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Editoriale

Il peso della Champions e le panchine che iniziano i loro valzer con largo anticipo…

16.02.2017 00.00 di Luca Marchetti   articolo letto 20089 volte
© foto di Federico De Luca

Dobbiamo essere onesti e realisti. Il Napoli ha giocato con coraggio: ha guardato il Real negli occhi. Gli ha messo anche paura. Poi la qualità delle giocate (anche quelli “improvvisate” come il gol di Casemiro) e soprattutto la personalità e l’esperienza degli avversari ha fatto il resto. Forse De Laurentiis è stato troppo severo con i suoi giocatori e con il suo allenatore. E chissà se queste critiche a caldo possano aprire delle crepe nel rapporto fra Sarri e il suo presidente.
Con il gioco (anche se Sarri qualcosa in più avrebbe voluto vedere) il Napoli è arrivato sulle spalle del gigante, ma non è riuscito ad abbatterlo. Forse il risultato (per quanto pesante) è meno duro in vista del ritorno. Il gol in trasferta è stato segnato. Ora serve davvero la partita perfetta per ribaltare un risultato del genere contro il Real delle stelle ma anche della concretezza. Il Napoli dovrebbe cercare di non subire gol e ne deve fare almeno due. Impresa durissima, ma non impossibile. Soprattutto per chi può contare su 80mila tifosi e sulla consapevolezza che il gioco può colmare il gap. Bisogna sperare che qualcosa vada storto ai madridisti, ma non è buttato nulla. Paradossalmente, nonostante il 3-1, è una delle partite (finora) più equilibrate della Champions. Il Borussia che ha steccato contro il Benfica ha sicuramente il compito più facile. Ma non andate a dirlo a Barcellona o all’Arsenal che c’è anche il ritorno. Avrebbero già da oggi il mal di testa.
Può con il mercato il Napoli mettersi davanti al Real? Non ora, non nell’immediato. Neanche con lo stadio che vorrebbe De Laurentiis, non con le regole di autoregolamentazione che esistono (e che hanno permesso al Napoli di essere lì). Il Napoli deve pensare di poter fare un passo alla volta. E proseguire lungo una strada che gli ha permesso di raccogliere risultati sempre più importanti nel corso dell’era De Laurentiis. Più che ha queste sfide di grandissimo prestigio, da potersi giocare alla pari, dovrebbe puntare a colmare il gap in Serie A, dove la concorrenza, fra poco, potrebbe aumentare visto che Suning già ha fatto capire di essere pronta a spendere per far tornare l’Inter ipercompetitiva e visto che fra pochi giorni ci sarà il famoso closing milanista, con SES pronta a subentrare a Berlusconi.
Ma c’è un’altra variabile che potrebbe scombinare i piani delle big di serie A: le panchine. Generalmente si inizia a parlare dei movimenti degli allenatori a marzo/aprile, ma questa stagione così strana ha anticipato i tempi. Probabilmente il Napoli è l’unica grande sicura di avere lo stesso allenatore anche la prossima stagione, visto il contratto rinnovato lo scorso anno. E anche l’Inter, nonostante le sirene (più mediatiche che altro) di Simeone e Conte che insidiano Pioli è tranquilla visto che sta facendo talmente bene che non avrebbe alcun senso doverlo cambiare!
Quello che in questo momento (ma attenzione: solo a livello di ipotesi!) potrebbe decidere di cambiare vita è Allegri. La sensazione è che Allegri stia seriamente pensando (vada come vada la stagione, Champions o meno) a considerare chiuso il suo ciclo alla Juve. Non perché i bianconeri non abbiano più voglia di investire o perché si stia trovando male. Ma per una questione di tempistiche. Certo si lavorerà per rinsaldare il rapporto, anzi di rafforzarlo visto che non è in crisi. Ma i movimenti europei (Arsenal su tutti) potrebbero essere un’occasione da poter valutare con calma.
Anche Spalletti è in bilico, sempre per sua volontà. Lui non si è nascosto neanche in conferenza: detesta arrivare secondo, vuole una squadra per poter vincere. La società sta cercando di accontentarlo e di fargli capire che le cose saranno fatte proprio per vincere (vedi Kessie) ma il tormentone potrebbe durare a lungo. Così come quello di Montella. Per lui parleranno i risultati: nessuna preclusione da parte di Mirabelli e Fassone sul suo lavoro, ma come al solito sarà il campo a dire l’ultima. Finora Montella ha ridato al Milan una nuova consapevolezza a una nuova identità. Ha permesso al Milan di tornare a vincere un trofeo. Se continua così fino a fine anno non avrà problemi a rimanere.
La Fiorentina potrebbe cambiare visto che il rapporto con Paulo Sousa è ondivago. Per non parlare di chi quest’anno ha confermato le aspettative nonostante le difficoltà come Di Francesco, come Maran e come Giampaolo che potrebbero movimentare il mercato panchine. E questo limitandoci all’Italia senza andare ad intervenire su situazioni più complesse (Arsenal su tutte, come accennato) che potrebbero impreziosire ancor di più il vortice degli allenatori… Basta tenersi forte.


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