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Editoriale

Il gran giorno della Juve: cosa cambia il match contro il Bayern. Roma: tra Totti e Spalletti c'è un'unica soluzione. Milan: ecco il rivale di Mihajlovic! Tre strade per il futuro dell'Inter (e Icardi...). Napoli: niente sorpasso ma altre certezze

23.02.2016 18:48 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 71829 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ben ritrovati. Vorrei dire la mia su una questione molto poco trattata nelle ultime 72 ore: il caso-Totti. Alzi la mano chi non conosce il caso-Totti: anche mia nonna. Ebbene, qui non prenderemo posizione su Totti, ma proveremo a prendere posizione su chi ha preso posizione sul "caso Totti". Se rileggete quest'ultima frase, capite che la differenza è sostanziale.
Breve sinossi del caso Totti a introdurre il cucuzzaro: Totti a Roma è diointerra. Totti ha quasi 40 anni. Totti ha il contratto in scadenza nel giugno 2016. Totti non vuole smettere di giocare ma anzi dice "voglio rinnovare". Ilary gli dice "cazzo fai, lascia stare". Cioè, non dice proprio così, ma fa capire a tutti che per lei è il caso che il marito appenda gli scarpini. Lui se ne fotte. Garcia diceva sempre "Ah, il capitano...". Garcia è saltato. È arrivato Spalletti. Totti e Spalletti in passato ebbero degli scazzi più o meno pubblicizzati. Dal suo ritorno a Trigoria, Spalletti e Totti si dicono "buongiorno e buonasera" e niente di più. Così almeno asserisce Totti. A Totti gira il cazzo perché tutti giocano tranne lui. Totti comincia a mostrare segni di cedimento palleggiando con raccattapalle a caso a bordo campo e dicendo cose ai giornalisti tipo "cazzo intervisti me, ormai non conto niente" ("Cazzo" l'abbiamo aggiunto noi). Poi fa uno scherzone a Pjanic per vedere se almeno il bosniaco capisce il suo disagio. Totti, per intenderci, improvvisa il gioco che tu e io facevamo alle elementari con il tocco sbarazzino da dietro e la vittima che si gira e ti dice "sei stato tu simpatico guascone?", a quel punto tu fai finta di niente come se fosse stato un altro e lo scherzo finisce, spesso con una risata a denti stretti. Pjanic toccato dal Pupone si gira di malavoglia e non ride. Pjanic non ha mai riso in vita sua e se l'ha fatto era una paresi. A scherzo fallito Totti si fa venire i cinque minuti: non sa più come far capire al mondo che si è rotto le balle. Poi c'è Roma-Real. In Roma-Real Spalletti mette in campo Totti a 4 minuti dalla fine sul 2-0 per gli spagnoli. Totti pensa: "Cosa devo fare, tripletta con incluso selfie sotto la curva?". Totti o chi per lui convoca la Scarnati, giornalista Rai molto brava. Totti dice tutte le cose che sapete e soprattutto chiede rispetto. Spalletti è allenatore toscano e si innervosisce. Esistono tre categorie di allenatori toscani (o cresciuti in Toscana) nervosi: quelli che buttano il soprabito per terra, quelli che ti dicono "frocio e finocchio", quelli che ti allontanano dal ritiro. Spalletti allontana Totti dal ritiro. Totti va a vedere Roma-Palermo dalla tribuna. Tra i due ci sono nuovi scambi di battute. La Roma stravince 5-0. A fine partita Spalletti dice la sua. Totti il giorno dopo si presenta all'allenamento e fa le foto col segno della vittoria come a dire "per me tutto ok". Spalletti non dice niente. Pallotta in tutto questo pare che abbia detto "incontrerò Totti", poi ha rilasciato un'intervista. Forse verrà a Roma. Pallotta è abbastanza confuso.
Ora, esistono tre tipologie di commentatori da caso-Totti: 1) Quelli che stanno con Totti. 2) Quelli che stanno con Spalletti. 3) Quelli che vanno un po' a vela e un po' a motore e dicono "Totti ha sbagliato ma Spalletti ha sbagliato a sua volta", oppure "Totti ha ragione ma Spalletti ha ragione pure lui", oppure "Totti travestito, Spalletti suo marito".
Ebbene, gli appartenenti alla categoria 3) sono la stragrande maggioranza, perché con la tecnica "un colpo al cerchio e uno alla botte" il culo resta sempre ben coperto. Ovviamente anche noi vogliamo entrare a far parte del club utilizzando la metafora della "festa di compleanno nel noto locale".
Sabato sera siamo andati a una festa di compleanno in un noto locale. Nel noto locale c'era varia umanità: ragazze semplici, altre meno semplici, zoccolacce che se ti avvicini ti chiedono se offri loro da bere, prezzolatissime che a differenza della categoria "zoccolacce" non ti chiedono se gli offri da bere perché fanno un conto unico a fine serata. Tra gli uomini, altre tre categorie: arrapati giovani, arrapati meno giovani, accompagnati (e comunque arrapati). Partono le danze: "Maracaibo", "Il triangolo no", "Uai Em Si Ei", cose così. Gli arrapati meno giovani tentano approcci con le signorine. Dicono: "Buonasera, ciao, come ti chiami, ci siamo già visti?". I soliti convenevoli insomma. Alcuni marpioni di una certa età hanno grande esperienza, li vedi che sanno il fatto loro. Offrono cocktail, distillati, bollicine e pregustano la zampata a fine serata. Le ragazze semplici stanno in un angolo, quelle meno semplici si lasciano corteggiare, le zoccolacce ti fanno credere di essere carne da macello e che tu sia il loro macellaio, le prezzolate attendono perché sanno che faranno il colpaccio a fine serata con qualche ricco disperato. Dopo due ore di chiacchiere e impegno massimo degli "arrapati vecchi", improvvisamente gli "arrapati giovani" si alzano dai loro divanetti, mettono in tasca cellulari di ultima generazione con i quali hanno cazzeggiato per lungo tempo senza aver mai alzato la testa, mostrano pantaloni che finiscono sopra la caviglia e raccattano zoccole e ragazze meno semplici ormai cotte a puntino (queste ultime dopo tre giri di gin-tonic hanno eseguito clamorosi upgrade al livello "zoccola"). Vedi questi giovani che, svogliati, si appartano con codeste stronzette e lasciano i vecchi a parlare tra loro. Questi ultimi a questo punto sono facile preda delle prezzolate, che si avvicinano e trattano carissime markette. E uno di loro, affranto, rivolto al barista: "Fino a qualche anno fa le ragazzine cadevano ai miei piedi. Sono molto triste". E il barista: "Senti, vado contro il mio interesse ma te lo devo dire: hai 40 anni e hai parlato due ore con troiacce di 20 che potrebbero essere figlie tue. Rischi di diventare ridicolo, stai a casa tua". Fine.
Ebbene, cosa c'entra la metafora della "festa di compleanno nel noto locale" con il caso Totti? Niente. Ma soprattutto: chi è Spalletti all'interno della metafora? Non ne abbiamo la minima idea.
Meglio virare su altre questioni. Sull'Inter, per esempio, rinata dopo il successo con la Sampdoria, ma decisamente ancora convalescente. L'apparizione di "San" Josè Mourinho in tribuna ha fatto bene alla squadra nonostante le premesse non fossero delle migliori: decidere di ospitare il mito portoghese a San Siro dopo due mesi di cattivi risultati avrebbe potuto definitivamente affossare l'immagine di Roberto Mancini che, invece, questa volta è stato bravissimo soprattutto a gestire la pressione mediatica. Dichiarazioni "morbide", nessun segnale di cedimento, parole al miele per tifosi e società, zero polemiche nonostante la giustificata contestazione della curva.
In particolare è piaciuta la scelta "di campo" del tecnico: pur non brillando i nerazzurri sono parsi più ordinati grazie a un 4-4-2 molto "Anni 80" che però ha schiarito le idee ai giocatori, sballottati a destra e sinistra per gran parte della stagione. La classica prova del nove è in programma domenica sera a Torino: l'Inter "obbligata" a inseguire il terzo posto non può permettersi una sconfitta. In quest'ottica fanno drizzare le orecchie le parole di Thohir, pronto con tre diversi piani di intervento a seconda del risultato di fine stagione. Vi evitiamo la pappardella di dichiarazioni, ma il succo è questo: con la Champions il gruppo è questo e sarà consolidato, con la sola Europa League molti giocatori "a metà" non verranno riscattati e altri venduti (vedi Brozovic), senza Europa League si venderanno i pezzi pregiati. Anche Icardi? Beh, senza Europa il rischio è più che concreto.
Per il resto c'è molto poco da aggiungere. Oggi la Juve gioca la partita più importante dell'anno e quindi è inutile fare qualsivoglia previsione o ragionamento. Sappiamo che in casa Bayern non se la passano benissimo ma che nonostante tutto sono forti e bla bla bla.
La Signora dopo mesi di gestione e gioco all'altezza parte alla pari nel pronostico, soprattutto perché i bavaresi non attraversano un gran periodo tra rogne in infermeria e questioni extra-campo (annunciare il cambio di allenatore a fine stagione non è una genialata anche se sei tedesco e pensi che il sole giri attorno a te).
In ogni caso e a prescindere dal risultato del doppio confronto i bianconeri hanno già raggiunto un risultato, quello di poter affrontare la corazzata tedesca senza dover abbassare lo sguardo. Merito - ne siamo convinti - di due persone in particolare: Allegri e Marotta. Quest'ultimo da buon amministratore si è affrettato a confermare il suo allenatore mentre impazzavano le voci inglesi (lo stesso ha fatto ieri il suo agente Branchini). Insomma, tutti al lavoro per dare una lezione di solidità ai crucchi. È vincendo partite come queste che si cementa la propria immagine in Europa, si guadagnano tanti soldi (avete presente i 300 milioni di ricavi dell'anno passato?) e si mettono le basi per convincere i fenomeni a scegliere la Serie A invece delle solite Premier League o Liga. Poi è doveroso pensare anche al peggio, tenendo presente che una sconfitta non sarebbe un dramma: contro le migliori squadre d'Europa si può anche perdere, a patto di giocarsela con coraggio. Comunque vada l'errore più grande sarebbe bocciare una stagione già importante per il solo fatto di essere in testa in campionato nonostante un avvio drammatico e di avere già opzionato i migliori giovani tra serie A e B. Ecco, al limite l'unico rimpianto sarebbe quello di aver buttato il primo posto nel girone contro il Siviglia, ma sono ragionamenti che oggi contano nulla. Oggi si gioca: è un ottavo, sembra una semifinale (cit. Gigi Buffon).
Son le 23.15. Napoli-Milan è appena terminata. Ci restano due minuti per dire quattro boiate. Abbiamo visto un bel Napoli, propositivo e praticamente sempre all'attacco. Un Napoli forse troppo nervoso nei momenti chiave della partita. Come immaginavamo non è stata la partita dello Juventus Stadium ad assegnare lo scudetto, né è stata decisiva quella di ieri al San Paolo. Sarri e i suoi avevano bisogno come il pane dei 3 punti, ma si sono dovuti arrendere di fronte a quella che al momento è una delle squadre più organizzate in assoluto.
Già, Mihajlovic e il suo Milan. Bisogna fare i complimenti al tecnico serbo e a tutti i rossoneri che un girone dopo passano dallo 0-4 di San Siro a un pareggio conquistato con i denti e comunque meritatissimo. Il Diavolo ha sofferto (non poteva andare altrimenti) ma ha messo in campo un'organizzazione difensiva da leccarsi i baffi. L'assenza di Romagnoli non si è fatta sentire, Berlusconi ha chiarito a TeleLombardia che il suo diktat ("Mihajlovic mi convince se le vince tutte") era solo un invito a dare il massimo. Questa serie di risultati probabilmente non basterà a Sinisa per ottenere la conferma sulla panca rossonera, soprattutto in assenza di un terzo posto oggi più che mai in ballottaggio tra Roma e Fiorentina. Berlusconi sogna Conte, Conte piace anche al Chelsea (confermiamo che ci sono stati già due contatti tra l'attuale ct e il club inglese), resta da capire a chi piaccia Mihajlovic... Proprio non lo sappiamo, ma comunque vada a finire ha ragione lui: difficilmente resterà a spasso.
Qui termina codesto editoriale bislacco. Se proprio non vi siete ancora rotti i santissimi vi invito a leggere siffatto pezzo nostalgico pubblicato da me medesimo su ilsensodelgol.it e ispirato dalla neonata trasmissione "Squadre da Incubo". Ciao ragazzi.

Se avete giocato (male) a calcio, ebbene questo pezzo è dedicato a voi (e a me).
I piacioni Vialli e Amoruso sono partiti con un nuovo programma. Si intitola Squadre da Incubo. Lo danno su Tv8.
Sinossi del programma: Vialli e Amoruso sono due ex calciatori di un certo livello, uno fa il gagà a Londra e dice cose in tv tipo "Per me il Napoli è forte ma lo scudetto se lo deve sudare molto perché la Juve è una squadra anch'essa forte", l'altro non so.
I due entrano negli spogliatoi delle squadre più scalcinate d'Italia composte da idraulici, operai, gente che si sveglia molto presto alla mattina e il calcio lo usa come sfogatoio per non dover tornare a casa e picchiare con il cric moglie e figli in presenza di una pasta al pesto non al dente. Questa gente si fa un mazzo così e lavora anche 11 o 12 ore al giorno.
Vialli e Amoruso in presenza della squadra scalcinata sparano sentenze del genere "Dovete giocare meglio!", "scatta in fascia!", "fai il triangolo!", "Mettici più grinta!" a gente che due ore prima applicava maniglie a porte marca "Che bel Portòn" in fetenti catene di montaggio.
Una dozzina di cose che Vialli e Amoruso non possono sapere del calcio di periferia, quello di noi comuni mortali generalmente ignorati dalle veline poppute e ridotti a pescare nel cestone "basta che respiri".
1) Nel calcio di periferia prima di iniziare gli allenamenti si gioca "alla tedesca" o "a 21". Spesso si accendono risse tipo "oh zio io ti spacco la testa dimmerda che c'hai" per questioni da asilo Mariuccia tipo "l'hai toccata tu per ultimo e devi andare in porta". In palio soldi veri, a volte anche dieci/dodici euro. Molto spesso chi perde finge di non avere l'euro di iscrizione e dice "te lo do la prossima volta". La prossima volta non te lo dà.
2) Nel calcio di periferia a inizio allenamento tutti entrano in campo e tirano fortissimo "a freddo". L'allenatore, che la gran parte delle volte è anche preparatore atletico, vice allenatore, magazziniere e massaggiatore, dice: "Non tirate a freddo zioeva!", ma tu hai già tirato e ti fa malissimo la gamba. A volte stai fuori anche due/tre settimane. Appena rientri, al primo allenamento tiri fortissimo lo stesso perché il calciatore di periferia è come il pesce rosso: non ha memoria a lungo termine.
3) Nel calcio di periferia i palloni non sono belli. Non sono neanche brutti. I palloni semplicemente non sono palloni. Spesso sono ammassi di fango secco, a volte cemento, quasi sempre sono ovoidali e vengono raccolti in reti con buchi più grossi dei palloni e, quindi, inutili. A volte passa uno che gioca a rugby nel campo di fianco e ti dice "Cazzo fotti i palloni? Vuoi rissa?". Il calciatore di periferia non si tira indietro e fa rissa, ma il rugbista è più grande e lo picchia molto. Poi si rende conto che il pallone è in effetti da calcio e chiede scusa. La settimana dopo si riaccende la rissa per la solita problematica "pesce rosso".
4) Nel calcio di periferia quando fai la partitella a fine allenamento devi mettere le pettorine. Succede anche nel calcio dei ricchi, ma nel calcio di periferia solitamente le pettorine puzzano di "che fine ha fatto il nonno? Non lo sento da cinque giorni...". Subito dopo aver messo la pettorina dici: "Oh, zio, ci giochiamo la birra". Ne nascono partitelle dove chi non si è lacerato il quadricipite a inizio allenamento per aver tirato a freddo, si sputtana caviglie, menischi, tibie, a volte peroni. Molto spesso a fine partita chi perde dice "Oh, mi fa male la caviglia, c'è lo spray del ghiaccio?". Nel calcio di periferia se ti fai male non ci sono pomate, medici, garze: c'è solo lo spray del ghiaccio o l'acqua della borraccia. Il calciatore di periferia trattato col lo spray del ghiaccio o l'acqua della borraccia si sente molto meglio e dice "sto meglio", anche se non è vero.
5) Nel calcio di periferia nel periodo che va da fine settembre a fine marzo gli allenamenti si fanno immersi in nebbie colossali a orari tipo "dopo il lavoro", quindi indefiniti ma comunque molto tardi: uno arriva alle 19, uno alle 19.30, uno mai. Anche se non piove da mesi, nei campi di periferia c'è sempre almeno una pozzanghera. Le mogli dei giocatori di calcio di periferia hanno amanti abbienti che giocano a sport che si fanno alla luce del sole tipo golf o cricket, e quindi alla sera ti trombano la moglie mentre tu metti lo spray del ghiaccio.
6) Nel calcio di periferia gli allenamenti consistono in: 1) Torneo di "tedesca", 2) Tiri a freddo 3) Due giri del campo di corsa blanda già ribattezzati "riscaldamento" con movimenti delle braccia a mulinello "per scaldare la parte alta" ma che in realtà non servono a niente. 3) Partitella. 4) Specie di stretching.
7) Nel calcio di periferia lo stretching non è un tipo di ginnastica, ma un'auto presa per il culo. I corpi dei calciatori di periferia assumono posizioni antropomorfe tipo "gambe incrociate e mani che provano a toccare le caviglie" ma si fermano alle cosce, massimo alle ginocchia. Lo stretching molto spesso è utilizzato come scusa per chiacchierare tra compagni di squadra e tirarsela molto. "Minchia l'altra sera mi son fatto una figa, però, zio, non lo dire in giro perché se lo scopre la Marisa sono cazzi". Nel frattempo la Marisa saluta quello del golf o del cricket e tira fuori dal freezer i Sofficini "mozza & pomodoro" per il marito.
8) Nel calcio di periferia a fine allenamento l'allenatore sceglie sempre l'atleta che si è allenato peggio per raccogliere i palloni marci nella rete bucata. L'incaricato essendo spesso il più cretino del gruppo improvvisa gag idiote tipo tirare fortissimo per prenderti sulla testa e farti male. Il pallone quasi sempre finisce nel parcheggio e colpisce la Lancia Thema o il Pandino di un compagno che si incazza molto. Spesso la cosa finisce in rissa.
9) Negli spogliatoi del calcio di periferia la doccia non è mai a posto. Mai. O è gelida perché la caldaia è rotta. O è rovente perché il custode stanco delle lamentele l'ha messa al livello "inferno di Dante". In entrambi i casi tutto è incrostato causa calcare e il getto esce a 400 atmosfere diretto verso il muro. Probabilità di tornare a casa con una rara malattia della pelle in una scala da 0 a Super Slot (quello dei Goonies): Super Slot.
10) Negli spogliatoi del calcio di periferia a fine primo tempo non si beve il tè caldo, si beve dell'acqua rovente in cui vengono gettate cucchiaiate di polvere misteriosa con dentro "estratto di tè 0,99% + aromi". Guariniello, entra negli spogliatoi del calcio di periferia se hai i coglioni.
11) Nel calcio di periferia i discorsi dei mister a fine primo tempo sono i seguenti: 1) Stai vincendo: "Bene, bravi, però oh come se fosse zero azero mi raccomando, bravi, bene, oh vedi che quello che ci siamo detti in allenamento è servito? Bene, bravi, dai raga!". 2) Se stai perdendo il mister la prende sempre come una questione personale: "Adesso tutti seduti e zitti! Capito!? Cazzo figa! Troia! Eva cazzo figa! Curalo no?! Cazzo, troia! Figa, se devo venire a farmi prendere per il culo me lo dite! Figa! Cioè, ditemelo! Se non avete voglia sto a casa che ho di meglio da fare! Figa troia! Curalo no cazzo? Tira no? Figa". Quindi cala il silenzio. Il silenzio di solito dura venti secondi. Si sente solo il rumore dei tacchetti. Poi quello più coraggioso tra tutti si lascia andare a un "Dai raga oh..." detto a mezza voce.
12) Nel calcio di periferia se hai vinto e a fine partita in uno slancio di euforia lanci la maglietta alla tua fidanzata che è venuta a vederti, dopo le devi chiedere di ridartela perché il magazziniere in tempo zero ti ha bestemmiato contro "Ma sei scemo? Queste abbiamo...".
Ps1 Come in Hotel da Incubo, Cucine da Incubo, Giardini da Incubo, Cazzivari da Incubo potete star certi che dopo l'intervento di Vialli e Amoruso le squadre che non vincevano da sette campionati torneranno misteriosamente a vincere e tutti diranno "Grazie Vialli e Amoruso".
Ps2 E' assai probabile che una volta andati via Vialli e Amoruso i rivali delle Squadre da Incubo, pur sconfitti, canzoneranno i loro avversari con frasi tipo "Che bella squadra siete. C'è anche da uomo?".
Ci sono ottime possibilità che la cosa finisca in rissa.

(Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol).


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