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Editoriale

Il problema non è il contatto Benatia-Vazquez, il problema è tutto il resto: Ceferin faccia subito un passo indietro. La UEFA ha due scuse, ma non bastano per giustificare questo atteggiamento: ha ragione Gattuso

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
15.04.2018 09:30 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 64503 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Andò peggio, molto peggio, un anno fa. Erano sempre i quarti di finale di Champions League, c'era sempre il Real Madrid, ma i blancos al Bernabeu non avevano di fronte la Juventus, bensì il Bayern Monaco, sconfitto 2-1 all'andata. I bavaresi, allora guidati da Carlo Ancelotti, nei 90 minuti regolamentari riuscirono a ribaltare il risultato dell'andata e a trascinare la partita ai supplementari. Poi però successe l'imponderabile: sviste su sviste e due gol in posizione di fuorigioco - di cui uno nettissimo su lancio di Sergio Ramos - convalidati a Cristiano Ronaldo, che in questo modo trascinò i suoi verso la finale e poi verso la vittoria.
E' andata peggio, molto peggio, al Manchester City e alla Roma. Dei torti subiti dai giallorossi non se ne parla più, sono comunque in semifinale e sono giustamente tutti felici e contenti, ma la verità è che il rigore negato a Dzeko dopo una manciata di minuti al Camp Nou, il contatto Umtiti-Pellegrini sanzionato solo come una punizione e il mancato rosso a Piqué sono tutti episodi che potevano decidere, dalla parte del Barça, il discorso qualificazione. Episodi che il VAR avrebbe corretto in pochi secondi. Così come in un amen sarebbe stato convalidato il gol di Sané, quello del potenziale 2-0 del Manchester City che doveva recuperare il 3-0 dell'andata e che con quella rete al 42esimo del primo tempo avrebbe vissuto tutt'altra ripresa. L'errore è clamoroso, perché l'ala del City non può mai essere in fuorigioco se a passargli il pallone è un avversario, cioè Milner. Ma l'arbitro vede male, quindi arrivederci e grazie senza possibilità di replica.
Sono tutti episodi chiari, limpidi, a differenza del contatto Vazquez-Benatia al 93esimo. L'attaccante del Real Madrid è in vantaggio sul difensore marocchino, che alle sue spalle con la mano destra lo spinge e con la gamba sinistra prova ad anticiparlo. Il contatto c'è, anche a rivederlo sanzionare quell'intervento non è un errore. Ma chi può giudicare meglio dell'arbitro in tempo reale l'intensità della spinta? Nessuno. E infatti anche in Italia questa decisione sarebbe spettata solo ed esclusivamente all'arbitro.
Però quella del Bernabeu non era una normale gara di Serie A, in ballo c'erano tante cose: il fascino di una rimonta clamorosa, il sogno di una Champions solo sfiorata negli ultimi anni, l'ultima in Europa di Buffon e quel tocco di patriottismo che può anche andare bene, a patto che non condizioni giornalisti e moviolisti nei giudizi. E allora ecco il clamore su un episodio che di clamoroso non aveva nulla. Reazione scomposte e parole fuori luogo che hanno offuscato anche la straordinaria prestazione della Juventus al Bernabeu. Quella si che andava sottolineata, anche se non è bastata perché il calcio quando vuole sa essere crudele e cinico e rovinare in un istante una bella favola. E' il bello - o il brutto, fate voi - di questo sport.
Nel turbillon di dichiarazioni post Real Madrid-Juventus c'è però da sottolineare che Andrea Agnelli ha detto una cosa giustissima: serve il VAR anche in Europa. Va dato merito al presidente della Juventus di aver cambiato idea sulla questione e di aver posto sul tavolo un tema di discussione prioritario. Alexander Ceferin, presidente dell'UEFA, lo scorso 28 febbraio si disse contrario all'inserimento della tecnologia nelle competizioni europee a partire dalla stagione 2018/19. Molto più coraggiosa è stata la FIFA, che si spera con l'esempio del Mondiale in Russia possa far definitivamente pendere l'ago della bilancia a favore del VAR. E far cambiare presto idea anche a Ceferin, se non per la prossima stagione almeno per quella successiva.
La domanda che ci poniamo tutti è quella che ieri, punzecchiato in conferenza stampa, Gennaro Gattuso ha girato ai giornalisti presenti a Milanello: "In Europa ci sono interessi incredibili, come si può pensare di fare ancora a meno della tecnologia?". Ha perfettamente ragione.
A questo quesito, la UEFA negli ultimi mesi ha più o meno ufficialmente sempre risposto così: è un problema di logistica, un problema organizzativo e di competenza. Non bisogna infatti pensare solo ai quarti o agli ottavi, ma ai mesi di giugno, luglio e a quelli autunnali quando ci sono tantissime partite in contemporanea e mettere in moto la macchina organizzativa col VAR è molto più difficile. Poi c'è la questione della competenza, perché ad oggi sono poche le federazioni che hanno già adottato il VAR nei campionati nazionali e quindi pochi gli arbitri abituati ad utilizzarlo.
Spiegazioni logiche, attenuanti comprensibili, ma che non possono e non devono fermare il vento del cambiamento. Serve un calcio più giusto ed equo. E soprattutto in competizioni così brevi ed equilibrate, ancor più che nei campionati nazionali, evitare che le decisioni errate si tramutino negli episodi decisivi è fondamentale.


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