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La Giovane Italia
Editoriale

Il Mondo capovolto: la Juve clamorosamente tra le grandi favorite Champions. Ajax, talenti e delusioni cocenti. Messi o Cristiano Ronaldo? Lo scontro possibile e il derby di oggi. Tutto di un altro pianeta

Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato conduttore di Radio Sportiva ed è ora voce di RMC Sport.
17.03.2019 08:30 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 48714 volte

Adesso che il cerchio si stringe, su Tuttomercatoweb.com abbiamo aperto il sondaggio che di per se ha poco d'originale, tanto di banale ma che ha il gran dubbio della risposta finale. "Chi è la favorita per la Champions 2018/2019?". Otto opzioni, di fatto i lettori ne stanno votando, adesso che scrivo, in pratica solo tre. Vox populi: la Juventus è la favorita, ma credo più per amor di patria che per 7 sulle spalle di Cristiano Ronaldo. E' certamente in quel lotto, ma il succo della questione è che è in testa su altre due. Le altre guardano da un orizzonte fatto di poche speranze, a detta di chi legge: Barcellona e Manchester City inseguono e il tabellone tennistico uscito dall'urna di Nyon dice che lo scontro potrebbe pure essere finale. Per le altre non ci sarebbe speranza, bricioli di voti e di preferenze per il Liverpool, soprattutto. Poi c'è chi vota, c'è da immaginarlo, più contro che per, e allora ecco perché l'Ajax ha oltre il 3% delle preferenze. Poca fiducia semmai in Solskjaer e in Pogba, fanalino di coda giusto davanti a Porto e Tottenham, neppure considerate o quasi dai votanti.

La Juventus è tra le favorite, senza dubbio, e a Nyon è stata fortunata. Poi il calcio è imprevedibile, ben inteso, l'Ajax una squadra giovane e che vola su ali ben spiegate di un entusiasmo ritrovato. Però urge ricordare che ha chiuso le ultime quattro Eredivisie al secondo posto, che nella scorsa Champions League è uscito anche prima della fase a gironi e che in quell'Europa League è volato fuori ai play-off. L'ultimo titolo è il campionato nel 2014, e di quella squadra è rimasto poco e niente. Solo Daley Blind, figliol prodigo rientrato all'ovile. Matthijs de Ligt è un meraviglioso progetto di potenziale miglior centrale che imposta al mondo. Frenkie de Jong l'archetipo del giocatore del futuro, bravo in tutte le fasi, da porta a porta. David Neres un esterno brasiliano più arrosto che fumo, e via discorrendo su tutti gli altri talenti. Però resta anche da capire e da analizzare perché l'Ajax è ai quarti: ha steso, con un gesto pur pirotecnico, un Real Madrid finito, sanguinante. Ha messo in mostra l'argenteria, ma veniva da una sconfitta e pure in campionato non è in prima posizione.

La storia, che nel calcio mai viene rispettata ma cancellata e riarticolata, sembra scritta. Cristiano Ronaldo contro Lionel Messi. Poi il Napoli contro Maurizio Sarri e Gonzalo Higuain, in una storia meno globale e più di provincia ma che ha comunque e altrettanto i suoi contorni romantici. Certo, CR7 contro D10S è ben altra cosa. L'eterna disputa sull'uovo e la gallina che li ha lungamente coinvolti potrebbe esser giunta a un nuovo capitolo. Nostalgia canaglia, rivederli in finale sarebbe bello per il calcio italiano e pure per quello mondiale. Chi è migliore dell'altro? Nessuna partita, nessuna competizione, nessun evento, potrà mai raccontarlo. Il punto è che Lionel Messi è benedizione, Cristiano Ronaldo sudore. L'argentino è quel che ogni ragazzo col pallone ai piedi sogna di essere. Ognuno, nella vita, sogna di essere, piuttosto che di diventare, e a lunghi tratti crede pure. Speciale, talento, genio. Il dieci all'ennesima potenza. E' quel che agli occhi appare normale e al cuore soprannaturale. Il portoghese è ambizione, sacrificio, dedizione. E' quel che dovremmo essere: è la voglia di farcela, di diventare. Piacere e dovere, insieme, per un solo obiettivo. "Cristiano non è un talento naturale, è il risultato di un duro allenamento. Leo è unico, non credo che nascerà un giocatore in grado di fare ciò che fa lui", ha detto Zlatan Ibrahimovic. Il duro lavoro paga, Ronaldo è un insegnamento. Messi è un'opera d'arte. Tra scienza e religione non è sempre necessario scegliere, piuttosto sarebbe utile godere.

Oggi, intanto, il derby di Milano. E sembra scendere di livello e pianeta nel discorrerne. Da Cristiano Ronaldo e Lionel Messi all'Inter coi Primavera in Europa League, col capitano senza fascia, con Radja Nainggolan che si preoccupa di attaccare Monchi e con Luciano Spalletti confermato a parole dalla dirigenza che però, intanto, si guarda intorno per il futuro. Del Milan di oggi, dopo i recenti disastri, non c'è che pensar bene e con ottimismo. Scorre però un recente studio sui social sulle squadre che dall'inizio degli anni '90 hanno speso di più: le milanesi volavano, alte, in testa al Mondo intero. Poi i petroldollari, gli sceicchi, il crollo dei padri padroni nell'economia calcistica moderna. Scende una goccia di nostalgia, allora, negli occhi di chi quei tempi li ha vissuti e che ora, pur con spirito ritrovato, vede un posto al Champions come un piccolo nuovo inizio ma pure come unico traguardo. Tant'è. Il derby è nelle prime pagine, lo è oggi e lo sarà pure domani. E poi via, verso due settimane di sosta, dove sarà il calciomercato a farla da padrone. Con Icardi che si fotografa con la fascia, sì, ma che ha già capito che il futuro lontano da Milano, e magari a Torino nello scambio con Paulo Dybala, potrebbe essere presto realtà.


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