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Editoriale

Il nostro campionato è durato 30 giornate, per questo servono i campioni. La Cina troppo vicina: il Milan a chiedere 10 milioni al suo proprietario, l'Inter che aspetta la Champions. Per la Nazionale sarebbe meglio un allenatore straniero

01.04.2018 10:46 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 53221 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Il Napoli che pareggia contro il Sassuolo è l'esatta dimensione del nostro calcio. Non tanto perché gli azzurri valgano i neroverdi, non è chiaramente per quello. Bensì perché i campioni ti fanno vincere le partite complicate. Milik, che campione non è, ha rischiato di ribaltarla come un calzino. È però un centravanti, di quelli che fanno gol e che ti spostano le partite. Insomma, se Ibrahimovic ha vinto una decina di scudetti di fila c'è un motivo. La Juventus invece è sempre la più forte, ha la rosa più lunga di tutti. Sinceramente credere di poter vincere uno Scudetto con due acquisti, Ounas e Mario Rui, di cui zero titolari (il portoghese solo per l'infortunio di Ghoulam) quando sei arrivato a troppi punti dalla Juve dell'anno scorso - che intanto prende Bernardeschi, Douglas Costa, etcetera - è un esercizio complesso. E soprattutto è presunzione.

Lontano dalle posizioni più nobili, seppur non troppo, Milan e Inter hanno vissuto una settimana particolare. Partendo dai rossoneri, che scrivono (farebbe ridere se non ci fosse da piangere) al proprietario di mandare loro 10 milioni di euro per assicurare la continuità aziendale, come avrebbero fatto quelli della mia generazione dalle vacanze estive, spesso in colonia, per sopravvivere e comprare le caramelle al barettino interno, oppure per giocare ai videogiochi. Il bonifico arriva tra oggi e domani, la risposta serafica di non si sa bene chi, visto che Li Yonghong l'inglese non lo parla (figuriamoci l'italiano, vengono dubbi pure sul cinese) e per ora l'accredito tarda ad arrivare. Questione di valute, avrebbe detto uno storico presidente del Parma con sede in Slovenia. I tifosi milanisti possono dormire sonni tranquilli? Probabilmente sì, il fondo di investimento Elliott ha tutti gli interessi di mantenere alto il valore di una squadra che non ha uno stadio di proprietà, non gioca la Champions League (per ora) ma ha pur sempre un appeal internazionale, oltre a San Siro che garantisce un buon introito annuale. Insomma, vedere un nuovo caso Parma sembra davvero improbabile, più che altro per interessi e agenti in gioco.

Dall'altra parte del Naviglio l'interista si agita, perché sperava che Suning fosse come lo sceicco del Manchester City, capace di inserire capitali a perdere senza colpo ferire, senza ricordare che la Cina è pur sempre una repubblica popolare comunista, dove nessuno spende i soldi a suo piacimento, soprattutto negli ultimi tempi. Suning ha però inserito capitali in Italia, forse non troppi nell'ultimo periodo, anche a causa della mancata qualificazione in Champions League. Se Spalletti dovesse riuscire ad arrivare terzo, allora tutto cambierebbe quasi magicamente, potendo anticipare gli eventuali proventi fissi nel bilancio di quest'anno, senza cessioni significative già a giugno. Le posizioni fra Milan e Inter sono profondamente diverse, anche se non è detto che entrambe poi non vogliano disfarsi del costoso giocattolo. L'Inter però ha fatturato 320 milioni di euro senza Champions, i rossoneri pensano di attestarsi intorno ai 263 per il 2017-18, con un anno di distanza.

Capitolo Nazionale: dopo la partita di Manchester con l'Argentina c'era un'idea chiara, ora forse lo è ancora di più. Non c'è un italiano che vorrebbe la patata bollente della panchina italiana, se non Di Biagio. Motivo semplice: se perdi prima delle competizioni, sei finito. Se perdi nel girone eliminatorio della fase finale, sei bollito. Dalle eliminatorie in poi, dipende come gioca la Nazionale. Se ti piazzi in un Europeo e non lo vinci, sei appena appena sufficiente. E se stecchi i Mondiali, croce sopra. Non c'è un equilibrio e forse è anche normale, perché vorremmo qualcosa di più per la nostra Nazionale. E per una volta, perché non affidarsi a un tecnico straniero, invece che a Mancini (che non sta facendo benissimo in Russia, meglio Carrera a quel punto)? Ranieri sarebbe probabilmente perfetto, ma veniva già definito vecchio dieci anni fa da Mourinho. Comunque il perché è presto detto: politicamente non conviene a nessuno, né alla Figc né all'associazione allenatori che si potrebbe costituire parte civile in caso di incarico a uno straniero. Cosa ci vogliamo fare, questo è uno strano paese dove i tifosi (della Lazio) possono denunciare un arbitro (Giacomelli) per un rigore non dato con il Var. Detto come il rigore ci fosse, la stortura è evidente. Un nome lo farei anche, ed è quello di Vladimir Petkovic, bravissimo con la Svizzera e che conosce già il nostro campionato dall'interno. Calcio pratico, alle volte anche divertente. Poi, per carità, se c'è il colpo di scena e Conte o Ancelotti accettano di accollarsi una situazione grave, ma non seria, allora meglio così.


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