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Il prodotto del calcio italiano, il Dio Denaro, l'Inter vittima, la Juventus che non è carnefice e la Lazio prima. Il Coronavirus e le decisioni assurde del pallone

Il prodotto del calcio italiano, il Dio Denaro, l'Inter vittima, la Juventus che non è carnefice e la Lazio prima. Il Coronavirus e le decisioni assurde del palloneTUTTOmercatoWEB.com
domenica 01 marzo 2020 07:50Editoriale
di Marco Conterio
Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore e inviato di Tuttomercatoweb.com. In passato firma per Il Messaggero e per La Nazione, speaker per RMC Sport e per Radio Sportiva

L'Italia è il paese delle Maschere al vento e del vento sulle maschere. Nell'era del gran terrore, in una settimana che segna un solco profondo tra il prima e il dopo, dell'egoismo e dell'isteria, del lutto e della paura, c'è un filo conduttore con quel che è stato. Il Dio Denaro. E' stata una delle settimane più tragiche della nostra storia recente, per quel che è stato e per quel che sarà. Perché il Coronavirus ha chiuso le porte ma spalancato quanto meno gli occhi a chi pensa che i confini esistano davvero. Perché la paura del virus è più forte del virus stesso ma lo è anche quella che il domani crolli sotto i nostri piedi. Nel paese delle maschere, dove lo spettro della recessione è forte, è paradossale che ci si scandalizzi che l'interesse economico sia stato considerato anche nel circo del pallone.

Le porte chiuse sono l'aberrazione dell'evento sportivo, misura ultima e necessaria per proteggere però il cittadino, pare, in quest'isterica fuga da un nemico invisibile. Le porte chiuse sono però anche un danno economico, evidente, tangibile. Juventus-Inter nell'eco del silenzio delle grida di Conte, Ronaldo, dei ticchettii dei tasti dei pochi giornalisti presenti, avrebbe portato alle casse bianconere un danno da 5 milioni di euro. Esportare, in un momento così delicato per la macchina aziendale italiana, un quadro senza cornice nel mondo, nel giorno del Clasico spagnolo, avrebbe avuto effetti più a lungo termine. Inevitabili. Perché meravigliarsi dunque se Agnelli e la sua Juventus hanno premuto fino all'ultimo sospiro possibile per rinviare la partita, per avere un equo ritorno a porte aperte?

Sorride solo Lotito. I problemi riguardano però ciò che ne consegue ma chi dice che la colpa sia della Juventus, mira lontano dal bersaglio. L'Inter sarà vittima ma per un carnefice che è la disorganizzazione delle stanze dei bottoni, che hanno procrastinato fino a ieri la decisione ultima. Sarà la classifica più ondivaga e provvisoria della storia, fino all'ultimo tuffo, e per adesso chi sorride è solo Claudio Lotito che con la sua Lazio è in testa e in un anno così mai dire mai.

Il problema è sempre che si decide di non decidere per poi sbagliare. Il problema è che davanti c'è Juventus-Milan di Coppa Italia che per motivi di calendario non avrà altri incastri possibili e che sarà peraltro forse giocata a porte aperte, almeno ad ora, senza tifosi di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, come se in altre regioni non ci fossero casi. Come se il virus conoscesse i confini, come se esistessero davvero. L'Inter sarà vittima perché avrà davanti un maggio folle e che la costringerà a fare inique e ingiuste scelte. Giuseppe Marotta fa bene a esprimere le sue perplessità ma chi da questo poi parla di favoritismi per una squadra o per l'altra, Juventus nello specifico, continua a sbagliare.

E' il sistema a essere sbagliato, la decisione di non decidere che è endemicamente italiana. I tifosi dell'Inter si sentono defraudati ma gridano a una nuova Calciopoli, sbagliando. E' il prodotto calcio da salvaguardare e gli equilibri in questa Lega, peraltro non pendono neanche dalla parte della Juventus che (anche con l'Inter) avrebbe voluto il ritorno di Micciché alla guida dell'istituzione giusto settimane fa. C'è l'insana voglia di strumentalizzare tutto, mentre in un'Italia sull'orlo di un tracollo economico c'è anche da capire come difendere il futuro. Dalle stanze dei bottoni filtra che l'intenzione principale è stata proprio quella di preservare il prodotto calcio italiano all'estero, e secondo questa linea le porte chiuse sarebbero state un danno ancor più ingente. Il problema sono le tempistiche. Il problema è il quando, non solo il come.

Il campionato sarà falsato e lo sarà in qualche modo per tutti, in una classifica dove il calendario, i recuperi, i promemoria, conteranno più del presente. Siamo a pezzi e il calcio, rifugio dei sogni, non ci aiuta. Il calendario internazionele, troppo denso, troppo concentrato, ha già portato alla folle stortura inglese, visto che tutto il mondo è paese, del Liverpool che rinuncia alla Carabao Cup perché ha un solo giorno utile per giocare: quello in cui è in Qatar alla vigilia del Mondiale per Club. Giocano le riserve, perdono con l'Aston Villa. Carnefici e vittime, i tifosi sono i grandi sconfitti. Poi chi avrà un calendario folle, poi chi vivrà coi promemoria, poi chi sarà additato come colpevole, poi chi penserà col sangue amaro che c'è un disegno. E non inadeguatezza.

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