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Editoriale

Il PSG e il fair play finanziario, sempre più aggirato. L'Inter imbrigliata, la Juventus parte in prima fila. Il Milan punta su altri mercati e modelli esteri, ma senza sponsor rischia di star dietro

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
10.09.2017 14:47 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 65457 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Il Paris Saint Germain, in settimana, ha presentato Kylian Mbappé. Sula carta uno degli investimenti più onerosi di sempre, secondo solo a quello per Neymar Jr. 180 milioni di euro che, però, sono ancora da investire, perché il Monaco lo ha ceduto in prestito con diritto di riscatto legato alla salvezza dei parigini. Insomma, l'anno prossimo il PSG potrà spendere 180 milioni, un po' come anni fa il Real Madrid fece per il trio Cristiano Ronaldo, Benzema e Kakà. Senza colpo ferire, perché se gli incassi sono superiori a 500 milioni - come per il PSG - tutto è molto più semplice. E poi ci sono le sponsorizzazioni, a società e giocatori, oppure i voluntary agreement per non rientrare più nel ffp. Insomma, una falla dietro l'altra che non può che essere un fallimento per chi, come Platini, voleva un calcio sostenibile. Lo è diventato nella maniera sbagliata, con un oligopolio che non verrà spezzato per molto tempo.

Milano ha due situazioni diverse, perché da una parte il Milan ha speso senza pensare molto alle conseguenze, invece l'Inter è stata bloccata dal fair play finanziario. Più che altro dalla mancata cessione di Perisic, ma la realtà è quella spiegata da Fassone: il Milan ha deciso di creare una squadra il più possibile duratura, con uno scheletro chiaro, mancando solo il grande centravanti. Potrebbe essere Cutrone? Visto il precedente di Mbappé un giovane è davvero un patrimonio inestimabile, anzi, forse troppo sopravvalutato. L'Inter non ha potuto spendere, perché in un certo momento c'è stato il semaforo rosso da parte della società: da Nainggolan al prestito con obbligo di riscatto di Cancelo fino alla conferma di Vanheusden il passo è molto più breve di quanto si possa pensare. Spalletti però, da parte sua, crede di poter fare molto meglio dei suoi predecessori: a più di una persona, sua amica, ha confessato come abbia trovato impossibile che la squadra dell'anno scorso sia arrivata in una posizione così lontana dalla sua Roma. Insomma, Inter già competitiva e... Gagliardini rischia di essere un problema, perché per ora non ha per nulla convinto. Tornando al Milan, il modello è quello delle squadre di Premier League, evitando di dover dipendere dal botteghino o da eventuali qualificazioni in Champions League. Più di Real Madrid o Barcellona, l'idea è quella di diventare come lo United: fatturato record nonostante le coppe siano diventate un'optional negli ultimi anni.

E la Juventus? Certo, qualche piccolo problema l'ha, non ha concluso una squadra di livello massimo e ha un gap ancora abbastanza grosso da Real Madrid e primissime in Europa, al di là delle due finali in due anni. Howedes può essere un buon jolly ma non è un leader difensivo, almeno non nel nostro calcio e non per ora, pur avendo vinto un Mondiale. Il Napoli è rimasto lo stesso, è molto forte, ma è mancato quel piccolo passo in più per essere a livello della Juve. La Fiorentina ha dimezzato in due anni gli stipendi (e probabilmente anche i risultati), mentre Lotito fa sempre miracoli con la Lazio: si può dire fortunato, ma è pur sempre audace.

Infine l'Italia: Ventura ha detto che ha ringiovanito di 3-4 anni la rosa. Ed è falso, solo di pochi mesi. La Spagna ha avuto gioco facile, ma forse è più una questione mentale che di condizione fisica. Il mettere le mani avanti con dieci mesi di anticipo, per aggrapparsi a un alibi già ampiamente discusso prima del 3-0 di Bernabeu non è da allenatore vincente. C'è tempo per farci ricredere, almeno fino a metà novembre. Anche se speriamo metà luglio.


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