rendimento. Mauro Icardi? Sì. Ma il Real Madrid cerca qualcosa di diverso davanti, c'è semmai da capire che ne sarà del mercato del Chelsea e dell'attacco del PSG. Però la sensazione, unica e condivisa dall'ambiente, è che l'Inter e l'argentino andranno avanti insieme. Milan Skriniar? Nessuna offerta ancora perché 60 milioni non si pagano a cuor leggero ma è l'indiziato se la strategia esuberi-plusvalenze non dovesse andare a segno. E i rinforzi? Sì, i colpi fatti finora sono importanti e affascinanti. Asamoah, De Vrij, Lautaro Martinez. Titolari o potenziali tali, per Luciano Spalletti. Che però vuole ancora altro, soprattutto sugli esterni e a centrocampo. Ma dovrà pazientare. Gode per la Champions da una parte, trema per l'Europa dall'altra, Milano. Ma i suoi sorrisi sono diversi, in quanto a futuro e progettualità, dalla Torino bianconera. E pure dai sogni del Napoli che adesso dovranno trovare concreti riscontri negli investimenti di De Laurentiis.


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